Pinarello ha lanciato la Dogma XC, la sua mountain bike ad altissime prestazioni, tre anni fa. In sella a quel gioiellino Tom Pidcock ha conquistato l’oro ai Giochi Olimpici del 2024, il titolo europeo nel 2025 e quest’anno il suo secondo titolo iridato in Val di Sole. Lo storico brand trevigiano però non si accontenta, e pochi giorni fa ha lanciato Dogma XCT, una MTB che vuole portare tutte le qualità della Dogma XC anche sui percorsi che vanno oltre il classico cross country.
L’obiettivo non è più soltanto trasferire ogni watt possibile sulla salita e rendere la bici il più leggera possibile e rapida nei rilanci. La XCT vuole mantenere quell’efficienza, aggiungendo però controllo e sicurezza quando il percorso diventa più lungo, tecnico e imprevedibile. Per fare questo Pinarello non è intervenuta tanto sulle sospensioni (che comunque sono differenti), ma sull’insieme generale di geometria, cockpit e componenti.
Perché le gare di Marathon e downcountry richiedono di pedalare per più tempo, ma anche di affrontare discese e sezioni tecniche più lunghe, su terreni più vari e impegnativi. Così la gamma agonistica di Pinarello raddoppia, e con l’arrivo della nuova Dogma XCT la “vecchia” XC cambia nome e diventa Dogma XCR. Due armi per affrontare ad altissima velocità ogni percorso fuoristrada.




Più margine quando il terreno cambia
Entriamo subito nei dettagli. La differenza fra Dogma XCR e XCT non sta tanto nelle sospensioni, che in entrambi i casi arrivano a 120 millimetri, anche se nella XCT sono meccaniche e non elettroniche. Quanto, invece, nel modo in cui la bici riesce per sfruttarla. Sulla XCT geometria, posizione di guida e componenti lavorano di comune accordo per dare più controllo quando il terreno rimane tecnico per più tempo, mantenendo però la precisione di guida fondamentale per continuare a pedalare forte.
Per quanto riguarda il reggisella telescopico, la nuova XCT monta il Fox Transfer con un’escursione che varia da 120 a 150 millimetri in base alla taglia, permette di abbassare la sella nelle discese e affrontare al meglio anche i tratti tecnici più lunghi. Anche gli pneumatici vanno in questa direzione. I Maxxis Rekon da 2,4 pollici offrono più appoggio, rendono più facile affrontare anche i fondi sconnessi. Non è quindi una bici semplicemente più “morbida” della XCR, ma una bici pensata per avere più margine di manovra quando il percorso si fa difficile per più tempo.


Qualità Dogma, con un altro carattere
Il telaio della XCT rimane quello di altissimo livello della precedente Dogma, in carbonio TorayCa M40J, e anche le ruote DT Swiss XRC1200 sono stesse. Cambia invece il cockpit, che nel nuovo modello non è in monoscocca integrato, ma si tratta di un manubrio in carbonio e un attacco manubrio separati firmati Race Face. Questa scelta per avere una posizione complessivamente più rialzata, e dunque più confortevole quando si affrontano le lunghe distanze.
La differenza si nota anche dal gruppo scelto, che nella XCT è lo Shimano XTR Di2 a 12v, a differenza dello Sram XX SL Eagle AXS montato sulla XCR. Questa nuova configurazione, comunque di altissimo livello, grazie al monocorona da 32 e il pacco pignoni 10-51 è leggermente più agile e quindi più adatta alle salite più lunghe che si trovano nel Marathon.
Accanto alle due Dogma che sono il nuovo vertice di Pinarello per la MTB, il brand ha presentato anche la nuova XC Series. Si tratta di una gamma che riprende la stessa doppia interpretazione del cross country, utilizzando però un telaio in carbonio TorayCa T900, quindi leggermente meno pregiato, e componenti in generale più accessibili.


Modelli e prezzi
Arriviamo ai diversi modelli e ai relativi prezzi. La nuova Dogma XCT viene proposta a 13.500 euro, contro i 15.000 della Dogma XCR, che rimane quindi il modello più esclusivo. La XC Series comprende invece la XCR9 a 8.700 euro, XCT9 a 8.000 euro e infine la più accessibile, la XCT7 a 6.500 euro.







