VICENZA – Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, l’Aquila Gravel non si svolge a L’Aquila, ma a Vicenza. Il perché è presto detto. Il nome è un omaggio all’aquila (in minuscolo) che è il simbolo di Cicli Liotto, che organizza l’evento e che proprio a Vicenza ha sede dal lontano 1922.
Dipanate le questioni lessicali e geografiche è bene iniziare a dire che l’ultima edizione dell’Aquila Gravel si è svolta lo scorso fine settimana, e noi ci siamo stati. In programma c’erano due eventi diversi, distinti, a tratti anche antitetici.
Il sabato, attorno al lago di Fimon – a una decina di chilometri dalla città di Palladio – si è tenuta l’Aquila Race, una gara su circuito valida come campionato nazionale gravel dell’ACSI. La domenica invece c’era in programma l’Aquila Gravel Ride, un evento cicloturistico non competitivo con tre diversi percorsi, dai 60 ai 130 chilometri.


Sabato gara, domenica cicloturismo
Dell’evento di sabato, fedeli alla linea non competitiva di questa testata, non diremo granché. Se non che…
1) Il tracciato di 9 chilometri (da ripetere 7 volte) attorno al lago era in effetti piuttosto suggestivo, tra strade bianche, single track, prati e boschetti circondati dalle prime colline dei Colli Berici.
2) Che però durante la gara tutta quella suggestione non abbiamo avuto granché modo di apprezzarla, impegnati come eravamo a mantenere i battiti sotto i 250 (non andando comunque nemmeno lontanamente vicini a giocarci il podio di categoria).
3) Collegato al punto 2, che gli agonisti veri vanno davvero molto, molto, molto forte. Come d’altronde è normale aspettarsi da stradisti, abituati a gareggiare all’arma bianca sui circuiti cittadini, che per un giorno si dedicano al gravel.
La domenica, invece, il clima era molto diverso. Stessa partenza sotto l’arco targato Liotto, accanto ai gazebo Liotto che esponevano tutto il meglio delle biciclette Liotto, ma molte più persone, più rilassate e più sorridenti. I partenti, scopriamo alla fine, sono stati oltre 500. Dopo le fatiche del giorno prima scegliamo il percorso medio, 100 chilometri con 1.100 metri di dislivello, che è stato chiamato Ortogonale (vedremo più avanti il perché). Si parte tutti insieme e i primi chilometri sono un lunghissimo serpentone che scende verso Vicenza, per sgranarsi poi un po’ alla volta come un rosario man mano che si saliva verso il Santuario della Madonna di Monte Berico che sovrasta la città.
Da lì il tracciato dell’Aquila Gravel si è spostato verso ovest e subito dopo verso nord, inoltrandosi tra le Prealpi vicentine. Capita sempre in eventi di questo tipo, eppure il ritrovarsi a pedalare in mezzo a sconosciuti tra strade mai viste è sempre, ogni volta, un’esperienza bellissima nella sua semplicità. Così, saltando da un gruppetto e un altro, trovando quello col ritmo giusto, arriviamo al primo risorto, a metà di una rampa che risale la piccola ma pittoresca Val di Barco.




Ristori firmati Coldiretti e salite storiche
I ristori dell’Aquila Gravel meritano due righe di digressione. Sono quattro per il percorso lungo, tre nel medio e due nel corto, ma la cosa interessante è che sono organizzati da Coldiretti Vicenza e Campagna Amica Vicenza, direttamente negli agriturismi locali. Come anche, c’è da aggiungere, negli agriturismi locali siamo stati ospiti il giorno precedente. A pranzo al Marani gestito da Francesca Barbieri, che peraltro è la presidente di Terranostra Vicenza, l’associazione che riunisce gli agriturismi di Coldiretti. A cena nel ristorante Da Pierina, dove chi è appassionato di grigliate, spiedo et similia, è vivamente consigliato di prenotare al più presto.
Insomma grazie a questa intelligente collaborazione al primo ristoro – come anche nel secondo e nel terzo, quello all’arrivo – non abbiamo trovato barrette, banane o torte confezionate. Ma dei piatti con prodotti che arrivavano direttamente dalle strutture, dagli insaccati al formaggio, fino alle torte salate e dolci. Il tutto sempre in posti caldi, semplici ed accoglienti come solo gli agriturismi sanno essere.
La parte centrale della traccia è, ahinoi, quella in cui sono concentrate le salite. Soprattutto una, quella che dà il nome al percorso, l’Ortogonale. L’Ortogonale è una strada sterrata costruita durante la Prima Guerra Mondiale, parte di una più ampia linea difensiva che percorreva la dorsale spartiacque tra le Valli dell’Agno e del Leogra. E’ la salita più lunga della giornata, circa tre chilometri, in sterrato, ma come tutte le strade militari ha una pendenza regolare. E poi da lassù, una volta arrivati in cima, il panorama si apre su tutta la pianura vicentina con le montagne intorno, e si sa che il più è fatto.


Stesso arrivo, spirito diverso
Poi c’è la discesa verso Malo (Libera nos a), tra sentieri in mezzo ai boschi in cui si potrebbe essere ovunque nel mondo, altre piccole valli, strade bianche tra i campi che riportano a Vicenza. Gli ultimi chilometri verso sono completamente pianeggianti lungo la Ciclabile delle Risorgive, una boccata d’aria fresca dopo le fatiche di giornata.
L’arrivo dell’Aquila Gravel è lo stesso della gara del giorno precedente, lo stesso giro attorno al lago con lo stesso sterrato e lo stesso traguardo alla fine del rettilineo. Ma arrivarci così, dopo una giornata di pedalate al proprio ritmo tra asfalto, cemento, ghiaia e sentieri, con amici vecchi e nuovi, almeno per quel che ci riguarda ha tutto un altro sapore.







