Nell’estate scorsa c’era già stato modo di occuparsi della Ciclovia della Memoria, un progetto che aveva già solide basi ma che era ancora in gestazione. In questi mesi molto è cambiato e una grande eco ha avuto il successo che la stessa ha riscosso nella giornata del 25 Aprile, considerando i luoghi che tocca, punti focali della Resistenza italiana ma non solo.
Siamo in Emilia Romagna e celebrare ore cariche di ricordi, difficili ma importanti per la storia stessa del nostro Paese è diventato quasi un rituale. Farlo in bici, con il suo andamento lento, ideale per riflettere è importante, è l’obiettivo stesso per il quale la Ciclovia è stata pensata. Un itinerario che coniuga il paesaggio con il passato e che è stato valorizzato anche dall’ANPI inserendolo nella piattaforma MEMO, il progetto delle memorie che racchiude tutto ciò che è inerente alla lotta partigiana.


Lavori in corso, ma già tante bici
Che cosa è cambiato dall’estate scorsa a oggi, che cosa ha portato così tanta gente a pedalare su quel percorso? Per saperne di più siamo tornati a sentire chi di quel tracciato è stato uno dei primi fautori e continua nel suo lavoro, Paolo Negro consigliere capogruppo dell’Unione Comuni Modenesi Area Nord.
«Rispetto alla scorsa estate è stato aperto il tratto comprendente il nuovo ponte ciclopedonale sul Secchia, che è bellissimo ed ha attirato già di per se stesso un notevole afflusso di cicloturisti per vedere questa nuova bellissima realtà. Si è notato un aumento del flusso di cicloturisti che arrivano lungo il tratto della ciclovia che coincide con la Ciclovia del Sole. I passi in avanti in questo ultimo anno sono quel pezzo di sovrapposizione fra le due: la Ciclovia del Sole aveva questo tratto mancante tra Concordia, San Possidonio e Mirandola. Questo cantiere è in via di ultimazione, mancano poche settimane, a quel punto avremo un tratto continuo dal confine con la Lombardia fino ad arrivare a Mirandola».


Vengono toccati attraverso questa ciclovia dei punti molto importanti per la storia d’Italia di metà del secolo scorso, per la storia della Resistenza…
Esatto, è un po’ il leif motiv di questo percorso che però non si rifà solamente alla metà del secolo scorso. Noi vogliamo raccontare attraverso questi chilometri la storia stessa del nostro territorio, attraverso la sua rinascita dopo il devastante terremoto del 2012, quindi non in termini di afflizione, ma come simbolo della ripresa, la memoria di una ferita che c’è stata ma che la gente di qui ha voluto sanare. E’ un percorso di celebrazione, di ammirazione oltre che di ricordo.
Quant’è la lunghezza complessiva?
Considerando che parliamo sempre di un “work in progress” avrà a lavori ultimati una lunghezza complessiva di 120 chilometri da Brescello a Bondeno. Una linea che racconta tanto della storia d’Italia: le lotte agrarie, la Resistenza, il bracciantato, le cooperative, insomma lo sviluppo che è seguito poi nel dopoguerra. Ma senza dimenticare il patrimonio storico e culturale.


A questo proposito quali sono i punti di maggior richiamo?
Ad esempio il castello di Mirandola, di San Felice, di Finale Emilia, ma anche le vestigia Estensi, anche se parliamo di monumenti ancora seriamente lesionati dal terremoto come quello di Mirandola. Che, va detto, è già cantiere, quelli di San Felice e di Finale lo saranno. senza pèerò dimenticare luoghi simbolici come Montesole, Marzabotto, San Martino.
Che segnale rappresenta il fatto che così tanta gente sia venuta a pedalare proprio nella data del 25 aprile?
Il fatto che questa giornata possa essere spesa visitando luoghi significativi per quello che rappresenta il 25 aprile e sicuramente l’area interessata dalla Ciclovia della Memoria è un patrimonio in tal senso. Sempre più persone decidono di spendere il proprio tempo libero salendo sulla bicicletta, sia muscolare che in pedalata assistita. Non è soltanto venire in questi luoghi che ha significato, ma venirci in bicicletta.


Che cosa spicca, oltre al lato storico di questo percorso?
Noto come un’attrattività profonda nel fatto che la ciclovia si sviluppi per lunghi tratti lungo un paesaggio naturale molto bello che in teoria potrebbe essere percepito come una minaccia, ma anche un luogo meraviglioso che è il fiume Secchia. Ha la caratteristica di scorrere con degli altissimi argini, proprio perché quando si riempiono l’acqua che vi scorre deve essere contenuta per limitare la sua potenza distruttiva e questi argini sono delle ciclovie naturali percorrendo le quali ammiri un paesaggio naturale all’interno del fiume che è veramente meraviglioso e unico.
Quali sono ora le impellenze per allungare la gittata della ciclovia?
Adesso l’obiettivo è quello di farla pienamente riconoscere nell’ambito del PRIT, che è il piano regionale dei trasporti, che ricomprende anche il piano della ciclomobilità regionale, far identificare questo asse cicloviario basso padano come infrastruttura riconosciuta dalla Regione a pieno titolo, includendolo nella previsione programmatoria regionale, al contempo che vengano stanziate le risorse regionali, nazionali ed europee per completarla. Si può andare a realizzare una ciclovia che ha la stessa lunghezza della Treviso-Ostiglia, con la quale ci sono molti elementi di somiglianza e in prospettiva un successo non inferiore.







