Andrea Tonti, Michela Matteucci, Bike Division,Andrea Tonti, Michela Matteucci, Bike Division,

| 24 Ottobre 2026

Perché vanno tutti in Spagna e in Italia no? Analisi dura, ma lucida

Ma perché i social, i siti e le newsletter del mondo del cicloturismo non fanno che parlare di Spagna e isole spagnole? E’ mai possibile che per stare bene e pedalare con un clima accettabile si debba per forza prendere l’aereo e non si possa farlo in Italia?

Lo abbiamo chiesto a uno che da ciclista professionista ha girato l’Italia in lungo e in largo e adesso, da imprenditore delle vacanze in bici, porta i suoi gruppi in Marocco, Spagna e isole, in Slovenia, in Albania e sulle Alpi francesi, ma in Italia ha appena due destinazioni: la Sardegna per il gravel e le Marche perché è marchigiano.

Stiamo parlando di Andrea Tonti, cinquant’anni compiuti a febbraio, fondatore con sua moglie Micaela Matteucci di Bike Division (i due sono i primi da sinistra nella foto di apertura).

Ottobre a Ibiza, senza il popolo della spiaggia e il clima giusto (foto Bike Division)
Ottobre a Ibiza, senza il popolo della spiaggia e il clima giusto. La Spagna punta sul turismo destagionalizzato (foto Bike Division)
Perché tanto estero e così poca Italia?

In Sardegna abbiamo iniziato quest’anno a fare almeno un evento all’anno, la Sicilia l’abbiamo fatta lo scorso anno, cercando di fare delle rotazioni. Ma non sempre quando abbiamo portato dei gruppi in Italia ci siamo trovati bene. Parlo di strade, pulizia, traffico, hotel, servizio, di un sistema che in Spagna di fatto funziona meglio.

Sulle strade è facile darti ragione, purtroppo.

In Spagna trovi strade perfette e gente in auto che ti sta dietro anche per un quarto d’ora finché non trova 500 metri dritti o linee tratteggiate, altrimenti non ti supera. Tu gli fai il gesto di passare con la mano, ma loro stanno lì e non si muovono.

Invece gli hotel?

All’estero, in Spagna e non solo, trovi quello fronte mare che ti fa il pranzo fino alle tre e mezzo, mentre in Italia la cucina alle due è già chiusa. Chiaramente c’è il discorso dei costi e del personale, chi fa l’imprenditore sa cosa vuol dire, però io sono in vacanza, esco in bicicletta alle 9,30 e quando rientro alle 15 vorrei poter mangiare.

Cosa ti rispondono gli albergatori?

Che se hai un gruppo di dieci persone, non tengono aperta la cucina per te. Dei ragazzi con i quali collaboriamo in Sicilia, quest’anno hanno lavorato tanto a livello di noleggi e di escursioni, perché li portano dove sanno di trovare chi gli va incontro. Da noi ci sono città bellissime, al Sud e anche al Nord, ma intorno la cura del verde è scadente. Quest’estate abbiamo fatto due volte la Slovenia…

Agosto in Slovenia, su ciclabili curate come strade principali, lotani dal caldo (foto Bike Division)
Agosto in Slovenia, su ciclabili curate come strade principali, lontani dal caldo (foto Bike Division)
Agosto in Slovenia, su ciclabili curate come strade principali, lotani dal caldo (foto Bike Division)
Agosto in Slovenia, su ciclabili curate come strade principali, lontani dal caldo (foto Bike Division)
Come è andata?

E’ un paradiso, penso il posto migliore in assoluto per andare in bici d’estate. Trovi le ciclabili asfaltate come le strade principali e ne trovi quante ne vuoi. Trovi l’hotel di qualunque livello. D’estate pedali a 500-600 metri, quindi non hai il caldo umido della pianura. Sei vicino alle montagne, sei in un posto con densità abitativa molto bassa. In Italia purtroppo fai fatica.

La Spagna dà l’idea di aver investito su questo tipo di accoglienza.

Giorni fa eravamo a Ibiza, isola votata al divertimento e alle discoteche e abbiamo incontrato in bici Museeuw e Van Aert (due grandi campioni, uno ritirato e uno in attività, del ciclismo belga, ndr). Trovi strutture di livello, asfalti perfetti, 25 gradi a ottobre. Io adesso sono nelle Marche, ho le maniche corte, quindi non si sta male, però gli hotel hanno chiuso il 20 settembre. Non hanno capito che se chiudessero il 30 ottobre avrebbero un mese fantastico in cui lavorare.

Lo diciamo da un pezzo.

Ottobre è il mese migliore e in Spagna lo hanno capito bene. Non c’è nessuno lungo le strade, non c’è nessun turista balneare, i prezzi sono bassi perché sei fuori stagione, però chiudono. E se ci parli, ti dicono che a tenere aperto, ci rimettono 10 mila euro a settimana.

E’ chiaro, se non c’è quel flusso di turisti, perché dovresti tenere aperto?

Però è il cane che si morde la coda. Se tu vuoi aprire quando ci sono le persone e le persone dicono che non ha senso andare dove è chiuso, qualcosa non va. Allora forse devi cominciare ad aprire e a lavorare per portare gente. Se aspetti che arrivi da sé, non vai lontano. Alla fine non vai in Spagna perché costa poco. Il target che gestiamo è medio/alto spendente, fra spendere 80 euro al giorno come qui e 120 come in Spagna, in una settimana la differenza è di 200 euro, cosa vuoi che cambi?

Gli hotel del Sud della Spagna hanno lavorato e seminato a lungo prima di diventare località cicloturistiche così gettonate
Gli hotel del Sud della Spagna hanno lavorato e seminato a lungo prima di diventare località cicloturistiche così gettonate
Gli hotel del Sud della Spagna hanno lavorato e seminato a lungo prima di diventare località cicloturistiche così gettonate
Gli hotel del Sud della Spagna hanno lavorato e seminato a lungo prima di diventare località cicloturistiche così gettonate
Dici che se fosse solo per spendere poco, si potrebbe restare qui?

Per andare in Spagna devo prendere l’aereo, devo spedire la bicicletta, devo prendere le ferie, devo fare una settimana. Poi magari mi prendo la singola e voglio la vista sul mare e pago un supplemento. Se fosse solo per spendere meno, potrei restare in Italia, prendere l’appartamento e cucinare da solo, ma non troverei tutto il resto.

Cosa oltre alle strade?

Il turista non è un professionista che fa le sue ore di bici poi fa i massaggi e non esce dall’hotel perché deve recuperare. E’ lì per farsi le ferie. Vuole stare sul mare, la sera vuole farsi una passeggiata e vuole trovare vita. Se sono in Spagna a ottobre, la sera ci sono i negozietti, le feste, c’è il ristorante, c’è la musica. A ottobre in Italia, dovunque vai, è tutto chiuso.

In Sardegna è la stessa cosa?

Purtroppo sì. In più, finita l’estate, si riduce il numero dei traghetti e anche i voli diventano meno e più costosi e devi pure incastrare le date. A Ibiza, Mallorca e a Gran Canaria, voli tutti i giorni da tutta Europa e con prezzi più abbordabili. In Sardegna o in Sicilia magari trovi un albergo che tiene aperto, la classica mosca bianca, ma non basta un hotel per creare una destinazione turistica. Non è che a Calpe c’è solo il Diamante Beach, ce ne sono 10-15, e altrettanto succede ad Altea, Denia, Calpe, Benidorm. E si sono dotati di bike room, noleggi, servizi, transfer, guide. Hanno capito che c’è la richiesta e si sono attrezzati.

Anche da noi ci sono i bike hotel: che cosa c’è di diverso?

Il fatto di mettere l’etichetta non porta niente. Solo alcuni investono e vanno alle fiere, altri si limitano alla qualifica. Ci sono strutture spagnole che hanno mezzo sito dedicato ai turisti normali e mezzo ai cicloturisti. Hanno dei commerciali che ci lavorano, ci arrivano continuamente le chiamate di strutture che si propongono per fare vacanze e camp per i ciclisti, perché è un lavoro. Come per i matrimoni.

Gravel in Sardegna, un po' d'Italia c'è. Andrea Tonti è stato pro' dal 1999 al 2010 (foto Bike Division)
Gravel in Sardegna, non solo Spagna: un po’ d’Italia c’è. Andrea Tonti è stato pro’ dal 1999 al 2010 (foto Bike Division)
Gravel in Sardegna, un po' d'Italia c'è. Andrea Tonti è stato pro' dal 1999 al 2010 (foto Bike Division)
Gravel in Sardegna, non solo Spagna: un po’ d’Italia c’è. Andrea Tonti è stato pro’ dal 1999 al 2010 (foto Bike Division)
Cioè?

Andrai alle fiere dei matrimoni, ti strutturerai con un responsabile wedding interno che promuove, vende, commercializza, spiega, racconta. Ma non è attaccando una placca che entri in quel mondo. Poi il ciclista è anche un cliente tecnico. Guarda, legge, confronta, vede i percorsi. Se vado sul tuo sito e non hai niente per le biciclette, perché dovrei venire? E’ un investimento a medio e lungo termine. Inizi oggi a credere nel progetto cicloturismo? Allora devi sapere che devi metterci ogni anno un budget e poi tra cinque stagioni tirerai una riga e vedrai come è andata.

Bisogna investire di più?

Soprattutto va fatto nel modo giusto, facendosi seguire da persone competenti che non ti rubano i soldi. Perché alla fine c’è anche tutto un mondo che ti promette, ti vende chissà cosa, tu paghi le royalties e poi se la gente non arriva, non è un loro problema. Per far funzionare un territorio, non basta l’hotel, servono i collegamenti. Lavoriamo con il gruppo Club Med, che ha tante località. Ci propongono di fare camp in Turchia o in Portogallo, nell’Algarve.

Posti stupendi, perché non andate?

Perché se il resort sta a un’ora e mezza dall’aeroporto e ci sono voli solo da Milano, come fa la gente che sta a Roma o Napoli a trovare attrattiva la proposta? Quando metti tutto in fila, capisci che fai prima ad andare a Mallorca, con quattro voli al giorno da tutta Italia. Atterri, trovi il transfer e in mezz’ora sei in hotel.

A Girona hanno fatto così…

Ho sempre pensato che fosse una cittadina anonima, ma quest’anno ci sono andato sette, otto volte e mi sono ricreduto. Per uno che ha la passione per la bicicletta, sembra un parco giochi. Perché è così? Non lo so. Si è creata l’alchimia giusta. Girona è vicino a Barcellona, è vicina al mare, non sei nel caos della Costa Brava.

Collezione Som-hi di Castelli
Girona è diventata un parco giochi per ciclisti di ogni specie e il set di svariate presentazioni tecniche (foto Castelli)
Collezione Som-hi di Castelli
Girona è diventata un parco giochi per ciclisti di ogni specie e il set di svariate presentazioni tecniche (foto Castelli)
Hanno aperto la strada i corridori americani, poi i russi, poi il passa parola…

E adesso sei lì in mezzo, trovi il negozio Trek, ti giri e c’è il negozio Factor, poi il negozio Castelli. Ci sono quattro dei più importanti brand cool, modaioli e internazionali. Vedi tutta gente in giro, super figa, con biciclette e kit stilosissimi. E’ diventata tendenza. La moda chiama moda e richiama gente e muove gli influencer. Non potremmo avere anche in Italia una Girona? Sicuramente sì, anche perché in quella parte di Spagna l’inverno non è così mite, fa anche freddo, si sta bene da metà marzo. Però oggi è diventata la destinazione numero uno.

Sede di eventi e gare…

Le aziende ci vanno a presentare i prodotti. C’è la Sea Otter Europe come fiera e The Traka come evento di massa. C’è una presenza giovanile spiccata, che spinge forte con i social e dà a qualsiasi cosa un boost mediatico pazzesco. Non dico che sia facile ricrearlo in Italia, per carità. Non è un dettaglio che crea la destinazione, perché lì ci sono tante cose messe insieme. C’è un clima buono, c’è la logistica buona, ci sono percorsi buoni, c’è poco traffico perché anche lì la densità della Spagna a livello abitativo non è come l’Italia.

Viene da pensare al Salento…

La zona che più somiglia al Sud della Spagna, perché se venissero nelle Marche i percorsi sarebbero troppo duri. Se vai a Calpe, Ibiza, Mallorca, c’è gente di 100 chili che fa 80 chilometri, con 300 metri di dislivello. Puoi stare in hotel, vai in piscina. Hai gli hotel con tante camere, mentre qui sono nuovi, ma piccoli. Fai fatica a portare i gruppi di 40 persone. Tante cose che messe insieme in 10-15 anni hanno fatto sì che quando è esploso il cicloturismo loro fossero già pronti. Quando trovi l’utente e vedi che guadagni, allora ci investi di più. Ma non è una cosa che oggi ti svegli e domani parte.

Probabilmente serve anche l’appoggio dell’amministrazione pubblica che in Spagna ci crede.

Assolutamente. Invece qui da noi, nel momento in cui cambia l’amministrazione, si ferma tutto. C’è più di un motivo se scegliamo di andare in Spagna. Anche noi dobbiamo lavorare, ci aspetta il Marocco, poi toccherà di nuovo alla Costa Blanca…

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