Negli ultimi anni ci troviamo sempre più spesso a fare i conti con condizioni meteorologiche estreme: ondate di calore prolungate, piogge improvvise e violente, venti distruttivi, gelate insidiose. Fenomeni che non sono nuovi in senso assoluto, ma che il cambiamento climatico sta rendendo più frequenti e intensi, anche in Italia (foto in apertura 6Stili). Per capire come riconoscerli e come comportarsi quando ci si trova in sella, abbiamo parlato con Giulio Betti, meteorologo del Consiglio Nazionale delle Ricerche, da oltre vent’anni impegnato nella previsione operativa e nei sistemi di allerta della Protezione Civile.
L’obiettivo non è spingere a pedalare sotto i temporali (quando il maltempo serio incombe, la scelta migliore resta sempre rimandare l’uscita) ma fornire strumenti di conoscenza a chi, per necessità o sottovalutazione del rischio, può trovarsi in situazioni delicate, magari durante un cicloviaggio o una lunga tappa.


Prima domanda: è vero che gli eventi meteorologici estremi sono in aumento?
Sì, per alcuni fenomeni stiamo osservando un incremento sia in frequenza sia in intensità. Non sono cose mai viste prima, ma oggi accadono più spesso e con maggiore violenza. Questo significa che bisogna prestare molta più attenzione rispetto al passato.
E dunque da dove partiamo, pensando a chi pedala?
Partirei dalle ondate di calore, che sono tra i fenomeni più subdoli per chi va in bici. Il ciclismo comporta uno sforzo prolungato, perdita di liquidi e sali minerali, e temperature elevate unite a forte umidità possono diventare un serio problema per la salute, non solo per la prestazione. In Italia le ondate di calore sono quasi triplicate rispetto a qualche decennio fa e durano di più. E questo, tra le altre cose, riduce i giorni davvero adatti all’attività all’aperto.
Come ci si difende?
Bisogna informarsi prima di partire, evitare le ore centrali, bere molto, modulare lo sforzo. Ma soprattutto valutare la durata dell’evento: se un’ondata di caldo intenso è prevista per più giorni, conviene rinviare.


In inverno invece entra in gioco il ghiaccio. Cos’è il gelicidio?
Parlerei sia di ghiaccio che di gelicidio vero e proprio. Il ghiaccio sulle strade è sempre pericoloso per le due ruote. Può formarsi semplicemente di notte, con cielo sereno e aria umida, soprattutto nelle zone in ombra o nelle conche fredde, anche se durante il giorno la temperatura sale sopra zero. Questo è molto frequente in pianura a causa dell’inversione termica.
E il gelicidio vero e proprio?
E’ una situazione ancora più insidiosa: piove, ma il suolo è talmente freddo che l’acqua congela appena tocca l’asfalto. Si forma uno strato vetroso invisibile. Uscire in bici in quelle condizioni è estremamente rischioso e andrebbe evitato del tutto. Inoltre è difficile da prevedere perché richiede configurazioni atmosferiche molto particolari.


Passiamo ai fenomeni temporaleschi: che cos’è un downburst?
E’ quello che un tempo si chiamava colpo di vento da temporale. Masse d’aria fredda precipitano verso il suolo generando raffiche violentissime che possono superare anche i 150 chilometri orari, abbattendo alberi e sollevando detriti. Non è un tornado né una tromba d’aria, come molti pensano, ma può essere altrettanto pericoloso per chi è all’aperto.
Dove si verificano più spesso?
In tutta Italia, soprattutto nelle pianure interne come la Pianura Padana, ma anche lungo le coste quando arrivano temporali dal mare. Le aree urbane possono essere addirittura più pericolose perché gli edifici rendono le raffiche irregolari.


A proposito di aree urbane, si può essere sorpresi dalle cosiddette “bombe d’acqua”?
Sì, ma non solo in città. Parliamo di piogge intensissime concentrate nello stesso punto per ore, che possono causare alluvioni lampo, le cosiddette flash floods. In città l’acqua scorre sull’asfalto e crea veri torrenti nei sottopassi che sono assolutamente da evitare quando si è in bici. Fuori dai centri urbani il pericolo è lungo torrenti e fiumi, dove spesso si snodano le ciclovie: può piovere a monte e, anche se dove pedali tu splende il sole, arrivare improvvisamente l’onda di piena.
Altri fenomeni che un ciclista dovrebbe conoscere?
Direi i fulmini. Durante un temporale ci si deve fermare. Non ripararsi sotto gli alberi né vicino a spuntoni rocciosi, allontanarsi dalla bici, accovacciarsi tenendo i piedi sollevati e senza toccare pareti o rocce. Se si avvertono piccole cariche elettrostatiche o l’epidermide che si solleva, sono segnali da non sottovalutare.


Quanto contano oggi le app meteo a portata di tutti?
Contano moltissimo. Non serve diventare meteorologi, ma bisogna essere prudenti: consultare i bollettini, soprattutto le allerte meteo ufficiali e, se necessario, radar e mappe in tempo reale. Strumenti come Windy o Ventusky, come le mappe delle precipitazioni o delle fulminazioni oggi sono oro puro, ma vanno imparati a leggere con un minimo di pratica e costanza, non solo quando se ne ha necessità.
Il messaggio finale per chi pedala?
Niente eroismi. Informarsi prima di partire, programmare in base alle previsioni e controllare l’evoluzione durante la giornata. Più consapevolezza meteorologica significa meno rischi e più sicurezza per tutti, in sella e non solo. Ripeto, non occorre diventare meteorologi ma è importante padroneggiare 3-4 parametri per fare nowcasting in tempo reale.







