La consegna del Cycling Infrastructure Award da parte dell’ECF è solo una delle testimonianze del successo che la nuova struttura del lungomare di Rimini ha ottenuto nel tempo. La trasformazione da una parte di città ad alto tasso di circolazione strada a vero e proprio parco lineare dedicato ai pedoni, ai ciclisti, insomma mettendo al centro l’ambiente e la mobilità sostenibile. Il Parco del Mare è una delle eccellenze italiane nel mondo e ha portato Rimini a cambiare completamente non solo il suo impatto visivo, ma la sua stessa identità culturale e urbana.


Un cambio profondo, uscendo da quei luoghi comuni che volevano Rimini come città autocentrica e dedita solo ed esclusivamente al turismo balneare, scenario dei film italiani anni Ottanta dal sapore godereccio. Ma chi ama la città sapeva benissimo che c’era tanto altro ma serviva un vero cambio di rotta. Che passava attraverso un completo ridisegno urbano: infrastrutture verdi al posto di autostrade.
Di questo passaggio è particolarmente orgoglioso l’Assessore alle Politiche per la Mobilità Mattia Morolli: «Nasce da due tipi di esigenze: innanzitutto ripensare alla città di Rimini come elemento turistico di dimensione nazionale e internazionale. Questo significa interpretare esigenze come utilizzare lo spazio libero, le nuove tendenze legate al benessere, al vivere all’aperto e il fatto che l’organizzare manifestazioni legate al wellness era momento di studio di come il mondo cercava delle tendenze e degli elementi legati al tempo libero».


E la seconda esigenza?
Era ancora più urgente, legata al tema dell’innalzamento delle acque, quindi dovevamo pensare anche a un Parco del Mare che doveva essere sopraelevato. Mettendo insieme il tutto, non abbiamo dimenticato che Rimini è una città dalle mille identità oltre a quella balneare, ad esempio ha una fiera che è la seconda in Italia per numero di persone e fatturato e anche per l’utilizzo intenso del Palacongressi, quindi dobbiamo considerare un turismo non solamente balneare ma anche legato al business.
Il risultato è stato la riqualificazione del Parco del Mare?
Sì, perché riqualificare la passeggiata di circa 15 chilometri da Miramare a Torre Pedrera non bastava più, dovevamo pensare a qualcosa di più corposo. Si è iniziato con il tratto di Marina Centro e anche il tratto che va a Rimini Nord, quindi 7 chilometri che vanno da Torre Pedrera fino a Rivabella. Dopodiché abbiamo fatto Rimini Sud e nel giro dei di questi anni anche altri tratti molto importanti. Abbiamo affrontato mille ostacoli, dal Covid al reperimento dei materiali fino all’innalzamento dei costi, ma non ci siamo mai arresi per regalare alla città qualcosa di unico. Ora la cittadinanza, indipendentemente dalla parte dell’anno, in bicicletta piuttosto che a piedi, può vivere uno spazio all’aperto.


Tutto ciò quanto ha influito sul traffico automobilistico, su quella parte di Rimini che vive ancora delle quattro ruote?
Non ci siamo dimenticati di questa dimensione: lo scorso luglio abbiamo inaugurato un parcheggio interrato di ben 320 posti su due piani, a pochi passi dalla battigia. Non abbiamo pensato solo alla riqualificazione estetica, funzionale, dei tempi e dei ritmi, ma anche a mettere in campo situazioni utili per dare risposta alle persone che poi con la macchina scelgono di venire al Parco del Mare, per accompagnare i familiari, chi ci lavora, chi fa servizi.
E per quanto riguarda la circolazione delle auto, c’è stata una penalizzazione o avete trovato percorsi alternativi al traffico abituale del lungomare?
Nella zona nord sono state allargate tre vie che sono Domeniconi, Mazzini e Caprara, quindi passando da un senso unico a due sensi. Le auto non andando più sul lungomare, hanno trovato la possibilità di sfogarsi su quella che è una via che costeggia la parte della ferrovia. Stesso discorso per Via delle Regine diventata anche questa a doppio senso. C’è qualche situazione di promiscuità, tipo quando la mattina c’è la consegna del materiale per le attività turistiche piuttosto che ristoratorie, ma attualmente a quattro anni dal suo varo, la viabilità ha retto.


Avete pensato anche al trasporto pubblico?
Certamente. In zone strategiche abbiamo anche visto la maturazione di un servizio come il metro mare, che è una metropolitana di costa su corsia riservata che nel tratto che va dalla stazione di Rimini fino a Riccione, ha una grande risposta per la zona sud. E la zona sud è quella che ha circa il 60 per cento del numero di alberghi nel territorio comunale, quindi ci ha permesso anche di pensare a uno snellimento molto importante della circolazione.
In tutto ciò la bici ha trovato nuovi spazi?
Certamente, anche perché a Rimini godiamo di un clima molto buono e quindi il riminese la utilizza anche nei mesi più freddi e il fatto di aver dato delle ciclabili in sicurezza e con una valutazione estetica importante, ha fatto sì che la diffusione delle biciclette sia aumentata notevolmente contribuendo a cambiare le abitudini.


La nuova conformazione del lungomare certamente è un colpo d’occhio che colpisce, conoscendo il passato di Rimini come città basata sul turismo balneare. Che risposte avete avuto in sede internazionale?
Fatti salvi i premi vinti in questi anni, le testimonianze mi sono arrivate dalle colleghe che ho avuto all’urbanistica, che spesso hanno accompagnato colleghi sindaci di svariate realtà nazionali e internazionali a vedere l’opera anche da un punto di vista di informazione tecnica, perché poi alla fine lavorare a pochi metri dal mare è sempre bello per gli occhi, ma è stimolante per la parte ingegneristica e architettonica. Rimini ha fatto da apripista.







