Ci sono eventi che si misurano con il numero degli iscritti. Altri che si ricordano per la durezza del percorso, per il dislivello o per il cronometro. Poi esistono esperienze come Shardana Bikeventure, dove il vero successo si misura soprattutto nelle persone che, una volta tornate a casa, continuano a sentirsi parte di una comunità (la foto di apertura e di questo articolo sono fornite da Shardana Bikeadventure).
L’edizione 2026 ha confermato quanto questo progetto, nato solo pochi anni fa, sia riuscito a conquistare il cuore di appassionati provenienti da tutto il mondo. Un risultato che va ben oltre i numeri e racconta una Sardegna capace di accogliere, sorprendere e creare legami destinati a durare nel tempo.
Shardana non è infatti una gara e non mette in palio classifiche o tempi da battere. E’ un viaggio in bikepacking nel quale ognuno costruisce la propria esperienza, scegliendo il ritmo, le soste, il modo di affrontare la distanza e anche quello di vivere il territorio. La traccia diventa così una sorta di filo conduttore, mentre tutto il resto rimane nelle mani del viaggiatore.


Il valore del Bivy Group
E’ proprio questa libertà, unita alla dimensione comunitaria, a rendere Shardana diversa da molti altri eventi dedicati al viaggio in bicicletta. Si parte insieme, ma non necessariamente si viaggia insieme. Eppure, lungo le strade della Sardegna, i punti di incontro non mancano mai.
Tra le immagini più belle lasciate dall’ultima edizione ce n’è una che racconta meglio di qualsiasi statistica lo spirito dell’evento. Decine di tende montate davanti al mare, all’ombra di una pineta, vicino a una chiesa campestre o ai piedi di un antico nuraghe. Non semplicemente un modo per trovare un posto dove dormire, ma una scelta precisa: vivere il viaggio fino in fondo, entrando in contatto diretto con l’ambiente attraversato.
E’ nato così, in modo spontaneo, quello che oggi tutti chiamano il Bivy Group. Una comunità di viaggiatori che sceglie il bivacco non per risparmiare sul costo di una struttura ricettiva, ma perché dormire all’aperto diventa parte integrante dell’avventura.
Addormentarsi ascoltando il rumore del mare. Aprire la tenda all’alba con il sole che illumina la costa. Preparare il caffè guardando le montagne ancora immerse nel silenzio. Oppure fermarsi in un piccolo centro dell’interno, scambiare due parole con chi abita lì e ripartire qualche ora dopo. Sono momenti che restituiscono il senso più autentico del viaggio. Un modo di rallentare, osservare e ritrovare un contatto diretto con la natura che nella quotidianità è sempre più difficile concedersi.
Il bivacco diventa quindi anche un punto d’incontro. Persone che magari non si conoscevano prima finiscono per condividere una cena, un tratto di strada, un consiglio sulla traccia o semplicemente una storia raccontata davanti alla tenda. Ed è proprio questo spirito ad aver unito partecipanti provenienti da Paesi, culture e lingue diverse.


Sempre più internazionale
Shardana sta crescendo anche sotto il profilo internazionale. L’edizione 2026 ha visto la partecipazione di ciclisti provenienti da 11 nazioni, con una forte presenza straniera. Un dato significativo per un progetto ancora giovane e che diventa ancora più interessante guardando già alla prossima edizione.
Dopo appena un mese dall’apertura delle iscrizioni per il 2027 sono infatti già rappresentate più nazioni rispetto all’intera edizione precedente e gli iscritti stranieri sfiorano il 70 per cento del totale.
Numeri che raccontano una tendenza precisa: Shardana sta diventando uno degli appuntamenti di bikepacking più internazionali del Mediterraneo. Ma soprattutto sta costruendo una comunità che non si esaurisce al momento della partenza o dell’arrivo. Sul sito ufficiale di Shardana Bikeventure il concetto viene sintetizzato attraverso tre elementi: un appuntamento annuale, percorsi disponibili tutto l’anno e una comunità internazionale in continua crescita.


Due vie per scoprire la Sardegna
Il 25 aprile 2027 prenderà il via una nuova edizione ricca di novità. La principale riguarda la possibilità di scegliere il proprio viaggio, con due grandi direttrici capaci di raccontare due volti differenti dell’isola.
Da una parte La Via dei Giganti, lungo la costa occidentale della Sardegna, tra miniere, falesie, dune, mare e alcuni dei paesaggi più selvaggi e spettacolari dell’isola. Dall’altra La Via dei Centenari, che attraversa la Blue Zone e la costa orientale, dove montagne, piccoli borghi, tradizioni e mare cristallino raccontano una Sardegna diversa, ma altrettanto affascinante.
Le due rotte torneranno poi a unirsi lungo una dorsale centrale condivisa. E’ un dettaglio tutt’altro che secondario: significa che chi avrà scelto percorsi differenti potrà ritrovarsi, incrociarsi nuovamente e proseguire insieme verso la conclusione del viaggio.
L’idea è quella di rendere l’esperienza ancora più personale senza perdere quello spirito di comunità che rappresenta l’anima di Shardana. La nuova impostazione si inserisce in una filosofia che l’organizzazione ha sviluppato negli anni. Le rotte permanenti sono infatti pensate per poter essere percorse anche al di fuori dell’appuntamento annuale, lasciando al ciclista la possibilità di scegliere quando partire e quanto tempo dedicare all’isola.
E le possibilità sono diverse: dalle esperienze più brevi fino al grande anello da oltre 1.100 chilometri, passando per itinerari intermedi pensati per chi vuole avvicinarsi al bikepacking di lunga distanza senza affrontare necessariamente l’intera Sardegna.


Quanto lavoro
Dietro ogni chilometro c’è un anno di lavoro Quello che arriva al ciclista sotto forma di traccia GPS è in realtà il risultato di mesi di lavoro. Ogni percorso nasce da esplorazioni, sopralluoghi, verifiche e continui aggiustamenti. Il lavoro di scouting per il 2027 è già iniziato e proseguirà per tutto l’inverno. Centinaia di chilometri verranno percorsi, controllati e testati per individuare le strade più belle, i collegamenti più sicuri e quei piccoli dettagli che nessuna mappa digitale è in grado di raccontare.
E’ una parte fondamentale del progetto, perché Shardana non nasce davanti a uno schermo. Nasce pedalando. Shardana non propone semplicemente una traccia GPS. Propone un viaggio costruito attraverso la conoscenza diretta del territorio, maturata pedalando per migliaia di chilometri lungo tutta la Sardegna. E’ anche per questo che la bicicletta assume un ruolo particolare. Non è il fine ultimo dell’esperienza, ma lo strumento che permette di entrare in luoghi che altrimenti si attraverserebbero troppo velocemente. Un ponte tra il viaggiatore e il territorio, tra la costa e l’interno, tra i grandi paesaggi e le piccole comunità.


Non solo Shardana
Mentre cresce l’attesa per Shardana Bikeventure 2027 (ricordiamo partenza il 25 aprile da Olbia e iscrizioni da 140 euro per gli uomini e 130 per le donne), La Nuragica è già pronta ad offrire una nuova avventura.
Il prossimo 23 settembre partirà infatti Transichnusa, il viaggio gravel guidato che attraversa la Sardegna in sette giorni. Il percorso conduce i partecipanti da Olbia attraverso Gallura, Barbagia, Sinis, Marmilla, Giara e Costa Verde, fino alle zone minerarie e a Villacidro, con un racconto dell’isola che alterna sterrati, montagne, mare, storia e tradizioni. Anche questa non una gara, ma una vera vacanza in bicicletta, pensata per chi desidera scoprire l’isola con maggiore calma e condividere ogni giornata con un piccolo gruppo di viaggiatori uniti dalla stessa passione.
E’ un altro modo di interpretare la bicicletta e, soprattutto, di interpretare la Sardegna. Dopo una giornata in sella arrivano il cibo, i racconti, i paesi, i tramonti e gli incontri. La fatica rimane, ma cambia significato perché diventa parte di un’esperienza collettiva.
In fondo è proprio questo il filo conduttore dei progetti firmati La Nuragica: usare la bicicletta non come obiettivo, ma come il modo più autentico per conoscere una terra, le sue persone e le sue storie. E’ questa, forse, la vera forza di Shardana. Il viaggio finisce quando si torna a casa, ma l’esperienza continua molto più a lungo.







