PADOVA – Le G.Round non iniziano il giorno della pedalata, ma la sera prima, con un pre-evento che è un po’ raduno, un po’ (poco) briefing e un po’ (molto) festa. Serve a ritrovare i vecchi amici che arrivano apposta da tutta Italia, a conoscerne di nuovi, a creare già quell’atmosfera che rende le G.Round quelle che sono.
Cioè un’occasione per pedalare senza fretta sullo sterrato, certo. Ma anche per costruire grazie alla bicicletta una comunità, aperta e inclusiva, di persone che condividono una serie di valori. Il loro motto non a caso è A.B.A.W., All Bikes Are Welcome.
Questo per dire che la sera di venerdì scorso, si sono ritrovati già una buona parte dei 250 iscritti che la mattina dopo sarebbero partiti per uno dei due percorsi sui Colli Euganei. Molto accento toscano nell’aria (le G.Round sono nate a Firenze e non fanno nulla per nasconderlo), ma anche parlate provenienti da tutto il Centro e il Nord Italia.


La partenza tra la nebbia
Bene, sarà perché era la nostra prima esperienza a quest’evento e vogliamo capirne l’essenza fino in fondo, sarà perché questo pre-evento era organizzato dagli amici della Ciclofficina La Mente Comune di Padova. Fatto sta che la serata è andata per le lunghe, al punto che non serviva essere un preparatore atletico per capire che l’ora in cui siamo andati a dormire poco si confacesse a dover affrontare la mattina successiva una pedalata di un’ottantina chilometri, la maggior parte dei quali in sterrato e con un certo dislivello.
Ma il bello di eventi come le G.Round in cui non esiste una classifica e si pedala solo per il gusto di pedalare, e per il gusto ancora più dolce di pedalare per pedalare assieme a dei propri simili, è che l’importante è esserci, partecipare, senza dover pensare alla prestazione.
Alla partenza c’è molta nebbia, pare più novembre che fine febbraio. Nella prima parte del percorso pedaliamo tra gli argini in un’atmosfera uterina (come diceva Umberto Eco, che di nebbia se ne intendeva), affiancando i canottieri che scivolano silenziosi sull’acqua dei canali. Ma è piacevole questo primo tratto in cui viaggiamo tutti assieme, utile per sciacquare via il sonno e scaldare un po’ mani e gambe in attesa di arrivare sui Colli.




L’apprezzatissimo ristoro firmato Bergamont
Anche perché appena ci arriviamo ad aspettarci c’è subito una salita di quelle che non si vorrebbero mai fare dopo una serata lunga, e forse mai in generale nella vita. Rampe al 20-25% su un fondo sterrato reso ancora più infido dalla pioggia dei giorni precedenti. In pochi, pochissimi, riescono a farla in sella, tutti gli altri formano una lunga processione di gravellisti appiedati. In cima, comunque, in qualche modo ci arriviamo.
Appena spiana, oltre alla fine di quelle pendenze irragionevoli appare anche, miraggio in mezzo alla nebbia, il ristoro volante messo in piedi come nelle altre prove dai ragazzi di Bergamont. Non l’abbiamo ancora detto ma è grazie a loro se siamo qui, avendoci fornito non solo l’invito ma anche una bici – la Grandurance 20 – da provare. Il ristoro è semplice ma funzionale, in pieno stile G.Round. Sopra una cargo elettrica fatta arrivare lì non si capisce come, ci sono un thermos di thè e uno di caffè, biscotti, wafer e cioccolata, e acqua per le borracce.
Ci fermiamo a lungo, godendoci una buona dose di caffè che in quel momento, dopo i bagordi della sera prima, ci sembra molto più utile di qualunque borraccia di carboidrati isotonici (qualora esistessero). Quando arriva Andrea Benesso, che oltre ad essere il capo del BAM! è anche un grande conoscitore dei Colli, fa notare che la salitaccia che abbiamo appena affrontato normalmente si percorre solo in discesa. E allora ci sentiamo in diritto di restare ancora un po’, a farci un’altra dose di caffè.
O almeno ci proviamo, perché poco dopo gli organizzatori della G.Round Padova usano il loro piglio toscano per far notare alla combriccola che non possiamo restare tutti fermi un’ora dopo solo 25 chilometri. Sennò la ribollita – premio finale per chi arriverà in fondo – rischiamo di mangiarla a cena.


E’ Veneto o Toscana?
Dunque ripartiamo, un po’ alla volta la nebbia se ne va e ognuno trova il proprio ritmo. Il caffè ha fatto il suo dovere, le gambe iniziano a girare abbastanza bene, o comunque meglio di prima, e alterniamo tratti rilassati ad altri più veloci. Quanto è bello seguire una traccia e sapere che più avanti e più indietro si troveranno sempre altre persone simili a noi, che hanno scelto di pedalare quel giorno sullo stesso nostro percorso.
Saltiamo tra un gruppetto e l’altro, il sole primaverile è oramai uscito stabilmente e ad un certo punto si apre davanti a noi uno scorcio che non si direbbe tipico del Veneto. Strada di ghiaia bianca sul crinale di una collina, con cipressi annessi, e tutto attorno altre colline coltivate a vino. Sembrano la Toscana questi Colli Euganei. Sarà per questo che i fiorentini delle G Round hanno deciso di spingersi quassù?
La sensazione che non si tratti di un caso si rafforza quando arriviamo ad Arquà, o meglio ad Arquà Petrarca, perché qui il poeta toscano ha passato gli ultimi anni della sua vita.


Il terzo tempo, tra ribollita e 883
Ormai il più è fatto, manca solo un’ultima salita e poi il ritorno, di nuovo tra gli argini sterrati, in pianura fino all’arrivo. Il contachilometri segna 83 chilometri con 1.100 metri di dislivello. Riconsegniamo ai ragazzi di Bergamont la loro Grandurance 20 che oggi ha fatto egregiamente il suo lavoro. Sia quando c’era da salire (ma soprattutto scendere) su terreni anche molto sconnessi, sia quando abbiamo galoppato un po’ sui (rari) tratti pianeggianti asfaltati, questa gravel in alluminio si è sempre comportata molto bene.
Se è vero che le G. Round iniziano il giorno prima della pedalata, è anche vero che non finiscono sulla linea d’arrivo. Tra un piatto di ribollita (che tutti sono riusciti a mangiare all’orario stabilito), una birra e il dj che mette musica anni ’90, c’è tutto il tempo per un terzo tempo come si deve. Noi però abbiamo già dato la sera prima e attorno alle 17, mentre dalle casse esce Nord Sud Ovest Est degli 883 lasciamo la festa, quando ancora decine di persone stanno bevendo e ballando.
Ma ora abbiamo conosciuto la tribù della G.Round, la sua inclusività e la sua leggerezza, e faremo in modo di tornarci anche l’anno prossimo.







