Quando si parla di ciclovie, greenway e cammini si pensa quasi sempre a enti pubblici, amministrazioni locali, associazioni o fondazioni. Più raramente si guarda al ruolo che può avere il mondo finanziario. Eppure qualcosa sta cambiando. Due esempi recenti, molto diversi tra loro ma accomunati dalla stessa visione, arrivano dai Balcani occidentali e dalla Sardegna. Da una parte c’è la World Bank, la Banca Mondiale, che ha finanziato uno studio di fattibilità per trasformare un’ex ferrovia in una grande greenway tra Belgrado e l’Adriatico chiamata “Giro di Ciro”. Dall’altra il Banco di Sardegna, che ha scelto di sostenere la crescita economica legata al Cammino Minerario di Santa Barbara attraverso strumenti finanziari dedicati alle imprese.


Il Giro di Ciro
Nei Balcani, il Giro di Ciro è un itinerario di circa 800 chilometri che segue il tracciato dell’antica ferrovia austro-ungarica a scartamento ridotto che collegava Belgrado all’Adriatico attraversando Serbia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro e Croazia fino a Dubrovnik. Il nome deriva da “Ciro”, il soprannome affettuoso con cui gli abitanti della regione indicavano le storiche locomotive che percorrevano questa linea ferroviaria. Oggi quel tracciato potrebbe diventare una delle più lunghe greenway europee.
A raccontare il progetto è il professor Giulio Senes, presidente dell’European Greenways Association, che ha partecipato come supervisore tecnico-scientifico allo studio commissionato dalla World Bank e realizzato dalla società TRT Trasporti e Territorio di Milano, vincitrice del bando.


Il compito della Banca Mondiale
La particolarità non sta soltanto nell’itinerario, ma soprattutto nel soggetto che lo finanzia. «La World Bank – spiega il professore – nata nel secondo dopoguerra all’interno del sistema delle Nazioni Unite, ha infatti il compito di sostenere lo sviluppo dei Paesi economicamente più fragili attraverso investimenti infrastrutturali». Tradizionalmente si tratta di strade, autostrade, aeroporti, ferrovie o grandi opere pubbliche. In questo caso, invece, l’istituto internazionale ha deciso di puntare su una greenway.
«La cosa molto interessante è che la banca ha deciso che per quel Paese, per i Balcani, un’infrastruttura di tipo ciclistico e ciclo-pedonale è strategica per lo sviluppo locale di quei territori», spiega Senes.
La decisione non è stata presa per motivi ambientali o ricreativi, ma sulla base di una valutazione economica molto concreta e puntuale. Lo studio commissionato dalla Banca Mondiale ha infatti analizzato i possibili ritorni dell’investimento.
«Lo scopo della World Bank è aiutare i Paesi in difficoltà – sottolinea il docente universitario – per questo ci ha chiesto di quantificare i tempi di ritorno degli investimenti, il numero di turisti che potrebbero arrivare, la spesa media e l’impatto sulle piccole e medie imprese locali».


Focus tra Sarajevo e Višegrad
Lo studio ha esaminato l’intero tracciato di 800 chilometri, individuando i segmenti già percorribili e quelli che necessitano di recupero o di varianti. Un’attenzione particolare è stata dedicata alla Bosnia-Erzegovina, dove si sviluppano circa 460 chilometri dell’itinerario.Accanto agli aspetti tecnici è stato affrontato anche un tema fondamentale: la governance. Una greenway internazionale che attraversa quattro Stati e numerose amministrazioni locali richiede infatti una struttura di gestione stabile e coordinata.
Tra le proposte elaborate emerge un tratto prioritario di circa 150 chilometri tra Sarajevo e Višegrad. «Lo abbiamo individuato perché gran parte del percorso esiste già e perché attraversa tutte le principali entità amministrative della Bosnia-Erzegovina. Per la World Bank era importante che il progetto avesse anche un valore di integrazione territoriale».
Il Giro di Ciro rappresenta quindi qualcosa di più di una semplice ciclovia. E’ un’infrastruttura pensata per generare economia in territori che, dopo le guerre degli anni Novanta, stanno ancora cercando nuove forme di sviluppo. La stessa World Bank ha lasciato intendere che, una volta completata la fase di studio, potrebbe sostenere anche la realizzazione concreta degli interventi. «La Banca Mondiale ha detto chiaramente agli stakeholder locali: noi siamo pronti a mettere i soldi per realizzare l’infrastruttura. Adesso tocca alla politica decidere se cogliere questa opportunità», conclude il professor Senes.


Sardegna, accordo tra banca e Cammino
Se la World Bank finanzia studi e infrastrutture, il Banco di Sardegna (parte del Gruppo BPER) è invece la classica banca commerciale che opera sul territorio. Giocoforza, essa ha scelto una strada diversa ma complementare. L’istituto ha infatti sottoscritto un accordo quadro con la Fondazione Cammino Minerario di Santa Barbara per sostenere la nascita e la crescita delle attività economiche lungo il percorso.
Il Cammino Minerario di Santa Barbara è un itinerario di circa 500 chilometri che attraversa il Sulcis Iglesiente, il Guspinese e l’Arburese, ripercorrendo la storia mineraria della Sardegna sud-occidentale. Nel biennio 2024-2025 ha generato circa 40.000 pernottamenti, con una crescita del 30 per cento in appena un anno.
L’accordo prevede strumenti finanziari dedicati, con particolare attenzione al microcredito imprenditoriale rivolto a giovani, donne e piccoli operatori interessati a investire nei settori dell’accoglienza, della ristorazione, dell’artigianato locale, dei servizi turistici e della mobilità sostenibile.


Incentivare l’imprenditorialità
«Il Banco di Sardegna rafforza con questo accordo il proprio ruolo di banca del territorio, impegnata a sostenere progetti capaci di generare valore economico e coesione sociale», ha spiegato il direttore generale Mauro Maschio (nella foto di apertura è a destra mentre stringe la mano a Mauro Usai, presidente della Fondazione Cammino Minerario di Santa Barbara).
L’obiettivo non è soltanto concedere prestiti, ma accompagnare gli operatori nella costruzione dei progetti imprenditoriali, aiutandoli ad accedere a bandi, contributi e strumenti di finanza agevolata. «Crediamo nel Cammino Minerario di Santa Barbara come leva concreta di sviluppo sostenibile – ha concluso Maschio – capace di attivare imprenditorialità diffusa e nuove opportunità occupazionali. Il nostro contributo non si limita alle politiche del credito, ma si traduce in un accompagnamento strutturato alle imprese e alle comunità locali».
L’accordo avrà una durata di 36 mesi e prevede anche iniziative di comunicazione condivisa, eventi territoriali e attività di promozione rivolte ai dipendenti del Gruppo BPER, con l’obiettivo di rafforzare la conoscenza e il valore del Cammino Minerario di Santa Barbara come una delle principali esperienze di turismo lento e rigenerazione territoriale dell’Isola.







