#NoiConVoi2016, foto di gruppo davanti al monumento dei vigili del fuoco dopo il terremoto#NoiConVoi2016, foto di gruppo davanti al monumento dei vigili del fuoco dopo il terremoto

| 24 Agosto 2026

EDITORIALE / La rabbia e la speranza a 10 anni dal terremoto

Abbiamo aspettato come quando si aspetta mezzanotte per fare gli auguri di compleanno, solo che questa volta non c’era niente da festeggiare. Alle 3,36 abbiamo chiuso gli occhi a dieci anni dal terremoto che, in una notte dolce come in estate sui nostri monti, si portò via i luoghi in cui siamo cresciuti, condividendo esperienze, fatiche e sogni.

Il 24 agosto del 2016, i Monti Sibillini e i paesi lungo la vallata del Tronto vennero scossi da un terremoto del sesto grado Richter. La portata del dramma si capì soltanto alle prime luci dell’alba, perché le luci delle fotoelettriche non riuscirono a rendere l’idea di ciò che era accaduto fra Posta e Amatrice, Preta e Sommati, Accumoli e Pescara del Tronto, Arquata, Pretare, Trisungo e altre mille frazioni che nessuno fu in grado di censire.

Una bambina, che stava trascorrendo la notte in un campo scout a Santa Maria in Lapide, frazione di Montegallo, raccontò che i suoi capi furono lesti a farli uscire dalla casa. E aggiunse che mentre cercava di riprendere sonno su un telo steso nel prato, le era sembrato che la terra sotto la schiena le facesse un massaggio come la poltrona elettrica di sua nonna. Il terremoto infatti non si fermò dopo le prime scosse e furono tante le famiglie che non poterono raccontarne nulla, perché il terremoto se le portò via.

Più di trecento furono i morti. Chiunque di noi potrebbe raccontare storie di famiglie straziate, ma il sentimento che prevale oggi è diverso dal dolore di allora. Col tempo è diventato rabbia e ora si fa fatica a definirlo, a metà fra la soddisfazione per le opere finalmente in divenire e l’impotenza negli sguardi degli anziani che se ne sono andati aspettandole.

Fra i tanti paesi interessati alla ricostruzione dopo il terremoto, alcuni come Pretare sono a dir poco indietro...
Fra i tanti paesi interessati alla ricostruzione dopo il terremoto, alcuni come Pretare sono a dir poco indietro…
Fra i tanti paesi interessati alla ricostruzione dopo il terremoto, alcuni come Pretare sono a dir poco indietro...
Fra i tanti paesi interessati alla ricostruzione dopo il terremoto, alcuni come Pretare sono a dir poco indietro…

Bisognava fare qualcosa

Fu decisiva la foto di un muretto divelto, la spalletta della Salaria Vecchia poco oltre la stazione dei Carabinieri di Arquata. Quell’immagine colpì così forte nel segno, che ci spinse a organizzare una cicloturistica con cui raccogliere fondi per aiutare chi se la passava certamente peggio di noi. Sant’Emidio, patrono di Ascoli e del terremoto, aveva fatto in modo che la città se la cavasse con delle ferite ancora in via di guarigione, ma senza danni irreparabili: nelle vallate intorno qualcuno aveva perso tutto.

Il 23 ottobre del 2016 si svolse la prima edizione di #NoiConVoi2016. L’idea condivisa fra chi scrive e Giulio Fazzini, titolare del negozio Brian’s Bike, voleva raccogliere fondi da destinare a chi a causa del terremoto non poteva più praticare il suo sport.

Con il patrocinio dell’Associazione dei Ciclisti Professionisti, fu coinvolto un bel gruppo di corridori in attività ed ex di gran nome, che divennero il richiamo per centinaia di amatori. Fra gli altri, Scarponi, Visconti, Cassani, Pozzovivo Bartoli, Petacchi, Coppolillo, Paolini, Piepoli, Zanini, Salvato, Nardello, Stacchiotti, Tonti, Furlan, Bettiol, Sbaragli, Cataldo, Ferrigato, Baliani, Puccio, Marina Romoli, Capecchi.

Al gruppo si unirono anche Paolo Belli e l’allora sindaco di Ascoli Piceno: lo stesso Guido Castelli che qualche anno dopo, diventato senatore, sarebbe stato nominato Commissario Straordinario alla Ricostruzione.

Raccogliemmo donazioni da ogni parte d’Italia. I telegiornali erano ancora pieni di macerie e storie del terremoto e con il contributo dei 725 partecipanti, degli oltre 30 corridori scortati dalle moto gialle del GP Capodarco, le donazioni del Veloce Club Borgo, della Pedala con i Campioni di Varese e la Fiab Monferrato, mettemmo insieme più di 20 mila euro che in quella prima occasione servirono per ripristinare tratti di strada nei Comuni più colpiti dal terremoto.

Nella prima edizione di #NoiConVoi2016, Scarponi si rivelò super attento alle tematiche del terremoto. Qui con Paolo Belli
Nella prima edizione di #NoiConVoi2016, Scarponi si rivelò super attento alle tematiche del terremoto. Qui con Paolo Belli

La seconda scossa

Non potevamo sapere che di lì a una settimana, il 30 ottobre 2016, una scossa ancora più devastante avrebbe fatto crollare quel che era rimasto in piedi, portando la distruzione anche a Camerino e i Comuni della Valle del Chienti. #NoiConVoi2016 andò avanti per altre quattro edizioni, sempre con la formula di 50 centesimi da donare per ciascuno dei 70 chilometri della sua lunghezza: 35 euro a testa da devolvere per i progetti individuati ogni anno.

Cambiammo percorso e obiettivi. Nel 2017 fummo colpiti duramente dalla morte di Michele Scarponi, il capitano in pectore, ucciso da un automobilista mentre si allenava. Istituimmo borse di studio per gli studenti del Liceo Scientifico Sportivo di Amatrice. Aiutammo a ristrutturare un’antica struttura di Posta, in provincia di Rieti, da cui eravamo partiti per i primi due anni. Versammo una somma per la costruzione di un centro sportivo a Grisciano.

Comprammo tute e scarpe da ginnastica per i bambini della scuola elementare di Arquata, impiantammo una colonnina per ricaricare le e-bike, senza renderci conto che i partecipanti erano ogni anno sempre meno e che le macerie erano ormai sparite dai telegiornali, ma non da quei paesi fantasma. Forse perché uno pensa che dopo tre, quattro, cinque, sei anni le cose vadano meglio, invece non si muoveva nulla.

Nell’edizione del 2019, #NoiConVoi2016 partì da Pescara del Tronto e dopo essere passata anche per Accumoli, attraversò il cuore di Amatrice: prima manifestazione a ricevere l’autorizzazione. Quando ci ritrovammo a Pretare per il pasta party finale, un partecipante proveniente dall’Emilia Romagna, che nel 2012 aveva subito a sua volta un terremoto, venne a chiederci con pudore: «Ma è davvero possibile che tre anni dopo ad Accumoli ci sia ancora una zona rossa sorvegliata dall’Esercito?».

La gente dimenticata

A quel punto era già abbastanza chiaro che della ricostruzione del Centro Italia non importasse molto. Pochi voti di cui tener conto, poche industrie da far ripartire, a parte l’apprezzabile sforzo di Diego Della Valle di aprire una fabbrica di scarpe ad Arquata. Per la ricostruzione del Ponte Morandi di Genova bastarono meno di due anni, perché si mettessero in moto i cantieri in questa parte dimenticata d’Italia annientata dal terremoto ne sono serviti otto.

Quando si è deciso di spendere più di un miliardo di euro per il Piano Casa, qualcuno ha pensato che migliaia di persone una casa non ce l’avevano più e che la burocrazia gli impediva di ricostruirsela? Soltanto l’anno scorso, quando tutto sembrava ormai destinato all’abbandono, sono spuntate le prime gru e la ricostruzione è finalmente iniziata.

Il Commissario Straordinario Castelli, nominato nel ruolo a gennaio 2023, due anni dopo aver partecipato anche all’ultima edizione di #NoiConVoi2016 nel 2021, ha recentemente fatto i conti di quanto sia stato speso per la ricostruzione.

«In questi tre anni complicati – ha detto giusto ieri al Meeting di Rimini – lo Stato ha messo a disposizione, solo per la ricostruzione, qualcosa come 4,3 miliardi, perché c’è stato da governare anche l’uscita dal Superbonus che aveva in qualche modo funestato anche il cratere. Cinquemila cantieri su diecimila in corso che rischiavano di rimanere bloccati. Devo dire che la presidente Meloni non farà mancare tutto ciò che in più sarà necessario».

Sono passati dieci anni dal terremoto. Si è puntato con lungimiranza sul turismo lento per dare ossigeno alle zone del cratere. Sono stati finanziati i Cammini, praticabili a piedi e in bicicletta. Ma per anni non si è voluto o potuto riconoscere pari dignità a chi in quella notte maledetta perse i suoi cari e i ricordi di una vita. Quando stanotte abbiamo chiuso gli occhi, abbiamo pensato a coloro che sono morti aspettando di tornare nelle loro case e a quelli che continuano a vivere nelle sistemazioni di emergenza. La loro educazione meritava più rispetto. La loro dignità non meritava di essere calpestata.

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