Non sono molti gli eventi capaci di unire il piacere di una pedalata con la scoperta di angoli nascosti di una città ricca di cultura e di vissuto come il capoluogo partenopeo. La Napoli Obliqua è uno di questi ed è andata in scena la scorsa domenica sotto la regia dell’Associazione Napoli Pedala, il cui presidente, Luca Simeone, ha dichiarato: «Con Napoli Obliqua vogliamo continuare a dimostrare che la bicicletta è uno strumento di esplorazione, conoscenza e riappropriazione dello spazio pubblico. Attraversare luoghi normalmente non accessibili, riscoprire collegamenti dimenticati e mettere in relazione persone, quartieri e territori significa immaginare una città più aperta, accessibile e vivibile».
Al via sono stati in circa 250 a cimentarsi, in sella alle proprie MTB (ma anche alcune gravel) tra le scalinate del centro città (foto in apertura) e le colline limitrofe, ovvero dal quartiere Sanità al Bosco di Capodimonte, dai sentieri del Bosco della Salandra fino ai panorami dei Campi Flegrei.
«La partecipazione di tanti appassionati – ha continuato Simeone – insieme a quella di ragazzi giovanissimi, ci conferma che esiste una forte voglia di conoscere Napoli in modo diverso, con lentezza e curiosità. E dimostra che la bici può essere un mezzo di trasporto formidabile anche nel quotidiano, utile all’ambiente e capace di contrastare il caro carburanti».




L’arte nel decumano
Ci sono stati alcuni incontri che i bikers ricorderanno: uno di essi è stato presso la Fondazione Morra Greco, dove i pedalatori hanno avuto modo di ammirare l’opera multisensoriale “Brucialacrime“ di Renato Grieco. Ce ne parla meglio Mariano Iadanza che per la Fondazione si occupa di progetti e fundraising.
«La Fondazione – racconta con la passione di chi ama l’arte – sorge nei pressi di Via dell’Anticaglia ed in occasione della Napoli Obliqua abbiamo voluto offrire una visita un po’ diversa, creando un connubio tra la sostenibilità dei pedalatori e quella sociale e ambientale della cittadinanza».
Il senso dell’iniziativa è stata quello di valorizzare il decumano dell’Anticaglia, non tra i più conosciuti a Napoli. «Eppure – continua Iadanza – questa strada mantiene gli esercizi di vicinato ed una prossimità relazionale lontana dalla gentrificazione. L’obiettivo non è trasformare questa via appannaggio solamente dei turisti ma anche di capire cosa c’è oltre i portoni.
«L’installazione “Brucialacrime” è multisensoriale perché dei performers hanno creato un bouquet di odori successivo al loro girovagare per la città dove hanno incontrato i profumi delle spezie, della gastronomia, della Napoli Sotterranea, dei rifugi…».
Quello che i partecipanti alla Napoli Obliqua hanno potuto carpire è la sensazione di una Napoli elegante e fuori dal comune: «I ciclisti, durante la visita, sono rimasti colpiti dall’eleganza gentilizia del cinquecentesco Palazzo Caracciolo di Avellino in contrasto con le realtà della zona. E tutto ciò gli è sembrata in linea con la mission che stavano portando avanti, ovvero di una pedalata per il centro che fosse anche in grado di stupire».




I fiocchi di neve… Per il palato
Un’altra sosta da raccontare è stata quella presso la pasticceria Poppella, nata nel 1920. L’erede Ciro accoglie ogni anno i partecipanti alla Napoli Obliqua con vassoi pieni dei suoi fiocchi di neve: «Si tratta di un pan brioche – racconta Ciro Poppella – nato casualmente 16 anni fa che nel giro di 5 anni è diventato virale tanto che oggi a migliaia lo mangiano. Dopo una maturazione di 26 ore lo riempiamo con crema di ricotta».
La pasticceria Poppella si batte per il rilancio del quartiere Sanità, dove si trova la sua sede storica anche ampliando gli spazi per ciclisti e pedoni: «Grazie a dei fondi europei – spiega Poppella – il Comune farà marciapiedi più larghi. Vi dico che appena avrò l’autorizzazione metterò subito dei portabici».
Il connubio con Napoli Obliqua è piaciuto subito, soprattutto la voglia dell’evento di far scoprire una città nascosta a chi viene da fuori. E anche agli stessi napoletani: «La pedalata – conclude il pasticcere – porta alla scoperta di posti che a volte nemmeno io conosco. La cosa che più mi fa piacere, oltre ai complimenti per i nostri dolci, è quando un partecipante si fa un selfie con me e poi, negli anni successivi, ci viene a trovare e mi mostra quella stessa foto scattata alla Napoli Obliqua».




Promotori dello stesso messaggio
Le parole di Poppella si ricollegano a quelle che ci ha detto in conclusione Luca Simeone: «La Napoli Obliqua è nata perché c’era una narrazione di Napoli che non ci piaceva e che volevamo cambiare. Vogliamo dimostrare che esiste una Napoli diversa, fatta di incontri sorprendenti. La cosa bella è che molti dei partecipanti che vengono a trovarci da fuori poi diventano essi stessi promotori di questo nostro messaggio».
Con questa cicloturistica “obliqua” si è concluso anche il Napoli Bike Festival 2026, avviato a marzo e articolato in numerose iniziative dedicate alla bicicletta, alla mobilità sostenibile e a differenti modi di vivere e attraversare il territorio. Un percorso che ribadisce una visione chiara: pedalare non significa soltanto spostarsi, ma contribuire a ripensare lo spazio pubblico, mettendo al centro le persone, il diritto alla mobilità e la possibilità di vivere la città in sicurezza.







