Da Palù di Giovo all’Etna, nel ricordo di Sara PifferDa Palù di Giovo all’Etna, nel ricordo di Sara Piffer

| 16 Giugno 2026

Da Palù di Giovo all’Etna, nel ricordo di Sara Piffer

Un viaggio di oltre 1.000 chilometri attraversando l’Italia, dal Trentino alla Sicilia. Pedalando, nuotando, scalando. Per piantare una bandiera lassù in alto, sulla cima dell’Etna, dando a quel gesto un significato simbolico di liberazione dalla paura. C’è tanto nell’impresa che un manipolo di ragazzi (sempre tali, l’età non conta) ha compiuto partendo da Palù di Giovo, piccolo borgo trentino che le imprese di Francesco Moser hanno reso famoso in tutto il mondo, per arrivare all’Etna, il vulcano più alto d’Europa. Un’avventura nel ricordo ancora attualissimo di Sara Piffer, giovanissima campionessa di ciclismo strappata alla vita come tanti altri, investita sulla strada mentre si stava allenando.

I partecipanti davanti al manifesto del film dedicato alla figura di Sara Piffer
I partecipanti davanti al manifesto del film dedicato alla figura di Sara Piffer
I partecipanti davanti al manifesto del film dedicato alla figura di Sara Piffer
I partecipanti davanti al manifesto del film dedicato alla figura di Sara Piffer

Un triathlon davvero speciale

A capo della spedizione di Alps2Etna, realizzata con un profondo fine sociale e raccogliendo fondi per la Fondazione creata a ricordo della ciclista trentina, era Vanni Sartori, che racconta così come è sbocciata l’idea: «Tutto è nato a un evento di endurance che abbiamo fatto il 19 giugno 2025, quando io e altri tre una sera siamo partiti da casa in bici, siamo andati fino a Passo Predaia sulla Marmolada con la bici e siamo saliti in alpinistica sulla vetta.

«Tornando indietro ci siamo ripromessi l’anno successivo di fare qualcosa di più avvincente e all’inizio di quest’anno è emersa questa idea di pedalare lungo tutta l’Italia per poi andare a fare la traversata dello Stretto di Messina per attaccarci qualcosa di semi alpinistico e avevamo deciso di metterci anche la vetta dell’Etna, così da completare una sorta di triathlon con le nostre principali passioni.

«Abbiamo iniziato a coinvolgere altri partecipanti e nell’organizzazione e abbiamo pensato, “Ma visto che facciamo una cosa molto rilevante a livello sportivo, perché non troviamo il modo di fare anche del bene a livello economico e facciamo una raccolta fondi per qualche associazione?”. Uno dei nostri compagni, Riccardo Tenaglia, aveva sentito che la famiglia Piffer stava per aprire questa fondazione per la sicurezza stradale per ricordare la figlia Sara e quindi si sposava perfettamente col nostro ideale di sensibilizzazione sulla sicurezza stradale. Quindi, dopo aver contattato Lorenzo Piffer, che ci ha confermato che effettivamente stavano aprendo la Fondazione, ed erano ben disposti ad accogliere questo progetto».

Vanni Sartori, presidente del sodalizio e tra i protagonisti della pedalata verso l'Etna
Vanni Sartori, presidente del sodalizio e tra i protagonisti della pedalata verso l’Etna
Vanni Sartori, presidente del sodalizio e tra i protagonisti della pedalata verso l'Etna
Vanni Sartori, presidente del sodalizio e tra i protagonisti della pedalata verso l’Etna

La sorpresa della Capitaneria di Porto

Un viaggio lungo, costruito nei minimi particolari, realizzato in una decina di giorni: «Abbiamo fatto le prime sei tappe esclusivamente di bici per arrivare fino a Villa San Giovanni. Lì Manuel Dallaporta ha preso il traghetto col furgone di accompagnamento insieme a Riccardo che si era infortunato. Quando abbiamo fatto la traversata dalla Calabria alla Sicilia, l’organizzazione ci ha detto che solitamente la traversata viene fatta dalla Sicilia alla Calabria per delle migliori condizioni di correnti. Noi facendola in senso inverso abbiamo compiuto un’impresa rarissima. Addirittura la Capitaneria di Porto era sorpresa di questa scelta.

«Dopo la traversata abbiamo fatto un’ottantina di chilometri da Torre Faro fino a Giarre e lì abbiamo definitivamente riposto le biciclette. La mattina dopo siamo partiti dal porto di Giarre, proprio al limite col mare, e siamo saliti fino a Piano Provenzana dove ci siamo incrociati con la guida che ci ha accompagnato fin sulla vetta del cratere nord-est dell’Etna, che attualmente è quello raggiungibile a piedi più alto per le persone normali, perché quello centrale è raggiungibile solamente da vulcanologi».

Il viaggio da Palù di Giovo all'Etna è stato di oltre 1.000 chilometri, i primi 6 dedicati solo alla bici
Il viaggio da Palù di Giovo all’Etna è stato di oltre 1.000 chilometri, i primi 6 dedicati solo alla bici
Il viaggio da Palù di Giovo all'Etna è stato di oltre 1.000 chilometri, i primi 6 dedicati solo alla bici
Il viaggio da Palù di Giovo all’Etna è stato di oltre 1.000 chilometri, i primi 6 dedicati solo alla bici

Il primo giorno, quello più amaro

In un viaggio simile non manca mai qualche momento difficile: «All’inizio sembrava che tutto fosse nato sotto una cattiva stella. Il primo giorno, dopo un centinaio di chilometri, c’è stata una caduta abbastanza importante che ha compromesso uno dei partecipanti, Riccardo e lì mentalmente ci siamo un po’ abbattuti perché sembrava che le cose iniziassero ad andare male. Abbiamo portato il compagno a fare una visita in ospedale, non era niente di grave, e quindi ci siamo subito ripresi d’animo.

«Sapevamo che le prime tre tappe erano le più dure per distanza e la terza soprattutto per il dislivello che comportava. Anche la quarta, che pensavamo fosse più semplice, si è rilevata una delle più impegnative e quindi lì abbiamo dovuto stringere i denti e arrivare al check point in albergo.

Il gruppo all'arrivo sulla costa siciliana. Sono rarissime le traversate a nuoto dalla Calabria, più frequenti in senso inverso
Il gruppo all’arrivo sulla costa siciliana. Sono rarissime le traversate a nuoto dalla Calabria, più frequenti in senso inverso
Il gruppo all'arrivo sulla costa siciliana. Sono rarissime le traversate a nuoto dalla Calabria, più frequenti in senso inverso
Il gruppo all’arrivo sulla costa siciliana. Sono rarissime le traversate a nuoto dalla Calabria, più frequenti in senso inverso

La traversata a nuoto, la parte più semplice…

«In queste quattro tappe siamo arrivati praticamente sempre col buio, partendo all’alba e questo è stato abbastanza duro. La traversata in realtà è stata per tutti la parte più semplice, quasi una nuotatina rigenerante, tutti ci dicevano che le correnti l’avrebbero resa massacrante e invece, facendola in gruppo è stata veramente la parte più semplice e più rilassante, fatta per arrivare tutti insieme. L’ultima fatica è stata la salita sull’Etna, 3.500 metri di dislivello in 9 ore, è stata una bella, una bella sgambata».

Quanto è stato raccolto in beneficenza? «Per coprire le spese vive abbiamo deciso fin da subito di appoggiarci alle nostre società, essendo praticamente la metà dei partecipanti proprietari di azienda o liberi professionisti. In questo modo tutte le sponsorizzazioni, sia private che aziendali, che sono arrivate in un secondo momento, sono andate interamente nella fondazione. Abbiamo attivato una campagna GoFundMe per la raccolta fondi che è ancora attiva per una decina di giorni (è possibile aderire e fare una donazione qui, ndr).

L'arrivo sull'Etna di Paolo Sartori, Federica Sottana, Diego Ioriatti, Enzo Odorizzi, Vanni Sartori, Marco Groff, Manuel Dallaporta, Nicola Sevegnani, Riccardo Tenaglia e Alessandro Colombo
L’arrivo sull’Etna di Paolo Sartori, Federica Sottana, Diego Ioriatti, Enzo Odorizzi, Vanni Sartori, Marco Groff, Manuel Dallaporta, Nicola Sevegnani, Riccardo Tenaglia e Alessandro Colombo
L'arrivo sull'Etna di Paolo Sartori, Federica Sottana, Diego Ioriatti, Enzo Odorizzi, Vanni Sartori, Marco Groff, Manuel Dallaporta, Nicola Sevegnani, Riccardo Tenaglia e Alessandro Colombo
L’arrivo sull’Etna di Paolo Sartori, Federica Sottana, Diego Ioriatti, Enzo Odorizzi, Vanni Sartori, Marco Groff, Manuel Dallaporta, Nicola Sevegnani, Riccardo Tenaglia e Alessandro Colombo

Un raccolto cospicuo, ma da incrementare

«Abbiamo contattato aziende del territorio per fare una sponsorizzazione più sostanziosa con l’applicazione dei loghi sulle maglie, sull’ammiraglia, abbiamo avuto un discreto riscontro finora raccolto sui 25-27.000 euro».

In oltre 1.000 chilometri, affrontati non solo pedalando, tanti sono stati i colpi d’occhi rimasti impressi: «Noi seguivamo le indicazioni che ci suggeriva komoot. Sicuramente ci ha colpito parecchio l’arrivo sul far della sera sulle colline pugliesi, dove c’erano tutti questi campi di grano, con queste strade tortuose, le pale eoliche: con la luce del tramonto e la stanchezza che avevamo accumulato, sembrava proprio idilliaco come paesaggio. «Altra faccia della medaglia, soprattutto in quelle zone, Puglia, Calabria e Sicilia è stato riscontrare nelle strade secondarie cumuli di spazzatura molto importanti. Ci ha sorpreso piacevolmente la Basilicata, sia come strade, sia come persone che abbiamo trovato, quella parte forse è stata la parte più inaspettata e bella».

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