Critical Mass BellunoCritical Mass Belluno

| 13 Maggio 2026

Critical Mass Belluno, se la bici dà luce agli invisibili

Di cosa siano le Critical Mass avevamo già parlato su questo magazine un annetto fa, approfondendo il caso di PadovaUn modo di usare la bicicletta per fare massa critica e reclamare spazi per la mobilità sostenibile, in città ma non solo. La bici però, come sappiamo, è un mezzo magico che ha il potere di uscire dai propri limiti e abbracciare anche altro. È quello che è successo il primo maggio scorso alla Critical Mass di Belluno, quando la pedalata collettiva è stata anche l’occasione per provare a gettare luce sui molti invisibili della città

Organizzato dalla Casa dei Beni Comuni insieme alla ciclofficina Bambara, alla Rete degli Studenti, alla Scuola Penny Wirton, a Mediterranea Belluno, al Comitato di quartiere di Baldenich e a FIAB Belluno, il ritrovo è stato un attraversamento politico e umano della città, con un percorso a tappe costruito attorno a una domanda precisa. Chi resta invisibile nello spazio urbano?

Il tema è nato dalle idee condivise tra le diverse realtà associative che abitano la Casa dei Beni Comuni, un luogo che negli anni è diventato punto d’incontro tra esperienze differenti. Dalla musica al circo sociale, dalla ciclofficina alle attività di supporto ai migranti. «Ci siamo accorti che molte delle questioni che affrontiamo avevano un filo comune, l’invisibilità» ci raccontano da Mediterranea Belluno. «Non solo quella delle persone migranti, ma anche quella di chi vive i quartieri senza essere ascoltato, di chi si muove in bici, di chi non trova spazi pubblici accessibili».

Da Oulx a Belluno

Una parte della riflessione nasce anche da un viaggio a Oulx, in alta Val Susa al confine con la Francia, dove alcuni volontari di Mediterranea avevano osservato i ragazzi in transito lungo la rotta alpina. «Tornando ci siamo chiesti quante persone passino anche per Belluno senza lasciare traccia. Persone che attraversano la città, lavorano, vivono qui per un periodo, ma restano completamente lontane agli occhi della maggioranza».

Da lì si è intrecciato anche il tema del mancato ascolto dell’amministrazione su molte questioni cittadine. Dalla sicurezza stradale, alle fruizione degli spazi pubblici come i parchi o la biblioteca. «A volte sembra che il problema si voglia risolvere eliminando gli spazi», continuano da Mediterranea Belluno. «Ma togliere luoghi di incontro non elimina il disagio, semplicemente lo rende meno visibile, e quindi lo aggrava. Per questo abbiamo deciso di affrontare questi temi in una Critical Mass, che è per definizione un evento festoso, aperto e accessibile, capace di mettere insieme persone diverse».

Il ricordo di Mukhtar

Uno dei momenti più significativi della Critical Mass è stato il passaggio davanti alla targa commemorativa dedicata a Mukhtar Dowh, un giovane sudanese morto in un incidente in bici mentre tornava a casa dopo il turno di lavoro, alle due di notte, lungo una strada non illuminata.  A pochi metri da lì, in piazzetta San Lucano, le oltre 200 biciclette si sono fermate per ascoltare la voce di chi l’ha conosciuto. «La nostra preoccupazione principale era non strumentalizzare una tragedia. Mukhtar non doveva diventare un simbolo astratto. Era una persona, con la sua storia e la sua individualità».

Per questo gli organizzatori hanno deciso di lasciare spazio e voce soprattutto a chi lo aveva conosciuto direttamente, coinvolgendo Elisa Di Benedetto della Scuola Penny Wirton, un’associazione che insegna italiano alle persone migranti frequentata dal giovane sudanese. Mukhtar viveva nel CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria) di Limana, a circa 6 chilometri da Belluno. Non potendo permettersi un’auto, e vista l’assenza di trasporto pubblico, era costretto a fare quel tragitto ogni giorno in bicicletta. Almeno fino al 12 aprile, il giorno in cui ha perso la vita.

Da quella storia è emersa una riflessione più ampia sulle condizioni di vita di molte persone migranti presenti sul territorio bellunese. Ancora Mediterranea: «Ogni settimana arrivano nuove persone. Belluno viene percepita come una città dove i tempi per i documenti possono essere più rapidi. Ma spesso chi arriva qui vive ai margini, si muove in bici perché non ha alternative, lavora in orari difficili e attraversa la città senza essere davvero visto». Dopo il ricordo di Elisa di Benedetto il corteo è proseguito a piedi lungo la salita dove è stata posta la targa dedicata a Mukhtar, sotto la quale molti hanno appoggiato un fiore. 

Il carcere, gli spazi contesi e la bici come alternativa

La tappa successiva c’è stata di fronte al carcere, pochi giorni dopo la denuncia del garante comunale dei diritti delle persone detenute sulle condizioni della struttura. Un altro esempio di come una Critical Mass riesca a collegare diverse forme di invisibilità, fermandosi davanti a luoghi che normalmente la città preferisce non guardare. Un altro modo, come questa Critical Mass, per illuminare gli invisibili della città.

Secondo gli organizzatori il tema della sicurezza non riguarda soltanto le infrastrutture ma anche l’accessibilità. «Spesso chi arriva qui deve trovare lavoro immediatamente, ma non potendosi permettere un’auto la scelta ricade quasi sempre su una bici. Però magari è la prima volta che quelle persone utilizzano una bicicletta in un contesto urbano come il nostro. Ecco perché serve fare ancora molto, serve accompagnamento, servono strumenti, serve educazione stradale».

Tra i prossimi progetti che Mediterranea Belluno, assieme ad altre associazioni come Fiab, vorrebbe mettere in piedi c’è infatti la distribuzione di luci, caschi e giubbotti catarifrangenti, ma anche incontri pubblici di formazione sulla sicurezza stradale. Un altro modo, come questa Critical Mass, per illuminare gli invisibili della città.

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