Il secondo viaggio fatto da Siliva Gottardi, di Cicliste per Caso, per l’iniziativa M’illumino di Meno l’ha portata ad unire le ultime tre città che hanno ospitato le Olimpiadi: Parigi, Milano e Cortina. Un viaggio in bikepacking fatto come un passaggio di testimone collegando queste realtà: quasi 1.400 chilometri pedalati, tre Stati e infinte ciclovie, canali, ciclabili e strade.
«Questo è appunto la seconda volta che organizzo un viaggio per l’iniziativa M’Illumino di Meno – racconta Silvia Gottardi – si tratta della campagna di Rai Radio2 e del programma Caterpillar con il fine di promuovere la Giornata Nazionale del Risparmio Energetico e degli Stili di Vita Sostenibili. L’anno scorso avevo pedalato da Valencia a Bologna, collegando in maniera simbolica le due città che erano state colpite dalle alluvioni».


Un viaggio di 14 giorni
La traversata da Parigi a Cortina, passando per Milano, fatta da Silvia Gottardi è combaciata con le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina. Partita l’8 febbraio da Parigi la nostra cicloviaggiatrice è poi arrivata a Cortina il 21 febbraio.
«La scelta dei giorni – racconta ancora Silvia Gottardi – era legata al fatto che la Giornata Nazionale del Risparmio Energetico e degli Stili di Vita Sostenibili cade il 16 febbraio. Quindi ho voluto organizzare il viaggio a cavallo di questa data. Il fatto di muovermi in inverno mi ha portata a scegliere di dormire presso strutture organizzate per ciclisti. Un altro aspetto per me importante, e che guardo sempre nei miei viaggi, era quello di seguire itinerari ciclabili, per quanto possibile».


Come si è diviso il viaggio?
Nella parte francese ho seguito il corso dei fiumi, di conseguenza si è trattato di un percorso prevalentemente pianeggiante. Ho pedalato lungo la Senna, il dipartimento di Yonne, il Canale di Borgogna fino al confine con la Svizzera. Sono entrata in Svizzera scavalcando il passo Jura e da lì ho continuato per Losanna, fino al Sempione.
In Italia?
Ho seguito la ciclabile del Ticino fino ad arrivare a Milano, da lì ho seguito la AIDA (Alta Italia da Attraversare) un percorso ciclabile che mi ha portato fino a Vicenza. Ho proseguito seguendo il Grappa fino a Vittorio Veneto per poi collegarmi alla ciclovia Monaco-Venezia.


Quale era l’obiettivo del viaggio?
Ho voluto porre l’attenzione sui temi legati alla sostenibilità, ambientale ma anche sociale ed economica delle Olimpiadi. Infatti, nel corso dei giorni e degli spostamenti ho incontrato e parlato con diverse figure. A Parigi ho incontrato il Responsabile del Turismo Sostenibile di Parigi, il quale mi ha raccontato quali sono stati i processi e le trasformazioni portate in città dalle Olimpiadi del 2024.
L’evoluzione che ha subito la città in questi anni è enorme…
La rivoluzione in termini di urbanistica e di organizzazione degli spazi e delle aree ciclabili a Parigi è partita tanti anni fa. Le Olimpiadi hanno permesso di avere un’ulteriore crescita ed espansione. In Italia ho poi incontrato diverse FIAB, altre figure che lavorano sul territorio, associazioni. Mi sono fatta un’idea della sostenibilità di queste Olimpiadi.


Cosa ne hai dedotto?
Ci siamo riempiti molto la bocca con la parola sostenibilità, ma gli investimenti fatti non vanno molto in questa direzione. Capisco che tra le Olimpiadi invernali e quelle estive ci siano molte differenze di impatto sul territorio.
Una manifestazione di questo calibro può diventare un motivo per cambiare le cose?
Abito a Milano, e per quello che ho visto parlando con le associazioni e le persone direi di sì. Dopo il Covid sono stati fatti comunque dei grandi passi in avanti, con nuove piste ciclabili, anche se riguardano prevalentemente la parte centrale della città. Rispetto a Parigi siamo indietro veramente anni luce. Da noi c’è un aspetto culturale che deve cambiare, la bici non è solo turismo ma anche mobilità.
Come lo si può fare?
Il cambiamento culturale avviene solamente se la gente si sente sicura di pedalare e spostarsi in bici. Quindi servono infrastrutture e dare la possibilità di avere una mobilità alternativa. A Parigi una delle cose che mi ha maggiormente colpita è stato vedere quante cargo bike ci fossero in giro.


Parlando ancora del viaggio, come ti sei organizzata?
Si è trattata di una pedalata di diversi giorni e in inverno. Per quanto mi piaccia muovermi senza portare troppo peso sulla bici era comunque necessario avere indumenti che potessero ripararmi dal grande freddo. Ho utilizzato le nuove borse di Givi, la gamma Extreme: quella da manubrio, la full frame e la top tube. Per la borsa da sella ho utilizzato quella della gamma Adventure in quanto più capiente.
Hai trovato tante differenze tra pedalare tra Francia, Svizzera e Italia?
Lungo le ciclovie francesi ci sono diversi punti di ristoro, bar bistrot, strutture per dormire. Un aspetto legato molto anche alla conformazione del territorio, infatti era tutta pianura, con queste vie ciclabili adatte a tutti gli utenti, anche alle famiglie. In Italia, invece, iniziano ad esserci questo tipo di strutture e di servizi.







