Se Federica Brignone è stata senza discussioni la regina delle nevi di Milano-Cortina, Francesca Lollobrigida lo è stata del ghiaccio, con due medaglie d’oro e una di bronzo. Un bilancio clamoroso, anche il suo costellato di difficoltà fisiche e di dubbi nella testa sulla sua presenza o meno alla rassegna olimpica. Un mese prima dei Giochi Invernali la laziale era la pallida ombra di se stessa, a Milano è diventata una splendida fenice risorta dalle sue ceneri e imbattibile per le avversarie.
I suoi impegni, ora che la stagione agonistica è chiusa e in attesa di capire che cosa fare nel futuro (perché un quadriennio olimpico è lungo da passare…) contemplano anche la bicicletta. E’ stata protagonista lo scorso fine settimana alla 24 Ore di Feltre, come anche al Suzuki Bike Day celebrato ieri all’autodromo di Misano. Ma per la Lollobrigida, la bicicletta non è qualcosa di agonistico, per certi versi interpreta la sua pura passione anche più degli amatissimi pattini da ghiaccio.


Francesca d’altro canto è una campionessa di pattinaggio su ghiaccio e in quello sport, la bicicletta ha in sede di preparazione un ruolo essenziale: «Potrà sembrare assurdo, ma noi di preparazione facciamo più bici che specifico lavoro sul ghiaccio, perché le due ruote sono parte integrante del nostro allenamento. Quando siamo in raduno la bici è uno strumento di lavoro. Quando sono a casa a Ladispoli, diventa il mio svago, il mio modo per spostarmi lungo tutta la costa tirrenica. Ma non solo: andando nell’entroterra, quando voglio prendermi un momento per me, esco in bici, vedo il mare, sono proprio in pace con me stessa».
Quando vai ai raduni, è prevista la bici con voi?
Sempre. Sia che andiamo a Formia o a Livigno, ma in quest’ultimo caso è diverso. A Livigno andiamo due volte l’anno per fare altura e lì pedaliamo solo. E’ proprio un allenamento propedeutico, di base.


Prediligi la bici da strada o la mountain bike?
La bici da strada senza alcun dubbio. E’ lo strumento principale per l’allenamento e poi non ho l’occasione di andare in mountain bike. Ma se devo essere sincera ho sempre prediletto la bici da corsa quindi va bene così.
I vostri allenamenti cambiano in base al periodo della stagione e all’abbinamento con quello che riguarda la preparazione della vostra annata agonistica?
Questo è scontato proprio perché è una parte fondamentale dell’allenamento, quindi adattiamo i lavori in bici a quello di cui necessitiamo, che siano periodi di carico o di scarico, adattiamo anche il ritmo delle uscite, i percorsi.
Quanti chilometri fai normalmente con le vostre sedute?
Allora diciamo che su questo sono molto più tecnici i miei compagni di squadra rispetto a me – dice la Lollobrigida ridendo – io lo prendo come un allenamento e vado, non mi pongo domande, seguo gli altri. Loro sono molto più attenti sui chilometri in bicicletta. Tieni però conto che noi quando siamo in raduno, che sia a Formia, che sia a Livigno, il minimo è tra 80 e 100 chilometri. E’ ovvio che quando dobbiamo fare ripetute in salita e altri lavori specifici, il totale varia.


Chi è il più fanatico, il più portato della nazionale per il ciclismo?
Considerando che ho un ottimo rapporto con Davide Ghiotto, ti risponderei lui. Ma devo dire che è anche bello vederli che si sfidano molte volte sulla bicicletta, ma si danno anche una mano, i cambi a tirare il nostro manipolo. Io sono sempre quella che gli sta dietro, che osserva e che un po’ li sfrutta…
Parlando invece dal punto di vista del divertimento, quali sono i posti più belli che la bicicletta ti ha consentito di vedere?
Io pedalo normalmente da Ladispoli, sull’Aurelia, ma verso Civitavecchia. Per questo mi faccio tutta la costa con il mare a farmi compagnia, il vento che spira in un verso o nell’altro. Poi è bello quando salgo verso Manziana, Tolfa: Sali, ti giri e vedi il mare. A me questa è una cosa che è sempre piaciuta tantissimo.
E ti è capitato anche di fare delle vacanze in bicicletta, magari con tuo marito?
E’ una cosa che programmiamo sempre di fare, ma non c’è mai capitato perché siamo andati pochissime volte in vacanza. Poco tempo fa siamo andati a Copenhagen e lì la bicicletta è fondamentale, vanno tutti al lavoro in bici. Ma noi, avendo Tommaso e non avendo il seggiolino, non abbiamo potuto sfruttare il tour della città in bicicletta. Quando però ho vissuto in Olanda, per loro la bicicletta è proprio parte integrante della giornata, così io e mia sorella ci muovevamo principalmente sulle due ruote.


Tuo figlio lo coinvolgerai, gli insegnerai prima a pattinare o prima ad andare in bici?
Ma lui già va in bici, esce da casa, prende, gira con le sue rotelle. Quando facciamo un giro sulla ciclabile, arriva a fare 6 chilometri senza lamentarsi, a tre anni…
Adesso è passato un po’ di tempo, come si sta trasformando la gioia per tutto quello che hai vissuto a Milano Cortina?
Continuo a ricevere tanto calore, sempre complimenti. Per me è importante perché significa che sono proprio arrivata al cuore degli italiani, non è una cosa di passaggio, che hanno visto la gara perché gli è capitato.


Avrebbe avuto un sapore diverso se tutto ciò fosse successo in un’altra città, in un’altra nazione, visto che tu quattro anni fa comunque hai portato a casa risultati importantissimi a livello olimpico?
Credo che tutto sia stato perfetto, perché eravamo in Italia, perché ho affrontato un percorso per diventare mamma e poi tornare con l’obiettivo di fare un’Olimpiade in casa, gareggiare e poi vincere, credo sia stato il massimo.
Hai adesso qualche idea sul tuo futuro, se continuare, se fare altro?
Vengo da un quadriennio molto impegnativo a livello psicofisico. Anche il fatto di riuscire a gestire il fatto di essere mamma-atleta è stato stressante, sento che devo rigenerarmi e ricaricare le batterie. Poi deciderò…







