Traffico Dondétraffico automobili Dondé

| 23 Marzo 2026

I 10 (più uno) motivi di chi critica le bici in città: Dondé ribatte

Maledetta primavera, che col bel tempo fai rispuntare i ciclisti in città. Abbiamo provato a fare un gioco con l’architetto urbanista Matteo Dondé, docente al Politecnico di Milano e da anni tra i più attenti studiosi e divulgatori in tema di mobilità attiva, a tutela di chi pedala e dei pedoni. Gli abbiamo sottoposto i 10 motivi (più uno) che i detrattori dei ciclisti adducono, spesso sui social, spesso con espressioni colorite quando non violente. E gli abbiamo chiesto di ribattere. Non che le obiezioni siano tutte infondate, ma pensiamo che ci sia da ridire. E’ un gioco, pertanto come tutti i giochi è tremendamente serio, vista anche la posta in ballo.

Matteo, cominciamo con la prima accusa: «Le piste ciclabili sono soldi buttati, tanto i ciclisti non le usano».

Non è vero. L’esempio più eclatante è la ciclabile di Corso Buenos Aires a Milano. Si continua a dire che nessuno la usa, poi i dati dicono che ci passano 10.000 ciclisti al giorno. Chiaramente, siamo abituati a vedere la congestione del traffico e le code: il ciclista occupa molto meno spazio. Se una ciclabile è fatta bene, le persone la usano. Il problema è che in Italia spesso si fanno pezzi scollegati, discontinui. Se poi la facciamo sui marciapiedi, un ciclista spesso sceglie di non essere un pericolo per i pedoni. Senza considerare che quando un’automobile esce da un passo carraio, se sono sul marciapiede non la vedo.

La ciclabile di Corso Buenos Aires a Milano. Per chi è abituato a vedere il traffico può sembrare poco utilizzata, ma Dondé spiega che non è così
La ciclabile di Corso Buenos Aires a Milano. Per chi è abituato a vedere il traffico può sembrare poco utilizzata, ma Dondé spiega che non è così
«E comunque – dicono – le ciclabili tolgono i parcheggi alle auto«.

Questa è facile (Dondé sorride, poi risponde, ndr). Lo spazio pubblico non può essere dedicato quasi esclusivamente alle auto. Sempre per restare a Milano, ci sono ogni giorno più di 100.000 auto in divieto di sosta, che equivale ad 1 milione di metri quadri occupati, pari ad una superficie di 140 campi di calcio. Senza considerare che l’auto sta ferma il 95% del tempo, per cui ribalterei la questione: le troppe automobili in divieto di sosta sottraggono spazio alla creazione delle piste ciclabili.

Terza critica: «La bici va bene solo per fare sport o per il tempo libero, non per andare a lavoro o a scuola»…

Io uso regolarmente la bici per andare al lavoro perché è il mezzo più veloce e che mi assicura i tempi di arrivo. Nemmeno il trasporto pubblico mi dà queste certezze. A Londra (8 milioni di abitanti) l’uso della bici ha superato quello dell’automobile. Per quanto riguarda la sicurezza, in Italia stiamo lavorando pochissimo. Il nuovo Codice della Strada è sostanzialmente inutile per ridurre fortemente la violenza stradale, la strage quotidiana: 8 morti al giorno, 3.000 morti l’anno. E’ ovvio che un genitore non se la sente di mandare il proprio figlio a scuola in bici.

zona 30, automobile in sosta, gesto, gestualità, sicurezza
Le ciclabili tolgono spazio ai parcheggi, oppure le auto in sosta tolgono spazio alle bici? A Milano ogni giorno, dice Dondé, ci sono 100.000 auto in divieto di sosta
zona 30, automobile in sosta, gesto, gestualità, sicurezza
Le ciclabili tolgono spazio ai parcheggi, oppure le auto in sosta tolgono spazio alle bici? A Milano ogni giorno, dice Dondé, ci sono 100.000 auto in divieto di sosta
Proseguiamo: «Le zone 30 servono solo a rallentare il traffico o a creare ingorghi».

Io credo che continuare a gestire la mobilità con l’ideologia e non con i dati sia devastante. Le zone 30 sono nate in Olanda 50 anni fa, per cui abbiamo 50 anni di dati. Continuiamo a parlare di queste cavolate, consentitemi di dire, quando ormai abbiamo anche tre Stati con le aree urbane a 30 all’ora: Spagna, Grecia e Galles. Il problema nelle nostre città è dato proprio dalle continue accelerate e frenate, perché noi tendiamo ad andare molto forte tra un semaforo e l’altro.

«Se pedali nel traffico respiri più smog rispetto a stare nell’abitacolo di un’auto».

Ci sono diversi studi scientifici – spiega Dondé – che dimostrano il contrario: l’abitacolo dell’automobile è spesso più inquinato dell’esterno, per il benzene. E altresì vero che quando si fa attività fisica si respira più inquinamento, ma proprio per questo l’obiettivo è ridurre il traffico anche per migliorare l’aria, quindi non possiamo certo dare la colpa al ciclista di questo, anzi.

Dondé ricorda che in Olanda le zone 30 sono nate negli anni Settanta. Da noi ancora si discute sulla loro utilità
Dondé ricorda che in Olanda le zone 30 sono nate negli anni Settanta. Da noi ancora si discute sulla loro utilità
Andiamo avanti: «Con la bici non puoi fare la spesa e non puoi portare nulla come trasporto».

Direi che oggi esistono tantissime soluzioni: borse, carrelli, cargo bike. In molte città europee le famiglie fanno la spesa e portano i figli in bici. Li vedi in quei cassettoni sorridenti, anche bambini delle materne.

In questa che segue, a volte, c’è del vero: «I ciclisti non rispettano il Codice della Strada».

Nessuno rispetta il Codice della Strada – sorride Dondé – non solo i ciclisti. La differenza è che il 95% dei morti in strada vengono causati dal veicolo più grosso. Solo da noi il Codice è ancora incentrato sull’automobile e sull’idea di fluidificazione del traffico. Il doppio senso ciclabile è possibile in tutta Europa tranne che da noi. La svolta continua a destra (ovvero poter svoltare a destra ad un incrocio anche quando il semaforo è rosso, perché non si impatta sul traffico) è possibile a Parigi, Amsterdam, Berlino… 

Muli Motor ST
La risposta di Dondé è facile: con le cargo bike le capacità di carico si avvicinano a quelle dell’auto. Con i benefici della bicicletta
Muli Motor ST
La risposta di Dondé è facile: con le cargo bike le capacità di carico si avvicinano a quelle dell’auto. Con i benefici della bicicletta
«I ciclisti non pagano nulla – inteso come bollo, assicurazione… – ma vogliono le strade per loro».

La strada è di tutti e la paghiamo con le tasse. E soprattutto il ciclista non consuma l’asfalto come fa chi usa l’automobile. Ricordiamo che per la violenza stradale spendiamo ogni anno, oltre a 3.000 vite, 18 miliardi di euro, stiamo parlando dell’1% del PIL. E allora ribaltiamo di nuovo questo concetto, perché le spese che sosteniamo sono dovute proprio all’eccessivo uso di automobile.

Questa ce la siamo sentita dire tempo fa da un consigliere comunale della nostra città: «Mica tutti possono andare in bicicletta».

Ma nessuno vuole che tutti vadano in bicicletta. Per cui l’anziano, il disabile, chiunque ha bisogno di usare l’auto deve poterla usare. Parlerei, piuttosto, di quel terzo di percorsi inferiore ai 2 chilometri che viene fatto in automobile, da persone sanissime che potrebbero farlo in mille modi diversi. La battaglia da fare è quella, non contro l’auto. Ed è una battaglia da fare assieme perché ci guadagneremmo tutti.

Matteo Dondé, architetto urbanista, da anni si batte affinché le nostre città ridiano spazio alle persone
Matteo Dondé, architetto urbanista, da anni si batte affinché le nostre città ridiano spazio alle persone
«Tutta questa “moda green” è solo ideologia: i ciclisti sono tutti di sinistra!».

Come no! Tant’è che l’Olanda ha un governo di destra praticamente dal dopoguerra ad oggi eppure è il Paese dei ciclisti. E poi c’è l’esempio della Grecia che ha introdotto i 30 all’ora: anch’esso guidato dal centrodestra. A me che dicono che collaboro solo con comuni di centrosinistra rispondo che continuo a collaborare con il Comune di Olbia (primo in Italia ad introdurre la zona 30), amministrato dal centrodestra. In Italia abbiamo trasformato in ideologia il mezzo che utilizziamo, sembra di ascoltare la canzone di Giorgio Gaber con la vasca di destra e la doccia di sinistra…

Abbiamo esposto dieci critiche che i detrattori della bici si ostinano a ripetere. A questo punto aggiungiamone una e chiudiamo con il classico «Ma se piove che faccio?».

Quello che si dice in tutta Europa è la tipica frase: «Non esiste cattivo tempo, esiste cattivo abbigliamento». Sono stato lo scorso dicembre ad Amsterdam e anche se la temperatura era sottozero andavano tutti in bici. Forse da noi si ha paura che i nostri figli si sciolgano sotto l’acqua…

Matteo Dondé

TUTTE LE CATEGORIE DEL MAGAZINE