Quei minuti prima del via hanno sempre un sapore speciale. Che sia una gara professionistica, una Granfondo o anche una semplice pedalata di gruppo (ma che gruppo, erano oltre 1.600…) sono tanti i pensieri che si affollano nella mente. Lo scenario del Suzuki Bike Day è speciale proprio per questo: ti guardi intorno ma quasi non senti lo sferragliare delle bici, non ti accorgi neanche di chi ti sta intorno. Sembra quasi di sentire riecheggiare il rombo dei motori di chi su quello stesso asfalto di Misano ha fatto la storia, le vittorie di Valentino Rossi, le imprese (troppo poche per colpa del destino) di Marco Simoncelli a cui l’autodromo è intitolato, ma anche dei Bagnaia e Bezzecchi di oggi.


Un raduno che funziona sempre
Questa volta però sono le bici le vere protagoniste, per il sesto anno consecutivo. Il Suzuki Bike Day si è allontanato subito, sin dalla sua nascita, dalle troppo inflazionate scelte granfondistiche. Quello di Misano (che quest’anno ha preso il posto di Monza) è un raduno vero e proprio, si può dire una celebrazione del mezzo, delle bici qualsiasi esse siano. Con finalità benefiche, visto che sono stati raccolti fondi destinati ai programmi di terapia ricreativa per bambini affetti da gravi patologie di Dynamo Camp.
Una pedalata non certo comune, con i suoi 62 chilometri di lunghezza che alla fine ha riempito di biciclette non solo tutto il circuito, teatro di partenza e arrivo ma anche, anzi soprattutto il tracciato disegnato nell’entroterra romagnolo e marchigiano. Bici diverse, non altrettanto le maglie, perché è molto piaciuta l’idea degli organizzatori di far indossare a tutti i partecipanti la stessa divisa realizzata appositamente da Alé Cycling e ispirata al Kintsugi, l’antica arte giapponese di riparazione delle ceramiche attraverso la polvere d’oro. Qualcosa che ha avuto anche un significato profondo, quello di guardare alla bici non solo come un mezzo di divertimento e di spostamento quotidiano, ma anche di “riparazione” per qualcosa che non funziona, nel fisico come nell’animo.


Al via le stelle di Milano-Cortina
Anche quest’anno, confusi tra la grande folla di partecipanti c’erano fior di campioni. La stagione dei principali sport estivi è nel pieno e riuscire a staccare per un weekend è per la maggior parte di loro impossibile se non addirittura rischioso.
Non altrettanto per gli sport invernali, il connubio con loro risale praticamente agli inizi del Suzuki Bike Day e anche quest’anno grandi nomi del panorama del ghiaccio si sono presentati al via. Ma questa non era un’edizione comune, era la prima dopo i fasti di Milano-Cortina, l’edizione olimpica con il più grande bottino di medaglie. Basti pensare che al via c’erano ben 6 campioni olimpici.


Lollobrigida la più ricercata
I ragazzi hanno dimostrato grande disponibilità al confronto con i ciclisti, chiaramente ad attirare più l’attenzione è stata Francesca Lollobrigida, la due volte campionessa olimpica che poche ore dopo la pedalata di Misano ha annunciato la sua seconda gravidanza e considerando sia la sua passione che quella del piccolo Tommaso, è facile presumere che anche il nuovo arrivo sarà poi coinvolto nel ciclismo prima ancora che nel pattinaggio.
Non mancava Davide Ghiotto, che ha pilotato il terzetto azzurro all’oro nell’inseguimento e che per la bici ha una vera e propria passione, ma anche le stelle dello short track Pietro Sighel, Luca Spechenhauser ed Elisa Confortola trionfatori nella staffetta mista, o Michele Malfatti anche lui fondamentale per il trionfo nell’inseguimento e con loro altri campioni, altre medaglie olimpiche, altri appassionati della bici che ne hanno fatto uno strumento indispensabile per i loro allenamenti in vista della stagione invernale.


Oltre 20 mila euro in beneficenza
Senza dimenticare che anche la Federazione Italiana Triathlon ha mandato suoi rappresentanti come i campioni mondiali del Winter Triathlon Mixed Relay Axelle Vicari e Alessandro Saravalle e la Federazione Italiana Canottaggio con l’olimpionica di Tokyo 2020 Federica Cesarini e Luca Chiumento, uno dei “cavalieri delle acque” come sono chiamati i componenti del 4 di Coppia.
Ognuno ha fatto la sua parte, ognuno ha pedalato i suoi 62 chilometri sotto il sole, ognuno ha dato il suo contributo per raggiungere la bella cifra di 20,335 euro devoluti in beneficenza. Un risultato importante, il più importante per Suzuki che nel 2027 celebrerà i suoi 75 anni di attività e che nel 2021 ha voluto “espatriare” dal mondo dei motori per dare vita al progetto Bike Day proprio per lanciare un messaggio legato a tutti i benefici che la mobilità sostenibile può dare, a livello di salute psicofisica e di utilizzo a tutti i livelli.


Suzuki, un impegno lontano dai motori
Può sembrare strano farlo da chi, per sua costituzione, ha sempre lavorato nel campo dei motori, non solo per le due ruote, ma non è casuale, anzi. Suzuki ha sempre voluto dimostrare come la coesistenza fra chi guida e chi pedala sia qualcosa di possibile e anzi di necessario, considerando che in fin dei conti parliamo sempre delle stesse persone: chi guida, pedala, chi pedala, guida, cambia solo il momento della giornata, l’esigenza quotidiana. Quanti, fra quelli che erano al via a Misano, che aspettavano il momento del via e si lasciavano travolgere dai pensieri e dalle emozioni, erano anche possessori di mezzi Suzuki? Certamente tanti…







