Prima che la Spagna mettesse le mani in tasca e si lanciasse in offerte davvero speciali, il ciclismo dei campioni partiva dalla Toscana: dalla riviera livornese in cui l’inverno era mite e il traffico meno minaccioso. L’area di Follonica, Donoratico, San Vincenzo, Bibbona e più verso l’interno Castagneto Carducci richiamava tra gennaio e febbraio fior di campioni, con l’andirivieni delle ammiraglie e gli hotel che brulicavano di corridori, massaggiatori, meccanici, giornalisti e tifosi. Strade che hanno dato i natali a Paolo Bettini, Diego Ulissi e Silvia Parietti: il primo campione olimpico e mondiale, il secondo due volte iridato juniores e professionista dal 2010, la seconda campionessa italiana e più volte azzurra.




Gli hotel dei corridori
Fra le strutture più gettonate, che le squadre prenotavano direttamente per l’anno successivo, pochi hotel recitavano la parte dei padroni: il Marinetta a Marina di Bibbona, Il Bambolo e Zi’ Martino a Castagneto Carducci: un soffio l’uno dall’altro. E’ proprio di questi giorni la notizia della scomparsa di Giancarlo Ferretti, il carismatico direttore sportivo che per anni ha portato le sue squadre in quelle stanze e lungo quelle strade, da quando il gruppo decise di voltare le spalle alla Riviera Ligure, afflitta dalla piaga del traffico sull’Aurelia.
Oggi quelle strade sono ancora meta di poche squadre che non vogliono spingersi fino alla Spagna, il Bambolo non è più in attività, ma Zi’ Martino resta un riferimento per chi viaggia nella zona con l’obiettivo di dedicarsi al cicloturismo.
«Il turismo sportivo – dice Fausto Guarguaglini, titolare di Zì Martino – per me è sempre una percentuale forte. A gennaio e febbraio, vengono ancora delle squadre continental o di dilettanti. Fino a Pasqua si lavora con loro, poi subentra la stagione dei gruppi di cicloturisti e in estate predominano i bagnanti. A settembre arriva di solito un gruppo importante portato da Andy Hampsten, l’ex corridore americano che vinse il Giro d’Italia nel 1988: sono 12-19 cicloturisti. Poi dovrebbe arrivare il gruppo di una ragazza olandese, che è stata commissario tecnico della nazionale. Infine arrivano quelli di Jan Svorada, l’ex professionista polacco, che porta dei ricchi imprenditori dall’Est».


La famiglia Guarguaglini
L’hotel è stato il primo bike hotel in Toscana. Carlo Guarguaglini, fondatore e padre di Fausto che ora lo dirige, è stato un ciclista professionista dal 1958 al 1962 e ha corso assieme a campioni come Aldo Moser e Charly Gaul. Fu lui a ospitare le prime squadre in Toscana quando ancora il cicloturismo non esisteva, fino a che Zi’ Martino è diventato un punto di riferimento per tutti gli appassionati, che ne apprezzano l’ubicazione, l’atmosfera familiare, l’ospitalità e la grande competenza ciclistica.
«Mio padre ha creato l’hotel – prosegue Fausto Guarguaglini – e poi insieme al titolare di Ciclosport di Donoratico, Gerardo Carpentieri che se ne è andato qualche anno fa e aveva messo su un bel negozio che lavorava con Colnago, riuscì a parlare con Saronni e a portare qui la Lampre.
«Era il 1993, Fondriest fece una stagione pazzesca e di lì si aprì la storia della Costa degli Etruschi per i ritiri invernali. Veniva comodo perché per 22 anni la stagione si è aperta a Donoratico e venire in Toscana era un passaggio obbligato. Oggi i professionisti vanno in Spagna, dove hanno hotel capaci di ospitare squadre di 100 persone, invece qui continuano a venire i team più piccoli».


Il garage dei ciclisti
L’hotel si trova nel cuore della Costa degli Etruschi, nell’area toscana caratterizzata da un’incredibile varietà di percorsi adatti a tutti, dalle famiglie ai professionisti più esigenti, dagli stradisti agli amanti del fuoristrada.
Zi’ Martino da parte sua mette a disposizione un garage per la manutenzione con il kit per le riparazioni, il lavaggio bici e le indispensabili indicazioni sui percorsi, presenti ben dettagliate nel sito dell’hotel. Se poi non si avessero le capacità o la fantasia per organizzare da sé le proprie uscite, su richiesta è possibile valersi di guide esperte per scoprire gli angoli più belli di quest’angolo di Toscana.
«Magari i grupponi di dieci anni fa non ci sono più – spiega Guarguaglini – ma abbiamo dei gruppetti che vengono da 30 anni e sono rimasti affezionati. C’è da dire che prima eravamo in pochi a fornire certi servizi, ora nell’area ci sono parecchie strutture che si sono organizzate. Il momento migliore per venire da noi è la primavera e subito dopo l’estate e le presenze maggiori sono quelle straniere. Però i servizi sono intatti: chi vuole venire per pedalare trova quello di cui ha bisogno, incluso il ristorante a misura di ciclista».


Le camere e i gruppi
L’hotel dispone di varie tipologie di camere. Quella familiare, composta di due vani per un totale di 36 metri quadrati. La camera con giardino che offre l’accesso diretto al giardino e alla piscina. La camera con balcone che, al contrario della precedente, si trova al primo piano, ha superficie di circa 20 metri quadri ed è disponibile per 2-4 persone. Infine la camera per disabili, di identica superficie ma con tutti gli accorgimenti necessari per abbattere le barriere architettoniche.
Considerata l’abitudine ai gruppi e team, l’Hotel Zi’ Martino si è specializzato nelle accoglienze numerose, per le quali si possono personalizzare anche i menù. Oltre all’ampio buffet della colazione con pezzi dolci e salati, il ristorante propone varie scelte per il pranzo e la cena, adatte a chi pratica sport o a chi desidera assaggiare le prelibatezze della Toscana.


La Spagna ha messo sul piatto le immense strutture del turismo estivo e il cospicuo contributo regionale: facile così proporre la mezza pensione a 45 euro, un importo che in Italia si avrebbe pudore anche solo a bisbigliare. Ed è anche vero che laggiù c’è meno traffico, anche se gli ultimi anni hanno dimostrato che l’insofferenza va montando, come è inevitabile quando sullo stesso tratto di strada ti trovi a dover superare 10-12 gruppi di professionisti ogni volta. Certo, probabilmente a dicembre e gennaio è meno freddo, per contro l’accoglienza italiana non teme confronti. Se certe scelte si facessero col cuore e col gusto oltre che con la calcolatrice, probabilmente la musica sarebbe parecchio diversa.







