CycleSafely è la prima app che rende i ciclisti visibili agli automobilisti tramite il GPS. Il punto di partenza è quello drammatico dei 2.100 ciclisti uccisi ogni anno sulle strade europee: solo in Italia nel 2025 sono stati 222. Ci si dispera nell’invocare uno scatto culturale, si dibatte sull’utilità o meno del casco auspicando che la velocità delle auto si riduca per il senso di una qualche responsabilità, ma intanto è bene che ciascuno di noi faccia il possibile per rendersi visibile.
Va bene la lucina dietro, rossa e lampeggiante oppure fissa. Preziosa quella bianca anteriore, per essere visti quando l’autoveicolo che proviene dalla direzione opposta inizia il sorpasso con la pretesa di non travolgerti. Va molto bene il Varia di Garmin e ogni dispositivo simile che segnali l’arrivo dell’auto. Ma finora la… trasmissione è stata a senso unico: il ciclista segnala la sua presenza e l’automobilista può vederlo oppure no. Considerando che la maggior parte degli incidenti mortali deriva dalla distrazione del conducente e la distrazione è spesso imputabile all’uso (vietato) del telefono alla guida, non c’è lucina che tenga.


Il segnale parte dal GPS
Con CycleSafely invece nell’auto che stia per avvicinarsi a un ciclista (distanza non inferiore ai 100 metri) arriva una notifica proprio tramite lo smartphone. Il GPS che viaggia sulla bici invia infatti la posizione ogni 3-5 secondi, mentre nell’auto gli avvisi arrivano in tempo reale, come pure è in tempo reale l’aggiornamento della mappa che segnala la presenza del ciclista.
Quando l’avvicinamento sta per completarsi, viene emessa una notifica (suono e vibrazioni sono opzionali), che tiene conto anche del filtro sui falsi avvisi che è sempre attivo. E questa a ben vedere è una vera chicca: la riduzione dei falsi avvisi fa sì che l’automobilista possa concentrarsi su dati attendibili. Non a caso quelli più vecchi di 30-60 secondi vengono scartati in modo che non vengano segnalati anche ciclisti non più presenti.


L’ispirazione da Google Maps
Per farci spiegare meglio il funzionamento di CycleSafely ci siamo rivolti direttamente al suo ideatore Enrico Poggio, genovese, già corridore e ora triatleta, che l’ha ideata dopo essere stato investito e aver subito la frattura del polso.
«Proprio considerando la possibilità che l’automobilista pensi ai fatti suoi e non veda la luce del ciclista – dice – ho cominciato a pensare a cosa poter fare per renderci veramente visibili. La prima idea era partita dal creare un vero e proprio dispositivo che andasse a integrarsi con Google Maps, ma l’abbiamo accantonata perché non era fattibile. Invece con un amico sviluppatore, abbiamo pensato di creare un’app che abbia la stessa logica di Google Maps, che gestisce in maniera autonoma determinate segnalazioni, come ad esempio le code. Arrivare nell’orbita di Google è lungo, per cui il passaggio obbligato al momento è che il ciclista e l’automobilista scarichino entrambi l’app. E questa, una volta attivata, inizia a fare il suo lavoro».


Come lavorerà CycleSafely?
Al momento stiamo ragionando di una web app, ma la versione finale lavorerà in back-end, in modo che l’automobilista la attivi, metta giù il telefono e poi in caso di avvicinamento di un ciclista sentirà arrivare il messaggio di notifica. La distanza perché arrivi il segnale si può impostare, ma non potrà essere inferiore ai 100 metri, perché un’auto che va a 50 all’ora impiega troppo poco per percorrerli.
Quindi l’automobilista sale in auto e attiva l’app, il ciclista inizia a pedalare e attiva l’app e poi sarà il GPS a fare tutto?
Questa è l’idea. Stiamo cercando di capire come gestire l’aspetto della privacy e su questo bisogna muoversi in mezzo a mille leggi. E possibile che l’applicazione lavori sempre in back-end, che riconosca che la persona sta guidando e questo sarebbe la cosa migliore. Si potrebbe immaginare un classico giroscopio, per cui nel momento in cui il telefono capisce che l’auto sta per muoversi, mandi la richiesta per l’attivazione dell’app. E’ chiaro che si potrebbe obiettare che in questo modo tutti i movimenti dell’automobilista sarebbero tracciati, ma è quello che succede regolarmente a chi usa Google Maps e ha tutti gli itinerari memorizzati.


Come procederà la sperimentazione?
Quello che vogliamo fare è usare il Comune di Genova come Comune pilota. E’ inutile avere 5 mila ciclisti sparpagliati per l’Italia che usano l’applicazione, quando sarebbe molto più attendibile un test fatto con 5 mila ciclisti nella sola Genova. Vorremmo renderci visibili anche alle istituzioni, perché di fatto si va a risolvere il problema della sicurezza stradale che, bene o male, tocca tutti ed è un tema molto sentito. Se poi il mercato genovese apprezzerà, si potrà passare ad allargare il raggio di azione.
Probabilmente lo scoglio più alto sarà convincere l’automobilista a scaricarla e usarla. I ciclisti infatti hanno ben chiaro di doversi proteggere…
L’app ha due modalità: ciclista e automobilista. Il vero costo è di gestione ed è quello dei server necessari per gestire le chiamate, che non saranno poche. Nonostante questo, l’idea è di renderla totalmente gratuita per l’automobilista, in modo che sia incentivato a scaricarla. Invece per il ciclista avrà un costo mensile inferiore al prezzo di una camera d’aria. Gli stessi soldi per la strategia di marketing saranno destinati al 60% verso l’automobilista e il restante 40% sul ciclista.


In cosa consisterà questa strategia?
Sarà legata al fatto che se avviene un incidente con conseguenze gravi, l’iter burocratico è pesante e a livello emotivo ne esci distrutto. Quindi abbiamo pensato di interfacciarci direttamente con le assicurazioni, che avrebbero il loro interesse a evitare gli incidenti che causano lesioni o addirittura la morte di qualcuno. Perché ovviamente loro guardano il lato economico e se si investe una persona, ci sono parecchi soldi da sborsare.
Quali sono i prossimi step?
Il progetto è in fase di revisione da parte di un bando emanato dal Ministero del Made in Italy. Se viene accettato, la previsione è di avere una versione beta in test entro giugno, da usare su Genova con 50-100 tester che saranno individuati tramite la FIAB e altre associazioni. Dopodiché, se tutto funziona, c’è il processo di revisione da parte di Apple Store e di Google Play Store. Una volta che loro l’hanno accettato, revisionato, controllato, l’idea è appunto avere un’app funzionante e utilizzabile dal ciclista e da automobilista a inizio settembre.







