| 20 Luglio 2026

La nuova vita di Andreaus, ora la bici è una delle tante passioni

La bicicletta è una fedele compagna di viaggi e di avventure per noi che ne apprezziamo il silenzio e il gusto di una dolce fatica. Ma ci sono persone che a questo mezzo legano speranze, sogni, ambizioni e tanti altri sentimenti. Quando fin da ragazzino la tua passione è la montagna e muoverti a colpi di pedale, è facile pensare che la bici possa essere la tua fedele compagna per il resto della vita. Certi amori però mutano, cambiano e si trasformano in qualcosa che prima non avresti detto o minimamente pensato. Se poi nasci a Borgo Valsugana, ai piedi di una delle salite più iconiche del Trentino, il Passo Manghen, diventa ancora più semplice immaginare il futuro in sella alla bicicletta

Marco Andreaus, che di anni ne ha 23, è nato proprio a Borgo Valsugana (in apertura è il primo a destra). La bicicletta è stata parte della sua vita per tutto questo tempo e ancora continua ad esserlo, ma nel frattempo le cose sono cambiate. Pedalare rimane un modo per divertirsi, stare in compagnia e avere uno stile di vita attivo. Trovarsi ad andare in bici dove si è nati e cresciuti, ma con uno sguardo e un approccio differente. Votato allo stare bene, a vedere da una prospettiva differenti le strade di casa e anche scoprire qualche altro modo di viaggiare, come il bikepacking.

Marco Andreaus ha corso per quattro stagioni nel team di sviluppo della Bahrain Victorious, formazione WorldTour
Marco Andreaus ha corso per quattro stagioni nel team di sviluppo della Bahrain Victorious, formazione WorldTour

Passione

Marco Andreaus ha smesso di pensare al ciclismo come un lavoro al termine della stagione 2025, dopo si è trattato di riordinare le idee e trovare una collocazione per la bicicletta, che rimane una passione. 

«Rimane una passione, ma per sei mesi non ne ho voluto sapere di pedalare – racconta Marco Andreaus – ora però sono tornato ad andare in bici. Sono appena tornato da un’uscita con Thomas Capra (suo ex compagno al Team Bahrain Victorious, ndr) e non sto nemmeno così male (dice ridendo, ndr). Da quando ho smesso mi sono comunque tenuto in movimento, tra palestra, corsa, camminate, sci alpinismo. Ero abituato a fare sport diversi perché lavoravo con un preparatore belga negli ultimi anni ed era uno che amava la multidisciplina».

La bici rimane una passione da condividere con gli amici
La bici rimane una passione da condividere con gli amici
Come si vivono i primi mesi senza il ciclismo?

Quando ho deciso di smettere ero appena tornato dalle vacanze di fine stagione, era il mese di ottobre. Avevo fatto la mia scelta e il ciclismo non era più nei miei pensieri. Non è stato semplice, tanto che ho avuto anche la nausea della bici.

Poi è tornata la voglia di pedalare…

La mia prima bici, le altre me le hanno sempre date le squadre in cui ho corso, l’ho comprata a maggio e in due mesi ci ho fatto poco più di mille chilometri. Durante l’inverno non ho minimamente pensato di pedalare, mi sono goduto la mia altra grande passione: lo scialpinismo.

La montagna continua a far parte della sua vita, come sempre, lo scialpinismo è la seconda passione che coltiva in inverno
La montagna continua a far parte della sua vita, come sempre, lo scialpinismo è la seconda passione che coltiva in inverno
Ti è mancato il ciclismo?

Mi sono mancati i ritiri invernali, quelli in Spagna al caldo quando eravamo tutti insieme ad allenarci. Poi a maggio mi è tornata la voglia di andare in bici, complice anche la bella stagione. Fisicamente mi sento bene, quasi meglio di quando correvo.

Rimane l’idea di essere un atleta anche quando si smette?

Quando sei abituato a fare sport rimane la voglia di avere uno stile di vita attivo, poi io non sono capace di restare fermo in un posto. Ho smesso di correre e sono andato a lavorare in un’azienda che fa porte, ma non è il mio rimanere chiuso in una stanza per tutto quelle ore.

Qui Marco Andreaus intervistato da una televisione locale, TV33
Qui Marco Andreaus intervistato da una televisione locale, TV33
Fai ancora la vita da atleta?

Sotto il punto di vista dell’alimentazione mangio bene, seguo la dieta di mio fratello Elia (anche lui corre nel Team Bahrain Victorious Development, ndr) anche se meno rigida. Ci tengo a stare in forma, ma questa è sempre stata una caratteristica mia, non sono uno che si è dato a tante feste. Mi sono divertito ma senza esagerare.

La bici ora come la vivi?

Come una passione, mi piace pedalare pensando solamente al divertirmi, la montagna e il territorio intorno a me rimangono gli scenari migliori dove muoversi. E’ bello anche solo prendere la bici e uscire per vedere tanti luoghi, che ormai conosco a memoria, ma con una sfumatura diversa. Qualche giorno fa sono andato a pedalare sul Passo Manghen, una salita che ho sempre fatto in allenamento. Ci sono tornato per la prima volta dopo diversi mesi.

Faticoso?

Meno del previsto, poi è venuta con me anche la mia ragazza che aveva la bici elettrica. Ora ha anche quella da strada e quando faccio dei giri tranquilli viene con me.

Domenica 12 luglio Marco Andreaus è tornato a pedalare sul Passo Manghen, la salita di casa
Domenica 12 luglio Marco Andreaus è tornato a pedalare sul Passo Manghen, la salita di casa
In salita ora si guarda il panorama con occhi diversi?

Il Passo Manghen l’ho fatto talmente tante volte che lo conosco a memoria, ma è bello condividere questa passione e farlo senza stress. Poi ad agosto andrò con un mio amico, anche lui ex ciclista, a fare quattro giorni di bikepacking sulle Dolomiti. Partiamo da casa, portiamo la tenda e facciamo un giro impegnativo ma bellissimo: faremo il Passo Giau, il lago di Braies, passiamo da Corvara e poi una parte del percorso del Sellaronda.

Hai anche altri programmi?

Ora mi voglio iscrivere all’Università, a Scienze Motorie, anche se sono passati quattro anni da quando mi sono diplomato. Il mio procuratore di quando correvo, Maurizio Fondriest, mi diceva di continuare gli studi dopo le superiori ma non l’ho ascoltato. Ora mi pento di non averlo fatto subito, intanto ci si gode la bici e la montagna.

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