A dispetto di quanto la nostra società si stia evolvendo, ci sono archetipi davvero duri a morire. Uno di questi riguarda la figura femminile dopo la nascita di un figlio/a. Altro che ritornare al lavoro, per una certa cultura resistente, il suo compito è stare a casa a crescere il virgulto. Figurarsi pensare di continuare a coltivare le proprie passioni, se poi queste comprendono i cicloviaggi, apriti cielo… Per questo l’esempio di Silvia Camon ha un peso specifico particolarmente importante.


Una passione da condividere
Silvia è diventata popolare e invitata a frequenti dibattiti e presentazioni (anche nalla Fiera del Cicloturismo) in quanto ha continuato la sua attività di viaggiatrice pur avendo da poco più di 10 mesi una bellissima bimba, Nina. Una scelta controcorrente, raccontata dalla stessa neomamma.
«Io sono cicloviaggiatrice da sempre – dice Silvia – ho conosciuto il mio compagno 8 anni fa e l’ho convertito ai viaggi in bici. Lui era un ciclista più da strada e io invece più offroad. Insieme siamo stati in Canada, Finlandia, Cipro, Malta, le Fiandre, Germania… Quando ho scollinato i quarant’anni, abbiamo pensato che fosse tempo di allargare la famiglia ed è arrivata Nina, nata il primo di giugno 2025.
«Ad agosto abbiamo pensato di tornare in bici con “il nuovo componente”. Abbiamo fatto un passaggio con i medici di competenza che ci hanno detto che la bambina era perfetta e quindi abbiamo scelto di iniziare a fare un viaggio. Prima un weekend, poi due notti e siamo arrivati adesso a quattro notti, nel periodo di Pasqua lungo la ciclovia dell’Adda. Adesso abbiamo il prossimo, a giugno. L’idea – chiarisce Silvia – è di non rinunciare alla nostra vita precedente, alla nostra passione, di trovare il giusto equilibrio con questo nuovo membro della famiglia».


Cambiare auto, bici, abitudini…
Per affrontare un simile viaggio ci sono però alcuni aspetti da considerare, partendo innanzitutto da come viene attrezzata la bici: «La nascita di una bimba – spiega Silvia – cambia davvero tutto anche nel senso dei trasporti. Noi abbiamo dovuto cambiare auto: prima si viaggiava verso la stazione dei treni o l’aeroporto con l’auto e le bici caricate dentro, più le sacche portabici per l’aereo. Adesso dobbiamo caricare anche il carrello-rimorchio dove sta la bimba. Quindi servono il gancio traino e soprattutto una portabici all’esterno, vanno modificate l’assicurazione e il libretto dell’auto.
«Cambia anche la bici, serve un perno passante dedicato a seconda del tipo di bici, quindi il carrello viene attaccato alla ruota posteriore. E il perno si compra a seconda della marca di carrello che scegli. Non solo: il carrello non è uguale, cambia a seconda dell’età e del peso del neonato. Dai tre ai sei mesi c’è un tipo di imbottitura interna, dopo i sei mesi, una seconda imbottitura, scollinati i 15 chili, poi si passa alla seduta standard. Quindi sono veramente vari step da considerare, bisogna guardare la sicurezza del bambino, l’ammortizzazione del carrello e scegliere strade dedicate a quel tipo di mezzo».


L’importanza della pianificazione
In questo senso Silvia ha cambiato un po’ le sue impostazioni: «Abbiamo bisogno di un percorso più stabile e quindi più asfalto, meno sobbalzi, perché le sue giunture, le sue ossa sono ancora in fase di formazione, quindi ci sono veramente molti aspetti da considerare. Questo influisce sulle nostre scelte, ma si fanno in maniera convinta e consapevole, sapendo del valore in più che abbiamo».
Una bambina chiaramente ha delle esigenze molto particolari in quella fase evolutiva e quindi come ci si regola? «Il primo passo, quello secondo me più importante è la programmazione. Il viaggio parte da casa, facendo in modo che l’imprevisto sia veramente il minimo. Io pianifico tutto sin dalla mattina, quindi per esempio finché beve solo latte, quindi entro i 6-7 mesi, basta avere delle borracce termiche di acqua che si scaldano la mattina negli hotel (perché chiaramente si parla di hotel in questo caso). Ora il latte in polvere viene venduto in comodissime tabs da sciogliere in 30 millilitri di acqua.


La pausa per le coccole…
«Nella pedalata bisogna considerare che hai un’autonomia di 2-4 ore a seconda del tipo di bambino, appena lei ha esigenza di mangiare ci si ferma e puoi creare il latte in polvere veramente all’occorrenza. Poi, come abbiamo i vestiti sottovuoto per noi – sorride Silvia – abbiamo le cose sottovuoto per lei, quindi la sacca sottovuoto dedicata a Nina che contiene pannolini, i cambi, le traversine che ti consentono di cambiarla in qualsiasi situazione, anche in un campo di grano con la parte in plastica esterna e morbida interna. Poi le salviette, ovviamente quelle biologiche, in modo da non creare rifiuto perché sai che se le butti anche per terra si sciolgono con la prima pioggia.
«Per i pannolini invece ci sono dei sacchettini sottovuoto a chiusura ermetica, tipo quelli da freezer che si portano dietro fino al primo punto dove puoi scaricare il rifiuto non compostabile. Sono aspetti tecnici di primaria importanza, ma poi bisogna considerare anche che al bambino servono delle soste di contatto fisico, quelle per le coccole, perché nel carrello stanno un’ora e mezza-due. Poi bisogna fermarsi, controllare anche la loro temperatura dietro il collo, fermandosi all’ombra perché con l’arrivo del caldo la temperatura interna del carrello può cambiare».


Crescere amando la natura
Che influenze hanno queste scelte sulla piccola creatura? «Posso dire che adesso Nina ama stare all’aperto, vuole anche cenare fuori perché è abituata a vivere all’aria aperta e non vede l’ora di farlo. Anche questo weekend era via in bici. Pedalare con lei dà una sensazione di completezza, nel senso che prima era un viaggio di coppia, bellissimo e onestamente non mi mancava niente. Lei è un’aggiunta, che implica certamente attenzioni particolari, ma è un plus che rende tutto molto, ma molto più magico».
Perché farlo? «Io spero di essere, nel mio piccolo, un esempio positivo per tante donne che hanno magari iniziato a pedalare da poco e spesso smettono presto per la maternità. Io voglio dimostrare che si può fare, di non arrendersi. E’ sicuramente più complicato, ma la vita può andare avanti continuando a viaggiare in un modo diverso per i primi anni. Voglio trasmetterle quello che di buono nel mondo può fare la bici, quello che la bici rappresenta proprio come un modo di viaggiare lento e green, pulito. L’idea di una bicicletta come un mezzo di trasporto fruibile sempre, anche con una famiglia. Quando imparerà a camminare ne avrà una sua».


La reazione di chi guarda
Un pensiero condivisibile, ma che cosa dice la gente? «Magari qualcuno ha pensato anche di chiamare i servizi sociali, ma la bimba è con me – scherza Silvia – quindi è tutto a posto, no? In realtà c’è moltissima curiosità, molta stima, a tantissimi sembra essere una cosa nuova quando per me è una cosa normale portarla, anche perché non ho nonni vicini a cui lasciarla.
«Quindi la tengo con me, condividiamo le nostre vite. Il fatto è che in Italia non è una pratica diffusa, mentre in Paesi come Austria e Germania è già un po’ più comune perché la cargo bike è già vissuta in un modo diverso. Molti ci dicono bravi e che vorrebbero farlo, ma non ci avevano mai pensato».







