Chi ha subito il furto di una bicicletta conosce bene il problema: anche quando il mezzo viene ritrovato, dimostrare che sia effettivamente il proprio può non essere così semplice. Foto, scontrini e numero di telaio possono aiutare, ma spesso mancano oppure non sono sufficienti. Da questa esigenza nasce Identibike, un sistema sviluppato in Toscana che punta a creare una vera identità digitale della bicicletta e, contemporaneamente, a mettere in comunicazione proprietari, Comuni e forze dell’ordine quando una bici rubata viene recuperata.
Il progetto, nato da un’iniziativa europea finanziata dalla Regione Toscana e promosso da Tages, è entrato da pochi mesi nella fase commerciale. A spiegarci il funzionamento alla scorsa Velo-city Conference di Rimini è stato Massimiliano Petri, responsabile scientifico di Identibike e ingegnere dei trasporti. «Identibike è un modo attraverso il quale ogni utente si costruisce la propria targa digitale della bicicletta», sintetizza Petri.


Card e tag NFC
Il punto di partenza è un kit composto da una card NFC e da un’etichetta, anch’essa dotata di sensore NFC, da applicare alla bicicletta. Attraverso l’app, l’utente associa entrambi i dispositivi al proprio mezzo e inserisce una serie di informazioni: tipologia della bici, produttore, modello, colore, presenza o meno della pedalata assistita e fotografie. Ogni kit corrisponde a una bicicletta.
Ma è soprattutto il concetto delle cosiddette “impronte” a caratterizzare il sistema (foto in apertura). «Di quel modello possono esserci mille biciclette uguali – spiega Petri – ma bisogna capire cosa differenzia la tua dalle altre. Può essere un adesivo, una scheggiatura, un graffio oppure delle iniziali inserite in un punto preciso. Ognuno si crea le proprie impronte».
L’utente fotografa quindi elementi distintivi della propria bici, preferibilmente particolari difficili da individuare immediatamente o da replicare. Tra i documenti caricabili può esserci anche lo scontrino d’acquisto. Le informazioni vengono inserite in un wallet digitale e memorizzate tramite blockchain; all’aggiunta della bicicletta viene creato un NFT collegato allo smart contract del servizio.
Secondo quanto indicato da IdentiBike, il sistema è costruito facendo riferimento anche al Regolamento europeo eIDAS. «Se tu vedessi in giro una bicicletta e dicessi “quella è la mia”, per dimostrarlo basterebbe riuscire a individuare una delle impronte. La polizia, però, per riconsegnartela dovrebbe anche verificarne la proprietà: noi cerchiamo di mettere insieme questi due aspetti».


Il ritrovamento cooperativo
La seconda parte del progetto è forse quella con le potenzialità maggiori: il ritrovamento cooperativo. L’idea è creare una rete nella quale gli enti pubblici possano registrare le biciclette rinvenute e non reclamate, costruendo progressivamente un database consultabile anche dai cittadini.
«Stiamo lavorando con alcune amministrazioni toscane – continua Petri – le biciclette che vengono trovate abbandonate in città vengono memorizzate nel sistema con una fotografia, le caratteristiche e il Comune che le ha ritrovate. Oggi ogni Comune tende ad avere il proprio registro: l’obiettivo è mettere tutto in rete».
Il database delle bici ritrovate è infatti accessibile anche a chi non è iscritto a Identibike e consente ricerche attraverso parametri come Comune, data del ritrovamento, tipologia, colore e marca. Per chi possiede invece una bici registrata nel sistema entra in gioco un ulteriore passaggio. Le immagini delle biciclette ritrovate possono essere confrontate con quelle dei mezzi presenti sulla piattaforma, in modo da individuare possibili corrispondenze.
«Se il sistema trova una bicicletta simile alla tua – spiega – può arrivarti una notifica con la fotografia e il luogo del ritrovamento. Tu guardi la bici e puoi dire che non è la tua oppure che pensi possa esserlo. A quel punto sei tu a dare accesso alle impronte alla polizia: loro non possono entrare autonomamente perché sono dati personali».
Il controllo decisivo avviene quindi fisicamente sulla bicicletta recuperata. Se uno dei segni distintivi memorizzati dall’utente viene individuato sul mezzo, il sistema permette di collegarlo al proprietario registrato.


Diffusione sistemica
E’ proprio la dimensione della rete a poter fare la differenza. Una bicicletta rubata a Pisa o Firenze potrebbe infatti ricomparire a centinaia di chilometri di distanza. Petri fa questo esempio: «La mia bici può essere ritrovata, ad esempio a Rovigo. La verifica viene fatta direttamente sul posto dalle forze dell’ordine. In prospettiva potrebbe essere anche a Londra: il principio non cambia».
Il limite, almeno nella fase attuale, è quindi legato alla diffusione del sistema. Più amministrazioni registrano le biciclette recuperate, maggiori diventano le possibilità di incrociare domanda e offerta, ovvero le denunce e i mezzi rinvenuti.
Per questo IdentiBike sta cercando di passare dalla dimensione comunale a quella regionale e, successivamente, nazionale. «E’ un sistema a rete. Non possiamo pensare commercialmente di andare Comune per Comune: deve diventare uno standard. Stiamo ragionando prima su una scala regionale e siamo già in contatto anche con ANCI».


Il concetto di blockchain
Curiosa anche la genesi del progetto. «Quando ho comprato casa in provincia di Pisa – ricorda Petri – la figlia della venditrice era, ed è, una docente del Dipartimento di Informatica dell’Università di Pisa, la quale mi iniziò a parlare di blockchain. Io lavoravo da anni sul problema del furto delle biciclette e dell’identificazione: ho unito le due cose ed è nato questo progetto».
Identibike non vuole dunque essere un antifurto nel senso tradizionale: non impedisce materialmente a qualcuno di portare via una bicicletta. Cerca piuttosto di risolvere quello che succede dopo il furto, costruendo un’identità verificabile del mezzo e un sistema attraverso il quale una bici ritrovata possa tornare al proprietario anche lontano dal luogo in cui è stata sottratta.
Una distinzione importante, perché contrastare i furti significa certamente utilizzare buoni lucchetti e parcheggi sicuri, ma anche rendere più semplice riconoscere, tracciare nella sua storia e restituire una bicicletta quando, finalmente, ricompare.







