Che fine farà il Capoliveri Bike Park? Il suo direttivo, dopo tanti anni di impegno dal quale è nata una delle Marathon di MTB più famose al mondo (teatro anche di un campionato mondiale) chiude l’esperienza agonistica e soprattutto lascia la guida dell’associazione dalla quale dipende tutta l’attività dello storico centro posto all’Isola d’Elba. Una scelta dolorosa ma che era nell’aria già da tempo.


Assenza di forze fresche
Già pochi anni fa, dopo il covid, la Capoliveri Legend Cup era saltata, poi a furor di popolo gli organizzatori erano stati quasi costretti a ripartire e subito l’evento era tornato agli antichi fasti, richiamando i più grandi campioni italiani e stranieri, ma la decisione era stata solo procrastinata per ragioni molto profonde, come spiega il suo presidente Maurizio Melis.
«Questo direttivo ha chiuso la sua esperienza, da tanti anni siamo sempre le stesse persone, non abbiamo più la forza per portare avanti un progetto che è molto pesante da ogni punto di vista. Il direttivo è dimissionario e sta svolgendo attualmente le ordinarie amministrazioni, in attesa di fare una nuova elezione che purtroppo non è ancora avvenuta perché non avevamo papabili candidati. Ed è questo il reale problema, mancano forze fresche ed entusiaste. Qui durante il periodo estivo tutti lavorano e hanno poco tempo da dedicare all’associazione».


E’ possibile quindi che non sia un addio?
Stiamo aspettando la rinfrescata per vedere se troviamo un gruppo di persone nuove che vogliono portare avanti la società. Diversamente potrebbe anche essere sciolta. Questo non ce lo auguriamo, però tutto è possibile.
Quali effetti avrebbe quest’eventualità sul Bike Park?
Noi abbiamo una rete di sentieri presenti sul Monte Calamita che sono da noi curati e gestiti in termini di manutenzione. Noi sistemiamo i sentieri per lasciarli fruibili per gran parte dell’anno. In merito a questo, abbiamo una convenzione accesa col comune di Capoliveri che è il concessionario del Bike Park, con le autorizzazioni del parco che sono tutte intestate a noi. Quindi va da sé che se l’associazione va avanti, le autorizzazioni rimangono in essere, ma qualora l’associazione venga chiusa, queste decadono, quindi il rischio potrebbe essere di dovere rimuovere la cartellonistica, la segnaletica permanente.


Un rischio concreto…
Noi per scongiurarlo stiamo lavorando per poter volturare l’intestazione al Comune in modo che poi conceda all’associazione la possibilità di gestire la manutenzione. E’ una situazione abbastanza anomala, siamo partiti un po’ al contrario 15 anni fa e quindi è rimasto tutto così fino a ora con la maggior parte del gruppo storico che ha raggiunto la pensione, tanti hanno 70 anni. Siamo rimasti pochi e non siamo in grado di portare avanti tutto, se non c’è un ricambio generazionale.
Gara a parte, quali sono le attività che comprende il Bike Park?
La manutenzione e la cura della sentieristica e della segnaletica sui sentieri del Monte Calamita, sono circa 120 chilometri dove noi vigiliamo: se casca un cartello lo sistemiamo, se c’è da tagliare l’erba si taglia, se casca un albero si sistema, se arriva il maltempo e si spacca la strada andiamo a ripristinare la circolazione. Questo lo facciamo in forma di volontariato con i nostri soci, le persone che ci sostengono e poi anche attraverso delle aziende o ditte di settore, perché siamo autorizzati dai permessi a utilizzare anche dei piccoli mezzi meccanici. Quindi fa capo a noi la fruibilità della sentieristica perché possa essere utilizzata dai turisti tutto l’anno.


Chi viene a pedalare a Capoliveri si gestisce per conto suo, quindi con negozi di noleggio, con strutture logistiche e altro?
Sul territorio ci sono dei noleggi e ci sono dei servizi di guide. Noi collaboriamo con loro, ma non è che diamo un servizio: i sentieri sono liberi, è più una trail area piuttosto che un bike park. Bike park è una cosa più specifica, dove paghi dei servizi, un impianto di risalita, eccetera. La nostra è un’area libera all’interno del Monte Calamita, nel compendio minerario nel Parco Nazionale.
Come si potrebbe evolvere?
Noi vogliamo che diventi un’area con dei servizi, visto il successo che riscuote, ad esempio un’infermeria permanente visto che gli incidenti capitano di frequente, come anche un servizio di recupero. Noi da anni proponiamo al Comune di istituirli ma non troviamo risposta e questo è anche un motivo per noi di demoralizzazione. Il Comune, le istituzioni, il Parco devono capire che ormai non è un gioco, ci sono interessi importanti, anche economicamente, in ballo.


Gara a parte, c’è un afflusso enorme a Capoliveri per pedalare, soprattutto dall’estero…
In questo momento è pieno di stranieri. Tedeschi, svizzeri, austriaci, belgi, olandesi, francesi, ma anche tanti italiani che vengono qui perché mentre prima c’era solo il mare, l’ombrellone, la spiaggia oggi ci sono anche i sentieri e quindi gran parte dell’anno c’è tanto afflusso turistico. E’ un patrimonio per tutta la comunità, ma va gestito e noi da soli non riusciamo più a farlo…







