Puoi essere stradista nel midollo, ma se ti becca con le difese abbassate, il gravel ti acchiappa e non ti lascia più. Questa volta, ultimo di tanti esempi, è toccato a una ragazza con tanta grinta di nome Vittoria Ruffilli, che ha corso nel 2026 con la squadra professional spagnola Laboral Kutxa-Fundacion Euskadi.
Conclusa la stagione della strada e invitata dall’organizzatore Luca Massa, la ragazza di Novara ha viaggiato fino alla partenza della Sardinia Gravel Race: gara di quattro tappe a Oristano. E anche se il punto di partenza è stato partecipare a una competizione, l’esito finale è stato quello di innamorarsi della disciplina, del clima che si è creato fra i partecipanti, della solidarietà fra atleti e dei paesaggi che, pur sotto sforzo, l’hanno lasciata senza fiato.


Una professionista in Sardegna
Del passaggio di mentalità e di stato ti accorgi parlando con lei. La prima fase della nostra intervista è stata in linea con quello che si fa di solito con i corridori: preparazione, percorso, ambizioni, fatica e tutto quello che su una rivista come bici.STYLE non avrebbe neppure cittadinanza, se non fosse per evidenziare il cambio di registro.
«Il mio interesse per il gravel – dice Ruffilli – è nato quest’anno per puro caso. Ho fatto due gare: la Monsterrato a Fubine, in Piemonte, e poi una ai primi di settembre in Danimarca. Non avevo mai usato la bici da gravel, non mi ero mai allenata. Un amico mi ha prestato la sua, la squadra mi ha autorizzato e ho deciso di buttarmi in questo mondo per pura curiosità. Su strada amo le corse a tappe, mi sono detta che magari mi sarebbe piaciuto farne anche una in gravel».


Dalla gara al divertimento
Poi gradualmente, mentre le parole sulla gara restavano il filo conduttore, hanno iniziato a farsi largo altri concetti, come divertimento, solidarietà, capacità di arrangiarsi, che hanno preso sempre più piede.
«Mi sono divertita tantissimo – continua Ruffilli – e sicuramente, se ci sarà la possibilità, mi piacerebbe inserire delle gare gravel nel mio calendario anche il prossimo anno, ovviamente senza togliere priorità alla strada. Sono gare completamente diverse, due sforzi completamente diversi e quello che si fa nel gravel per noi stradiste può essere molto utile. Su strada magari hai dei momenti morti, nel gravel – come diciamo noi corridori – la catena resta in tiro dall’inizio alla fine e questo può essere molto utile come preparazione.
«Siamo andati forte, ma anche così sono riuscita a vedere paesaggi strepitosi. Il mare della Sardegna è bellissimo, vederlo durante le tappe e poi scoprire l’entroterra è stato incredibile, anche se eravamo sotto sforzo».


Solidarietà tra concorrenti
Diversi rispetto al mondo delle gare su strada anche i rapporti con gli altri concorrenti, che si fa fatica a chiamare avversari, quanto piuttosto atleti che condividono la stessa avventura. E di questo Vittoria Ruffilli si è accorta presto.
«Su strada – ammette – siamo abituati che qualunque sia il problema, interviene qualcuno che lo risolve, sei supportato in qualunque situazione. Invece nelle gare gravel sei da solo: se buchi, devi riparare la ruota altrimenti non riparti. Se hai problemi alla bici, te la devi sistemare da te. Se cadi, ti devi rialzare e trovare un modo per arrivare al traguardo. Insomma, impari a cavartela.
«Nel gravel si cerca di darsi una mano o di aiutare il prossimo. Ad esempio nell’ultima tappa ho bucato due chilometri dopo la partenza e diciamo che stavo impiegando un po’ troppo a sistemare la ruota, quando è passato un ragazzo, che era ugualmente in gara, e si è messo a mia disposizione. Lo spirito del gravel è un’altra cosa (in realtà il problema le è costato la vittoria finale, ma Vittoria ha reagito bene, ndr)».


Nascono le amicizie
Fatto, cambiato il registro: Ruffilli è parsa aver apprezzato anche la logistica della Sardinia Gravel Race, in cui si è vissuto per quattro giorni nello stesso villaggio, raggiungendo le partenze in bici e rientrando ugualmente in sella.
«Eravamo tutti nello stesso posto – racconta – ognuno con il proprio appartamento. Ci si trovava tutte le mattine prima della gara, si faceva un tratto neutralizzato dietro all’auto della giuria fino ad arrivare alle varie partenze. E poi dopo l’arrivo si ritornava sempre tutti insieme oppure in base ai gruppetti che raggiungevano il traguardo. E intanto si scambiavano idee oppure aneddoti della tappa che ognuno aveva vissuto.
«SI correva la mattina piuttosto presto, il ritrovo era alle 8,30, quindi si finiva intorno all’ora di pranzo, che era organizzato nel villaggio assieme alle premiazioni. Quindi alla fine si stava insieme per tutto il tempo e si è creato un bel gruppo, anche al di fuori delle corse».


Le giornate piene
Aggiunge, con una punta di spirito, il rammarico per non essere riuscita ad andare al mare, nonostante i pomeriggi relativamente liberi. Ma ancora una volta, questo ha rimarcato la differenza fra strada e gravel: senza un meccanico che si prendesse cura della bici, Vittoria ha dovuto fare da sé.
«Ero da sola – dice – quindi nel pomeriggio facevo la doccia e sistemavo la bici per il giorno dopo. C’era tanto da fare, perché con la sabbia e lo sterrato, alla fine era bella sporca. Ho dovuto arrangiarmi, anche se non ho avuto grossi problemi.
«So fare le cose base, come sistemare le ruote, pulire la catena e quel che serve. L’unico momento di vera difficoltà è stato quando ho dovuto riparare la gomma forata in gara, ma alla fine ne sono uscita».


Dalla gara al turismo
Nel momento in cui un paio di giorni fa l’abbiamo chiamata, Vittoria Ruffilli era nuovamente in Sardegna per uno shooting fotografico, a conferma della sua predilezione per l’isola che soprattutto lontano dal grande caldo, sembra disegnata per andare in bici.
L’idea di Luca Massa di organizzare la Sardina Gravel Race è in pieno sviluppo, in pentola bollono idee e suggestioni. Del prossimo anno si sa che ci sarà una tappa in meno per non costringere i partecipanti a troppi giorni di ferie e che alla gara si potrebbero affiancare proposte di contenuto turistico. Il fatto che chiunque arrivi si innamori del posto e del gravel induce a pensare che puntarla sul turismo sia potenzialmente una grande idea. Se il gravel ti becca con le difese abbassate, ti acchiappa e non ti lascia più. Probabilmente non è un’equazione infallibile, ma con Vittoria Ruffilli è successo nuovamente.







