| 10 Dicembre 2024

Bologna a 30 all’ora. I benefici sono evidenti anche per le bici

Anche se non ne può vantare la primogenitura, attribuita temporalmente a Olbia, è chiaro che quando si pensa al limite di velocità nelle città di 30 all’ora, la mente va subito a Bologna. Una scelta, quella dell’amministrazione comunale che ha destato molto scalpore anche sui media, ma che a conti fatti ha portato indubbi benefici convincendo anche molti dubbiosi della prima ora. Col passare del tempo la città felsinea sta cambiando pelle perché quel modo di spostarsi, a un’andatura più lenta, sta influendo anche dal punto di vista sociale.

Ne è convinta Valentina Orioli, Assessore della giunta Lepore con le deleghe di nuova mobilità, infrastrutture, trasporto pubblico locale, Città 30, tutela dei beni culturali e giardini storici. La scelta ha influito fortemente per quel che riguarda anche l’immagine ciclistica della città felsinea.

Il sindaco di Bologna Matteo Lepore con l’Assessore alla Mobilità Valentina Orioli al lancio dell’iniziativa (foto Eikos)
L’Assessore alla Mobilità Valentina Orioli al lancio dell’iniziativa (foto Eikos)

«La nostra scelta è stata dettata innanzitutto da un discorso di sicurezza. Dovevamo ridurre il numero e la gravità degli incidenti legati al traffico automobilistico. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Impatti meno gravi proprio grazie alla velocità ridotta e nel complesso un abbassamento del 70 per cento del numero di incidenti. Non che questo debba essere sufficiente, perché dobbiamo lavorare ancora sull’assetto della città e la bici ha un ruolo fondamentale. Stiamo pensando infatti a nuove piste ciclabili come anche ad aree pedonali. Molte strade sono state ridisegnate proprio per venire incontro alle esigenze dei ciclisti e dei pedoni. I benefici sono anche nei numeri».

Avete sviluppato una statistica per verificare l’efficacia del provvedimento?

Lo hanno fatto Aci e Istat. Nel primo semestre 2024, raffrontato a quello dell’anno precedente, si vede come ad esempio la percentuale di persone decedute sia dimezzata, quando a livello nazionale c’è stato un aumento del 7,9 per cento. Ma tutti gli indici sono in forte calo. Lo dice l’Istat, non noi. Questo deve spingerci a continuare su questa strada e favorire la mobilità attiva come l’aumento dell’uso di bici.

La statistica redatta da Aci e Istat sull’incidentalità stradale, che premia l’iniziativa bolognese
La statistica redatta da Aci e Istat sull’incidentalità stradale, che premia l’iniziativa bolognese
E’ un problema soprattutto culturale…

Esatto, questi sono effetti a più lunga scadenza, è un lavoro che deve svilupparsi nel tempo. Noi stiamo adoperandoci soprattutto nelle scuole, per responsabilizzare i più giovani, incentivarli verso la mobilità dolce trovando anche grande supporto dalle associazioni ciclistiche. Un lavoro importante è stato anche quello dei bicibus e degli incentivi all’uso delle e-bike. Noi ad esempio, quando c’è stato il boom degli incentivi per l’acquisto di monopattini abbiamo detto no, investendo invece sulle bici a pedalata assistita. Lavoriamo in sinergia con RideMovi, il servizio che mette a disposizione il noleggio di oltre 500 bici per gli spostamenti cittadini e ormai la maggior parte di queste sono tutte elettriche.

La risposta della gente qual è?

Nel complesso favorevole, è chiaro che una scelta simile fa discutere, crea inizialmente anche qualche voce contraria. I cittadini però chiedono innanzitutto maggiore sicurezza e noi tramite questa politica veniamo loro incontro, come dicono i sondaggi ma anche i numeri. C’è un apprezzamento generale, se poi entriamo nel campo politico allora il discorso cambia.

Negli ultimi 10 anni si è registrato un aumento dell’uso di bici in città pari al 62 per cento
Negli ultimi 10 anni si è registrato un aumento dell’uso di bici in città pari al 62 per cento
Una politica, quella della vostra giunta, che ha portato anche a riconoscimenti ufficiali?

Sì e ne siamo particolarmente orgogliosi. L’Urban Award vinto quest’anno da Padova aveva premiato noi lo scorso anno, ma vorrei sottolineare il premio attribuito dalla Commissione Europea per la sicurezza stradale insieme a realtà quali l’Axencia Galega de Infraestruturas in Spagna e il Center dor Traffic Management Bavaria in Germania. Questo però non basta, dobbiamo continuare a intervenire sulle infrastrutture, a cambiare la città e renderla sempre più vivibile e al passo con i tempi.

Questo investe anche la rete ciclabile?

Sì, dobbiamo rispondere alla forte richiesta generale di maggiori piste ciclabili, adeguate al nuovo codice stradale. Su di esse abbiamo investito buona parte dei primi fondi del PNRR, ma noi non guardiamo solamente alla realtà di Bologna come città, dobbiamo considerare tutto il suo territorio, quindi collegare la nostra città anche con i comuni circostanti e le loro piste ciclabili. Non solo: il lavoro non deve essere concentrato solo sulla costruzione di piste, ma dobbiamo anche pensare a tutti quei servizi necessari al ciclista, dai parcheggi al bikesharing. Il tutto poi va integrato con una politica più ampia, dedicata alla mobilità sostenibile, quindi all’uso dei mezzi pubblici.

Gli investimenti della Giunta Comunale sono particolarmente orientati verso la circolazione a due ruote
Gli investimenti della Giunta Comunale sono particolarmente orientati verso la circolazione a due ruote
Investire sulle piste ciclabili ha senso però se si valuta convenientemente anche la struttura urbanistica e orografica della città. Da questo punto di vista Bologna come si presenta?

Partiamo dal presupposto che la nostra città, come tutte quelle dell’Emilia ha una solida tradizione legata alle due ruote. La bici è molto usata, a dispetto di una città che non è completamente pianeggiante, considerando la sua parte collinare. Per questo l’uso delle e-bike è ideale come mezzo di spostamento, ma noi dobbiamo andare oltre incentivando anche l’uso del trasporto pubblico adeguato ai bisogni della città. L’obiettivo finale deve essere la riduzione del traffico automobilistico, che non va demonizzato, ma semplicemente inquadrato in un più ampio discorso dove il cittadino possa usufruire di varie alternative in base a distanze, bisogni, obiettivi.

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