Dalle gare di enduro alla cura dei sentieri, fino alla creazione di una vera destinazione per la mountain bike. E’ il percorso di Maglia Nera APS, associazione friulana che ha contribuito all’organizzazione dell’IMBA Gathering, svoltosi il 24 e 25 ottobre a Nimis, in provincia di Udine.
Proprio raccontando quell’evento, Edoardo Melchiori, presidente di IMBA Italia, ci aveva parlato dell’esperienza di Maglia Nera e della Bernadia Trail Area (foto in apertura), indicandole come esempio di gestione dei percorsi e collaborazione con le comunità locali.
Abbiamo quindi approfondito la storia dell’associazione con il suo presidente, Massimiliano Misdaris. Una storia fatta di biciclette, volontariato e sentieri dimenticati che tornano a vivere.


Massimiliano, non possiamo che partire dal nome: perché avete scelto Maglia Nera?
Siamo nati nel 2014, quando io, Stefano e altri tre amici abbiamo deciso di creare un’associazione per partecipare alle gare di enduro. Volevamo divertirci, più che primeggiare. Da qui l’idea della maglia nera, quella dell’ultimo classificato al Giro d’Italia. Poi abbiamo scoperto la storia di Giuseppe Ticozzelli, calciatore che partecipò al Giro con la maglia nera del Casale, con una stella bianca. Era amico di Costante Girardengo e correva con uno spirito particolare: andava in fuga, ma poi si fermava a mangiare nei ristoranti in attesa che ripassasse il gruppo. Ci siamo riconosciuti in quel modo di vivere il ciclismo, fatto di passione, amicizia e voglia di scoprire posti nuovi.
All’inizio, però, eravate soprattutto un’associazione agonistica.
Sì, collaboravamo anche all’organizzazione della Matadown, una downhill marathon sul Monte Matajur: circa 12 chilometri e 1.600 metri di dislivello, dalla cima fino a San Pietro al Natisone. Noi ne curavamo la parte tecnica. Ma abbiamo sempre pensato che non possa esistere la mountain bike senza sentieri. Nel 2014 ho scoperto su Facebook IMBA Italia, che stava nascendo, e ho preso contatto. Siamo stati tra le prime associazioni italiane a sostenerla. Nel 2016 abbiamo organizzato un workshop di trail building a Udine, poi altri a Gemona e Nimis.


Come siete arrivati alla Bernadia Trail Area?
Nel 2019, dopo l’esperienza della Matadown, abbiamo iniziato a recuperare i vecchi sentieri intorno a Nimis. Qui, anni prima, esisteva anche un “pistino” di slopestyle molto conosciuto, per cui abbiamo ripulito tracce che un tempo venivano percorse a piedi o in bicicletta, ma che la vegetazione aveva praticamente cancellato. Durante il Covid molte persone hanno riscoperto la natura e hanno cominciato a conoscere il nostro lavoro.
Che cosa trova oggi un biker nella Bernadia Trail Area?
Abbiamo dodici sentieri, divisi principalmente in due zone. Quella di Lugnesie, a cinque minuti di pedalata dal paese, comprende tre sentieri che, collegati in un anello, sviluppano circa 12 chilometri. Sono perfetti anche per allenarsi dopo il lavoro. Gli altri nove sono sulla Bernadia, dove abbiamo recuperato molti vecchi tracciati. A questi si aggiunge una terza zona con piste forestali, più orientata al cicloturismo.


Sono itinerari ad anello?
Sì, sono tutti ad anello, ma si possono modificare facilmente. Chi vuole evitare un sentiero nero può affrontare il giro in senso opposto e rientrare su una discesa più semplice. Sono tracciati adatti soprattutto alle e-MTB, visti i rilanci e le contropendenze, ma vengono utilizzati anche da molti appassionati di cross country.
Quanto lavoro richiede mantenere percorribile questa rete?
Usciamo praticamente ogni settimana, almeno il sabato e spesso anche un secondo giorno. Quest’anno siamo arrivati a 750 ore di manutenzione. Non significa soltanto tagliare la vegetazione. Interveniamo sui tratti erosi dall’acqua, sistemiamo le pendenze laterali per favorire il drenaggio e cerchiamo di rendere i sentieri più sostenibili nel tempo. Non vogliamo snaturarli o abbassarne la difficoltà, ma mantenerli sicuri e percorribili.


Edoardo Melchiori ci ha raccontato che avete conquistato la fiducia degli abitanti di un piccolo borgo. Che cosa è successo?
A Chialminis, dove vivono soprattutto persone anziane, molte con più di 75 anni, volevamo realizzare una variante e siamo andati a chiedere chi fossero i proprietari dei terreni. Tutto è cominciato intorno a un tavolo, con un bicchiere di vino, formaggio e salame. Abbiamo spiegato che tenevamo a quei luoghi e alle persone che ci abitavano. Poi siamo andati insieme ai proprietari e alla Forestale a vedere che cosa si potesse fare.
E alla fine?
Alla fine abbiamo ottenuto il consenso. Il giorno dell’inaugurazione c’erano più abitanti del borgo che biker! Erano tutti lì, gli anziani del paese, e quando li abbiamo ringraziati è partito un applauso incredibile. Avevamo riportato alla luce luoghi che ricordavano dalla loro infanzia. Abbiamo conquistato i loro cuori.
Anche il nome del sentiero nasce dalla memoria del paese?
Sì, si chiama Korito. E’ un termine locale che significa “catino” e probabilmente richiama le vasche dove un tempo si andava a prendere l’acqua. Abbiamo chiesto agli abitanti come chiamassero quel luogo. Cerchiamo sempre di dare ai sentieri nomi legati alla storia e alla geografia locale. Non vogliamo soltanto creare percorsi per le biciclette, ma recuperare un patrimonio del territorio.


Per voi di Maglia Nera quanto conta il rapporto con le istituzioni?
E’ fondamentale. Collaboriamo con i Comuni e con le stazioni forestali. La Comunità di montagna ha sottoscritto con noi una convenzione che comprende i dodici sentieri della Bernadia Trail Area e finanzia parte della manutenzione ordinaria, in particolare gli sfalci estivi e autunnali. I Comuni hanno dato il patrocinio al progetto e anche all’IMBA Gathering. E’ importante lavorare con le autorizzazioni necessarie e confrontarsi con chi conosce il territorio, non intervenire autonomamente nei boschi.
Come possono organizzare un’uscita i bikers che non conoscono la zona?
I nostri itinerari sono disponibili su Mowi Bike e su FVG Outdoor, l’applicazione ufficiale di PromoTurismoFVG. Il fatto che l’ente turistico regionale ci abbia consentito di pubblicare i percorsi sulla propria piattaforma è un riconoscimento importante. Chi preferisce essere accompagnato può contattare le guide presenti nella nostra associazione, Ennio De Crignis e Alessio Somma. Non abbiamo invece un servizio shuttle: con le e-MTB e i percorsi ad anello è meno necessario.


C’è spazio anche per chi pedala in gravel?
Certamente, soprattutto sulle piste forestali della terza area. E’ un gravel un po’ avventuroso, perché qui le salite sono più marcate rispetto alle classiche colline dolci. Abbiamo due percorsi dedicati, oltre agli itinerari di fondovalle e alla ciclabilità delle rogge, che permettono anche di raggiungere Udine. La nostra idea è offrire modi diversi di scoprire il territorio. E soprattutto continuare a prendercene cura, perché un sentiero non deve essere sistemato soltanto in occasione di una gara: deve restare vivo tutto l’anno.
Maglia Nera Aps







