In un anno che sta regalando grandissime imprese allo sport italiano, quelle di Federica Brignone hanno un sapore particolare. Parliamoci chiaro, per tutto il 2025 neanche il più sognatore dei tifosi avrebbe pensato alla campionessa valdostana vincitrice di due medaglie d’oro olimpiche (in apertura, foto FISI). Lei, che aveva dominato la stagione, conquistando anche la Coppa del Mondo, all’ultima gara era andata a sfracellarsi frantumando una gamba in maniera assurda. Per giorni, settimane, mesi il discorso non era se avrebbe ripreso l’attività, se sarebbe stata a Milano-Cortina. Il discorso era se sarebbe riuscita a tornare a camminare, ad avere una vita normale…


E’ passato tempo, Federica Brignone è oggi richiesta da più parti come personaggio di punta dello sport italiano. Ma intanto prosegue in quel processo di rieducazione fisica e fisioterapia che ormai fa parte della sua routine quotidiana, qualsiasi siano le sue decisioni sul futuro. E in questa ripresa, la bici ha un ruolo fondamentale. Per lei come per altre campionesse dello sci italiano, Goggia ad esempio. Uno strumento irrinunciabile per affrontare infortuni come il suo, come ha confessato in più interviste. E questo non poteva non scatenare la nostra curiosità.
Quando è nato intanto il tuo rapporto con la bicicletta?
Da bambina non mi faceva impazzire, anche se presto è diventata mia compagna di giochi. Quando ho preso la bici da corsa era una cosa nuova, ma non mi divertiva granché pedalare su strada. Con gli anni ho scoperto l’enduro, la mountain bike, tante cose che mi piacciono parecchio. La MTB è la mia preferita, per fare una gita, per stare in giro tutto il giorno. Quella elettrica poi è fantastica perché ti permette di raggiungere veramente dei posti che non potresti permetterti, di fare veramente delle gite in montagna anche sul ripido, davvero belle, con una bici ammortizzata. Adoro poi quella da enduro, per fare discesa. Da buona sciatrice…


Nelle tue dichiarazioni post ritorno alle gare, avevi specificato come la bicicletta sia importante nel tuo cammino di ripresa per la gamba. Quando hai iniziato a utilizzarla come terapia?
E’ importantissima perché la bici ti permette di fare un lavoro senza carico, senza agire d’impatto sulle articolazioni e per me in questo momento è fondamentale per allenare il cuore e per fare le ripetute. Io la uso soprattutto per quello. All’inizio l’ho usata prima addirittura di iniziare a camminare. Facevo tanta cyclette e quella non è la mia più grande passione, perché mi piacciono gli sport outdoor. Oggi mi piace andare in bici da corsa, raggiungere un colle, allora però non potevo muovermi e quindi ho iniziato ad usarla per far girare le gambe, per far girare il sangue, anche se avevo problemi a piegare il ginocchio, quindi dovevo usare la sella altissima e giravo le gambe veramente piano.
Quando sei passata dalla cyclette alla bici vera e propria?
Sono salita sulla prima bici elettrica a fine luglio, a quattro mesi dall’intervento, quindi quando potevo mettere i piedi giù e camminare con le stampelle. Ho iniziato con la bici da corsa, era già fine agosto. Avevo ancora male e purtroppo anche il movimento ciclico mi dava fastidio. Il carico era quasi troppo. Adesso la sto usando appunto per le ripetute, alternata col nuoto. Ho usato un paio di volte la bici elettrica appunto per fare dei bei giri e comunque fai un bellissimo lavoro. E poi ho usato già una volta la bici da enduro, a Pila a fare discesa con gli impianti.


Adesso che lavori puoi fare con la bici e che effetti ti danno, visto che hai parlato apertamente di un dolore che ormai è tuo compagno quotidiano?
Purtroppo la situazione è quella e quindi devo farci i conti. Io la bici la uso per allenarmi, per allenare il cuore, per fare quella parte aerobica di ripetute per il mio sport che non posso più fare di corsa. Io ero abituata a correre, ma con le conseguenze dell’infortunio non potrò più farlo, perciò quei lavori li faccio sulla bici.
Quali sono i luoghi che utilizzi maggiormente per poterti allenare?
La mia terra, la Valle d’Aosta, le valli di fianco a casa – risponde Brignone, nata a Milano ma da sempre valdostana – Spesso vado su per il piccolo San Bernardo, poi con l’enduro a Pila. La Thuile, Courmayeur, comunque le valli laterali, Val Ferret, Val Veny. Queste sono le mie gite, diciamo più classiche. Posso partire da casa direttamente con la bicicletta dove o vai in salita o vai in discesa, non c’è pianura. Ovviamente preferisco la discesa perché non fai fatica. A me piace far fatica, però chiaramente in discesa non metti forza sul pedale, quindi per le mie condizioni è meglio, ma non è allenante, quindi a me piace fare la salita, fare fatica e poi fare la discesa.


Il tuo amore per la discesa è figlio della tua passione sciistica?
Sicuramente, però devo ammettere che con la bici da corsa la discesa non mi fa impazzire, non è che mi diverto molto ad andare veloce. Mi piace invece la discesa in mountain bike, con una bici ammortizzata.
Oggi la bici come la vedi? Compagna di vita, strumento di divertimento, “mezzo di tortura”…
A me è sempre piaciuta per il concetto di spostamento, cioè utilizzarla come mezzo, il fatto che noi con le nostre gambe e con due ruote possiamo veramente andare molto più veloci che a piedi e possiamo spostarci rapidamente. Ho sempre amato stare nella natura, i primi giri con la bici da corsa li ho fatti in giro per dei raduni. Andare in strada con le macchine non mi piace, infatti vado nelle strade dove non ci sono auto, cerco di fare tutti i colli o le strade un po’ secondarie. Lo faccio perché mi devo allenare, ma la bici non mi piace per quello…


Ti manca il contatto con la natura…
Esatto, quello che puoi fare con una mountain bike, quello mi piace parecchio: fare una gita, prendere la bici, portarmi dietro il cibo e fare una bella salita, anche bella tosta, arrivare, mangiare, stare in compagnia e poi godersi una bella discesa, quello mi piace parecchio della bici e lo faccio magari anche nei miei giorni di riposo.
Considerando un domani la chiusura della tua carriera, continuerai con la bici?
Sì, magari non a fare le ripetute – dice ridendo – ma le gite continueranno e mi piacerebbe fare anche il Tour du Mont Blanc in bici o proprio uscite di più giorni dove dormire in giro, oppure prendere le bike packing e fare dei viaggi: la bici come mezzo di trasporto penso che sia geniale e veramente fantastica.


Come vedi adesso, a distanza di tempo, quello che hai fatto a Milano-Cortina?
Più lo riguardo e più mi sembra incredibile, una soddisfazione grande e un orgoglio che non avrei neanche potuto sognare. E’ stato davvero pazzesco chiudere un ciclo così a un anno da quel che era successo. Mi sto allenando ma devo ancora mettere gli sci per prendere anche solo una decisione quindi non ho risposte per il futuro. Vorrei continuare ancora, ma devo fare dei passaggi per capire.
Pensi anche al messaggio che hanno trasmesso quelle tue imprese verso le tante persone che hanno subito infortuni simili?
Intanto non auguro a nessuno di avere il mio infortunio perché è veramente tosto e ti crea dei danni che mi porterò dietro per tutta la vita. Spero che tanti ragazzi possano imparare a lavorare per ritrovare la fiducia, perché alla fine la cosa più difficile nel nostro sport è ritrovare la fiducia dopo un infortunio quando ti rimane la paura, l’apprensione, sono momenti difficili per cui io spero che possano credere di potercela fare.







