Il fine settimana de L’Eroica è sempre una festa che abbraccia il mondo del ciclismo e della storia di questo sport. Le strade bianche di Siena e delle sue colline diventano lo scenario di una rievocazione, con biciclette d’epoca che corrono nella polvere. Un ritrovo nel quale storia, mito e leggenda convivono sotto lo stesso cielo. Una manifestazione capace di raccogliere adesioni da ogni parte del mondo, con una percentuale di stranieri sempre più importante.
E’ il ciclismo eroico, che vive in un passato lontano e quasi indecifrabile. Ma per due giorni all’anno torna prepotente, portando con sé le emozioni e la voglia di tornare indietro nel tempo a quando la bicicletta era il mezzo per scappare dalla fame. Pedalare era la rivalsa di una generazione che aveva voglia di guardare avanti, lasciando il resto del mondo alle spalle. In una nuvola di polvere bianca.




Un fascino immenso
Lo spirito de L’Eroica è tutto racchiuso nell’essenza di questo evento: pantaloncini e magliette d’epoca. Biciclette in acciaio, ruote sottili e il cambio sul telaio. Nella due giorni de L’Eroica si è cimentato anche Giovanni Visconti, ex ciclista professionista. Lui, siciliano d’origine che in Toscana ha trovato la sua seconda casa, ha raccontato cosa vuol dire partecipare a L’Eroica.
«Il nome Eroica rievoca un mondo dal fascino immenso – ci dice Visconti – perché quando correvo era nata questa gara sulle strade bianche senesi chiamata proprio Monte Paschi Eroica. Per me si trattava della corsa più bella in assoluto, mi ha sempre affascinato e questo sentimento mi ha riportato a partecipare a L’Eroica ora. E’ un’esperienza capace di lasciarti sempre qualcosa, ogni volta che superi la linea d’arrivo ti rendi conto di aver vissuto e fatto parte di una cosa speciale».


Un luogo sacro
Nell’edizione 2026 de L’Eroica sono stati 8.245 i ciclisti che vi hanno preso parte, provenienti da 56 Paesi nel mondo. Questo marchio negli anni è stato capace di crescere e di diventare riconoscibile, con una serie di altri eventi correlati distribuiti in ogni angolo del pianeta. Il fascino antico del ciclismo ha colpito e fatto innamorare tutti, anche chi questa storia l’ha dovuta imparare piano piano.
«Eroica è un evento che vivere in compagnia è speciale – prosegue – lo stupore che questo territorio ti lascia non ha eguali. All’interno della giornata ti godi tutto, il ristoro, le buche dello sterrato, l’andatura sbilenca, il fascino di certi telai e delle maglie antiche. L’Eroica ti invita a condividere, socializzare e stare in compagnia. Delle esperienze fatte da corridore ho ritrovato il fascino della fatica, della terra con la sua polvere. L’unica cosa paragonabile è il rumore delle ruote sui sassi delle strade bianche, per il resto L’Eroica ti avvolge in un silenzio bellissimo che si rompe solo con le risate e le parole scambiate nei vari ristori».
«I sapori della cucina toscana li conosco bene, quindi ho avuto la fortuna di trovare piatti tipici che ho avuto la fortuna di gustarmi in questi anni. Non so se è la fatica o il fascino ma ho sentito i sapori della vera Toscana, quella più rustica».




La bici e un meccanico americano
Se si vuole partecipare a L’Eroica lo si deve fare su una bicicletta d’epoca, per rivivere lo spirito di un ciclismo che vediamo solamente nelle foto sbiadite in casa dei nostri nonni. Eroico infatti è anche il senso di questo evento, nel quale chi partecipa ritrova il fascino antico del ciclismo.
«La bici è una bella differenza – spiega Visconti – però paradossalmente a livello di comodità le bici d’epoca sono davvero confortevoli. I mezzi moderni hanno geometrie e angoli così estremi che non rendono semplice il gesto della pedalata, soprattutto su strade del genere. I telai inoltre hanno un fascino senza tempo, le forcelle proiettate in avanti, i rapporti sul telaio, tutto ti fa immergere in un mondo incredibile».
«La velocità non è di certo quelle delle corse moderne – racconta divertito – si va davvero piano, ma il bello è il clima di condivisione che c’è. Io ho partecipato insieme a mia moglie e un gruppo di amici, lei era da tanto che non pedalava ed è stata felicissima. Abbiamo anche forato e ci siamo trovati a cambiare il tubolare (operazione di certo non semplice, ndr) ma senza strumenti. Per fortuna si è fermato a darci una mano un signore americano. Poi ci ha raggiunti Paolo Fornaciari (ex corridore professionista toscano, ndr) e ci ha cambiato il tubolare, è stata una mezz’ora di divertimento puro e di grandissime risate. L’anno prossimo torneremo più attrezzati, ma ci saremo».







