Interpretare la Sardegna cicloturistica usando come leif motiv le saline è un modo diverso di identificarla, privilegiando a un tempo i suoi paesaggi maestosi legati a quell’acqua che fa da cornice a tutto il suo territorio e dall’altro a una storia del territorio meno conosciuta rispetto ad altre. E’ come se questa terra ancora misteriosa, sicuramente originale rispetto al resto del nostro territorio volesse svelarsi in maniera diversa rispetto a quanto ci si potrebbe aspettare. Perché la Sardegna non è solo l’isola dei graniti scolpiti dal vento o delle calette smeraldine prese d’assalto nei mesi estivi: conoscere la sua anima silenziosa, custodita nei bassifondi umidi dove l’acqua incontra la terraferma e il mare si fa cristallo, è un privilegio.
Il sale, il cosiddetto oro bianco, ha plasmato la storia economica, ecologica e antropologica di questa terra. E l’andamento compassato di una bici è il ritmo giusto per comprendere le rotte millenarie di un’estrazione antica, immergendosi in ecosistemi fragili e vibranti. Al mattino illuminato dal sole, il rumore dei copertoni che scorrono sulla breccia bianca degli argini, il frullo d’ali di un fenicottero che si alza pigro dallo specchio d’acqua e l’odore acre e pulito della brina marina che si asciuga costituiscono la colonna sonora di un itinerario che attraversa il sud e il nord dell’isola, svelando un volto insolito e magnetico della Sardegna.


Il sale e il trasporto con gli asini
E’ proprio dal sud che si parte, lambendo l’area metropolitana di Cagliari per risalire verso i confini settentrionali del Golfo dell’Asinara. Lo sguardo si perde all’orizzonte, lungo i canali di scolo e le vasche di evapostazione che quasi dettano il ritmo della pedalata ricordandoci che da quelle parti è la terra stessa, la natura che da sempre imposta un ritmo al quale bisogna solamente adeguarsi.
E’ il Parco Naturale Regionale Molentargius-Saline il cui nome è strettamente legato a quello del sale perché i molentargius erano anticamente i nomi dei trasportatori del sale con gli asini. Siamo a due passi dal mare di Cagliari. Qui, la bicicletta è il mezzo d’elezione. La storia di questi luoghi merita una riflessione: qui il sale non è stato più prodotto dal 1985 dopo che ci si era resi conto del forte rischio inquinante legato alla sua lavorazione. Nel 1999 l’area è stata formalmente istituita come Parco Regionale, area privilegiata per la sosta dei fenicotteri rosa.
Il sistema di pompaggio e circolazione dell’acqua non è stato però abbandonato completamente, risultando fondamentale per mantenere i livelli di salinità necessari per preservare l’ecosistema. Ora però si sta pensando di riammodernare i tradizionali sistemi idraulici e ripristinare gli argini di separazione fra acqua dolce e salata, in sostanza di riaprire la produzione dedicandola però a un sale di nicchia, come avviene a Cervia, unendo un prodotto di alta qualità a tutto l’indotto turistico che creerebbe.


Un viaggio in traghetto: ne vale la pena…
Intanto quel che si incontra attraverso la bici è in qualche modo spiazzante: torri piezometriche e vecchi edifici dell’archeologia industriale mineraria si stagliano contro un cielo immenso, mentre le vasche delle saline assumono tonalità cromatiche che variano dal rosa tenue al rosso mattone.
Bisogna anche fare attenzione alla direzione del vento, con maestrale e scirocco che spesso sono compagni di viaggio che si fanno sentire, chiedono di dosare le forze. La strada bianca prosegue sfiorando il Poetto, offrendo scorci unici dove la sabbia dorata della spiaggia si separa per pochi metri dall’acqua salmastra dello stagno.
Un’altra destinazione imperdibile sono le saline di Carloforte, e già il fatto di doversi imbarcare con la bicicletta dal porto di Calasetta, a Sant’Antioco per raggiungerle sull’Isola di San Pietro accresce il gusto avventuriero del viaggio. La traversata dura una ventina di minuti, il tempo necessario per respirare l’aria di un’isola di fondazione ligure, dove il dialetto, i sapori e l’architettura raccontano un’altra storia ancora.


Un antico complesso salinaro
L’isola di San Pietro in bicicletta è un saliscendi di scogliere vulcaniche e macchia mediterranea. Le saline di Carloforte, situate nella parte meridionale dell’isola, rappresentano uno dei complessi salinari più antichi e suggestivi della regione e si contraddistingue per i mulini a vento tradizionali e le vasche rettangolari che riflettono la luce del sole come lastre di uno specchio rotto. Pedalare qui richiede una bici con copertoni generosi, capaci di assorbire le sconnessioni del terreno sterrato che circonda il perimetro delle vasche.
Il sale qui cede un po’ il “palco” allo scenario, ma sarebbe più giusto dire alla bici stessa, al piacere che regala in un contesto dove non ci sono auto, non ci sono folle, solo l’intersezione geometrica tra terra, acqua e cielo. Sedersi sui muretti a secco a fine giornata, con la bicicletta appoggiata alla roccia e il riflesso infuocato del tramonto sull’acqua salata, restituisce il senso profondo del viaggiare lenti.


Le saline di Stintino, di origine aragonese
Ma la Sardegna delle saline è anche altro. Nei pressi di Stintino si trovano le saline che danno il nome a una delle spiagge più famose del Mediterraneo, la Pelosa, ma che conservano una propria identità appartata e selvatica al di là dei flussi turistici balneari. Pedalando da Porto Torres lungo la vecchia strada costiera si è avvolti dal contrasto di blu e di bianco. Le saline di Stintino, attive sin dal periodo aragonese e poi riorganizzate nell’Ottocento, sorgono in un’area in cui il vento di tramontana soffia con forza implacabile. Gli edifici storici delle saline, con i magazzini di stoccaggio del sale caratterizzati da ampi tetti spioventi e pietra viva, testimoniano la fatica di un lavoro antico.
Questa è forse la parte più divertente e giocosa del viaggio. La bicicletta permette di infilarsi in stradine poderali precluse ai veicoli a motore, scoprendo piccole scene di vita naturale: un rametto di finocchio selvatico che cresce ai bordi della strada o un falco pellegrino in caccia. La quotidianità diventa qualcosa di lontano. Il fondo stradale qui alterna asfalto ruvido a tratti di terra battuta mista a conchiglie frantumate, un terreno che richiede equilibrio e destrezza, ma anche questo fa parte del divertimento…


La stagione più adatta per godersi la Sardegna
Un viaggio cicloturistico di questa portata non si misura in watt espressi o in medie chilometriche, ma nella capacità di sintonizzarsi con i microclimi dell’isola. La Sardegna delle saline è un ambiente di confine, un mosaico ecologico dove l’acqua dolce dei piccoli corsi d’acqua incontra quella salata del mare, filtrata dai banchi di sabbia e dalle dune.
In primavera, tra aprile e giugno, la temperatura è ideale, con i campi che si accendono delle fioriture spontanee della ferula e dei papaveri. In autunno, tra settembre e ottobre, la luce si fa dorata, radente, e il mare, ancora tiepido, accoglie il ciclista per un bagno rigenerante alla fine della tappa, quando le saline si tingono di riflessi metallici sotto i primi chiarori della sera. Facendoti capire che la scelta fatta è stata quella giusta…
NEGLI ARTICOLI PRECEDENTI
Viaggio nelle saline 1/ Il Delta del Po esalta i 5 sensi
Viaggio nelle saline 2/ Cervia, escursione nella storia e nei colori
Viaggio nelle saline 3 / Le più grandi, il regalo della Puglia al mondo







