Giorgia Bandini, Muro di SormanoGiorgia Bandini, Muro di Sormano

| 17 Gennaio 2026

Sole invernale, solitudine e felicità. Ecco il Muro di Sormano di Giorgia

L’anno nuovo parte sempre con tanti buoni propositi ciclistici, quasi per far pace con la propria coscienza dopo gli infiniti e corposi pasti natalizi. Ritrovare la giusta condizione psicofisica, magari uscendo in bici già nella prima giornata dell’anno per rispettarne o avviarne la sacralità. Si sa poi che non è sempre semplice mettere subito in pratica queste nobili intenzioni. Non però per la appassionata pedalatrice Giorgia Bandini: per lei tra il dire e il fare c’è di mezzo il… muro: il Muro di Sormano, per essere precisi.

Ormai tutti sanno bene che questa rampa è diventata un simbolo de Il Lombardia e che i suoi numeri fanno dare i… numeri a chi la percorre anche in piena stagione agonistica. La nostra protagonista invece ha voluto scalare il Muro di Sormano, come tante altre salite fatte, col suo modo anacronistico, lontana dal caos e in un periodo, quello invernale, nel quale solitamente si predilige un dislivello molto molto più contenuto.

La ciclabile più dura del mondo

Se quella del Col de la Loze è una delle piste ciclabili più alte d’Europa con lo scollinamento a 2.304 metri di altitudine e diventata teatro di arrivi di tappa al Tour de France da quando è stata asfaltata nel 2020, quella del Muro di Sormano è considerata la più dura del mondo, fino a prova contraria.

Una lingua di bitume che si inerpica nel bosco da Ponte del Corno (appena fuori il paese di Sormano) per concludersi sulla Colma a quota 1124 metri, dove si ricongiunge con la Strada Provinciale 44 che porta in vetta in maniera più graduale. Una “scorciatoia” mozzafiato di 1,9 chilometri per coprire 304 metri di dislivello con una pendenza media del 15,8% con punte fino al 27% (dati ufficiali de Il Lombardia).

E come ogni salita che si rispetti, il Muro di Sormano ha la sua storia. Inserito nel percorso del Giro di Lombardia dal 1960 al 1962 per mano del visionario Torriani (direttore del Giro d’Italia), venne messo da parte per l’eccessiva durezza che provocava defezioni dei partecipanti. L’abbandono del tracciato portò ad un lento ed inesorabile degrado che lo rese praticabile solo a piedi fino al 2006 quando venne riqualificato trasformandosi in un suggestivo esempio di architettura paesaggistica.

Il Muro tornò nella altimetria di gara nel 2012 per poi essere affrontato nuovamente nel 2018 e nel 2020, ultima volta. Il record attuale appartiene a Thibaut Pinot stabilito nel 2018 (quando vinse il Lombardia) in 8’48” alla media oraria di 12,95 km/h.

Giorgia e la sua “pazzia”

Con queste doverose premesse, cosa ha spinto Giorgia Bandini a scalare il Muro di Sormano ad inizio gennaio? Noi siamo stati abituati a vederlo in televisione con folle di tifosi a bordo strada, invece lei quasi schioccando le dita si è goduta la sua solitudine.

«Amo provare le salite più iconiche – ci racconta – nei momenti di calma. Ad esempio il Passo dello Stelvio l’ho fatto quando c’era poco traffico e ancora le sponde alte di neve ai lati della strada, restando sempre in un regime di sicurezza nonostante le marmotte che attraversano la strada più serenamente. La mia salita del cuore però resta il Carpegna.

«Il Muro di Sormano – prosegue la 35enne di Faenza – l’avevo messo nel mirino ancora dopo il 2024. Per i miei itinerari ho guardato vari percorsi su Strava e consultato qualche mio amico della zona. Dovevo solo trovare il tempo di andare, poi ho avuto l’ispirazione e ho fatto una delle mie “mattate”. Complice il bel meteo di inizio 2026, il 3 gennaio sono partita da casa alle 4:30 in direzione Lecco e alle 9 del mattino ero in bici. Alle 20 ero già rientrata a casa».

La faentina Giorgia Bandini ha raggiunto Lecco in auto e poi si è confrontata con le grandi salite della zona con le grandi salite della zona
La faentina Giorgia Bandini ha raggiunto Lecco in auto e poi si è confrontata con le grandi salite della zona
La faentina Giorgia Bandini ha raggiunto Lecco in auto e poi si è confrontata con le grandi salite della zona
La faentina Giorgia Bandini ha raggiunto Lecco in auto e poi si è confrontata con le grandi salite della zona

Battiti e respiro

E Giorgia come ha vissuto il Muro di Sormano? Non tutti gli itinerari devono chiudersi con un anello per essere belli o completi. Se si vuole ottimizzare il tempo a disposizione, si possono aggiungere anche strade in andata e ritorno. D’altronde per un’appassionata come lei sarà sembrato di essere nel paese dei balocchi, trovandosi in mezzo a salite che hanno scritto le pagine del grande ciclismo.

«Da Lecco sono andata verso Onno – spiega Bandini – e da lì sono salita al Muro di Sormano, poi ci ho aggiunto la Madonna del Ghisallo. Quando sono rientrata a Lecco, sono andata a fare, dall’altra sponda del lago, l’ascesa che porta ai 1.000 metri di Morterone, davvero bellissima. Alla fine i chilometri erano 140 e il dislivello superiore ai 3.300 metri.

«L’emozione mi ha accompagnata – continua – durante tutta la giornata. Come rapporto più agile avevo il 34×30. Mentre facevo il Muro ero come in trance grazie al paesaggio e ad un bel sole. L’inizio ti inganna perché c’è un tratto di contropendenza che ti fa sembrare facile il punto al 15% che incontri subito.

«Lì è cominciata la sfida. Eravamo io, la mia bici, il respiro, i battiti del cuore che sentivo uno ad uno. Così come mi ricordo ogni singola altitudine indicata sull’asfalto. Gli ultimi metri sono terribili. Vedi lo scollinamento lì vicino ed invece non arriva mai. Ci ho messo venti minuti comodi per farlo, poi la sofferenza si trasforma in liberazione quando compare il bar. Aveva ragione il mio conterraneo Ercole Baldini sul Muro: è una salita bestiale. Ma non era ancora finita (dice sorridendo, ndr)».

Ricordo social

Su una rampa del genere bisogna scegliere tra la gloria per arrivare in vetta il prima possibile e la dannazione di fermarsi e ripartire (se si riesce) per immortalare la propria impresa. Perché fare foto col proprio smartphone mentre si pedala su pendenze simili è roba da equilibristi estremi. Giorgia ha reso le cose più semplici.

«Sulla Colma – puntualizza sempre col sorriso – mi aspettavano i compagni di uscita che avevano fatto i 5 chilometri di strada normale da Sormano. Non volevano spaccarsi le gambe. Prima di entrare nel bar per ristorarci, sono scesa nuovamente di qualche centinaio di metri per scattare qualche foto. Non vi racconto per ritornare in vetta come abbia fatto e cosa mi abbiano detto i miei amici. In pratica ho fatto il Muro di Sormano una volta e mezza, sono davvero contentissima, anche se mi sono chiesta una volta di più come facciano i pro’ a farla con facilità in quel mare di persone».

«Non sono mai stata una fanatica – sottolinea Giorgia Bandini – di watt e “qom” perché non mi permettono di godermi il giro in bici. Così come mi piace partecipare solo a poche granfondo, magari le più importanti. La bici per me è una medicina e su certe salite, specialmente se poco affollate, ho modo di rigenerarmi malgrado la fatica».

Prima del ciclismo

Giorgia Bandini è un’impiegata amministrativa in un’azienda metalmeccanica vicino a casa, ma sfrutta la pausa pranzo o il dopo lavoro per pedalare e correre. Già, perché lo sport le è sempre scorso nelle vene come si evince dal profilo instagram.

«La passione per il ciclismo – conclude la bionda faentina ambassador di Alé, DMT e Cipollini Bike – me l’ha trasmessa mio padre che tuttavia non ha mai voluto farmi correre in bici perché lo riteneva troppo pericoloso. Prima dei 18 anni ho praticato danza ritmica, volley e soprattutto tennis a livello agonistico per molto tempo. Quando poi sono diventata maggiorenne, mi sono presa una bici da corsa con qualche soldo che mi ero messa da parte con qualche lavoro estivo. Da lì in poi mi sono dedicata al ciclismo, arrivando a fare triathlon per una sfida personale. Ora mi alleno solo in bici e sulla corsa, al massimo 10 chilometri».

Al momento nei suoi post social vuole solo trasmettere la gioia che può dare uno sport, quando lo si fa con passione e senza stancarsi. La bici è anche questo.

«Finora non ho mai fatto post che creino polemica, ma mi piacerebbe sensibilizzare l’opinione pubblica sulla sicurezza stradale verso i ciclisti. E’ un argomento fondamentale per chi usa la bicicletta. Nel frattempo sto progettando la prossima trasferta in una salita storica. A breve vorrei fare la Cipressa perché non ho mai pedalato in Liguria. Ci sarà più caos rispetto al Muro di Sormano, ma so già che mi divertirò tanto».

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