Tour Divide, l’evento unsupported da cui tutto è nato…Tour Divide, l’evento unsupported da cui tutto è nato…

| 22 Febbraio 2026

Tour Divide, l’evento unsupported da cui tutto è nato…

L’Italy Divide, che scatterà da Bari il 30 aprile ha le sue radici molto lontano, addirittura oltre Atlantico. Lo staff organizzativo, Giacomo Bianchi in testa, ha sempre riconosciuto come la principale prova ultracycling italiana sia ispirata, sia nella sua struttura che nelle sue modalità e ragioni di fondo agonistiche e non, al Tour Divide americano. Parliamo di quella che è unanimemente riconosciuta come “la” gara, quella che è un po’ alla base di tutte le prove simili, nate all’insegna dell’avventura su due ruote.

Partiamo innanzitutto da un po’ di dati: il Tour Divide è nato nel 2008 e segue un percorso che supera i 4.400 chilometri. Si parte da Banff, nello stato canadese dell’Alberta e si scende fino al New Mexico con arrivo ad Antelope Wells fin quasi ai confini. Si pedala per il 70 per cento su strade non asfaltate, seguendo il disegno delle Montagne Rocciose, affrontando un dislivello pari a 7 volte l’Everest…

Il percorso del Tour Divide segue la Great Divide Mountain Bike Route, fra sentieri, strade sterrate e strade asfaltate
Il percorso del Tour Divide segue la Great Divide Mountain Bike Route, fra sentieri, strade sterrate e strade asfaltate
Il percorso del Tour Divide segue la Great Divide Mountain Bike Route, fra sentieri, strade sterrate e strade asfaltate
Il percorso del Tour Divide segue la Great Divide Mountain Bike Route, fra sentieri, strade sterrate e strade asfaltate

Tante richieste, ma partecipano in pochi

Per partecipare al Tour Divide arrivano da tutto il mondo e non sono pochi gli italiani che o hanno partecipato o hanno richiesto di farlo, considerando che l’organizzazione non ammette più di 150 iscritti e tantissimi rimangono alla porta. Chi ha potuto vivere questa straordinaria esperienza è stato Stefano Romualdi ed anzi è riuscito a farlo ben due volte, traendo proprio da quegli straordinari pezzi di vita indicazioni fondamentali per costruire l’epopea dell’Italy Divide.

E’ passato qualche anno dalle sue partecipazioni, ma Romualdi ha ancora ben chiari ricordi e emozioni vissute in terra americana: «Il Tour Divide prevede una partenza tutti insieme: ogni biker ha a disposizione una traccia e deve seguirla con estrema precisione, non sono ammesse scorciatoie. Le difficoltà non mancano, a cominciare dal clima, perché le differenze che uno affronta in pochi giorni sono enormi. Io la seconda notte nel 2019 ho dormito con 8 gradi, all’aperto, avevo solo il sacco a pelo ed ero coperto da una tettoia e potevo dirmi fortunato. Scendendo però la temperatura si alzava, risultato di giorno si pedalava nel New Mexico a 40°…».

Stefano Romualdi, due volte protagonista al Tour Divide, oggi nello staff dell'Italy Divide
Stefano Romualdi, due volte protagonista al Tour Divide, oggi nello staff dell’Italy Divide
Stefano Romualdi, due volte protagonista al Tour Divide, oggi nello staff dell'Italy Divide
Stefano Romualdi, due volte protagonista al Tour Divide, oggi nello staff dell’Italy Divide
La temperatura e i suoi cambiamenti sono la difficoltà maggiore?

Per molti versi sì, perché influisce sull’attrezzatura da tirarsi dietro, uno deve essere pronto sia al grande caldo di giorno che al grande freddo notturno, l’escursione termica è enorme. Devi avere tutto il necessario e questo ingombra, buona parte del bagaglio che ti porti dietro, del peso proviene proprio da questo.

Quanto cambia il percorso e quali sono stati i punti che ti hanno colpito di più?

Cambia tantissimo, perché ovviamente in un percorso di 4.400 chilometri ci trovi dentro tutto, dal single track dove ti tocca spingere la bici in salita e vedi le impronte degli orsi per terra ad arrivare al Colorado con queste salite e discese dove non vedi la fine per tanto che sono lunghe, fino al New Mexico e ai suoi deserti. Arrivi anche a vedere paesaggi che ti rimandano al Sud America. Il Tour Divide è di sicuro l’evento più completo che si possa trovare nella tipologia unsupported.

La partenza del Tour Divide è sempre da Banff in Canada, poi si costeggiano le Montagne Rocciose (foto Halfway Anywhere)
La partenza del Tour Divide è sempre da Banff in Canada, poi si costeggiano le Montagne Rocciose (foto Halfway Anywhere)
La partenza del Tour Divide è sempre da Banff in Canada, poi si costeggiano le Montagne Rocciose (foto Halfway Anywhere)
La partenza del Tour Divide è sempre da Banff in Canada, poi si costeggiano le Montagne Rocciose (foto Halfway Anywhere)
Che differenze hai trovato nelle tue due esperienze?

Mi ha affascinato tantissimo il primo anno, molto più del secondo, perché nel primo non sapevo neanche le distanze reali fra i paesi, sono partito proprio allo sbaraglio. Ogni giorno, ogni momento era una scoperta, i paesaggi, le distanze, le salite, le stesse discese: quando sei lì ti accorgi che è tutto più grande, più ampio, più spalmato.

Qual era il punto più bello dal punto di vista paesaggistico?

Ricordo che siamo passati per lo Yellowstone Park, zona sicuramente molto bella, ma in generale è difficile segnalare un posto invece di un altro perché per noi è tutto diverso, atipico. Pensi “un bosco è sempre un bosco” ma poi capisci che non è così. A me ad esempio ha esaltato tutta la giornata di avvicinamento a Silver City, la traversata da Pie Town, 200 chilometri e oltre senza neanche avere un punto d’acqua se non un pozzo che oltretutto io non ho trovato. Quindi sono più di 24 ore senza trovare né da mangiare né da bere, dove serve premunirsi. Senti davvero il sapore dell’avventura.

Fondamentale in un evento come questo è sapersi gestire. Non dappertutto ci sono spacci e ristori... (foto Schoendoerfer)
Fondamentale in un evento come questo è sapersi gestire. Non dappertutto ci sono spacci e ristori… (foto Schoendoerfer)
Fondamentale in un evento come questo è sapersi gestire. Non dappertutto ci sono spacci e ristori... (foto Schoendoerfer)
Fondamentale in un evento come questo è sapersi gestire. Non dappertutto ci sono spacci e ristori… (foto Schoendoerfer)
E’ una gara dove si sente anche la solitudine?

La risposta è innanzitutto nei numeri: si partecipa in non più di 150 e al traguardo ne arriva, se va bene, un 40 per cento. Il primo anno la solitudine l’ho sentita poco, era tutto ammantato di entusiasmo tipico della prima volta, della scoperta, della sete di apprendere. Anche se è stata la prima volta che in realtà ho avuto a che fare con me stesso e anche quella è una scoperta. Il secondo anno invece ho avuto crisi molto grosse nella prima settimana, avevo la malinconia di casa, cosa che nella parte finale è sparita e anzi avrei continuato volentieri.

E’ una manifestazione dove l’aspetto agonistico è preponderante o è più il gusto di esserci, di partecipare, di conoscere?

Ci sono delle differenze proprio in chi l’affronta. Io mi sono ripromesso che la classifica l’avrei guardata solo una volta arrivato al traguardo perché la sfida vera non è quella, ma è con se stessi, riuscire a pedalare anche durante la notte, dopo che hai pedalato un giorno intero e decidi di continuare perché magari sei in una zona dove non ti fidi tanto a dormire, oppure perché vuoi arrivare al paese successivo e alla fine ci arrivi il giorno dopo. Sono tutte cose che ti provano, ti fanno perdere il contatto con la gara. Io ho sempre interpretato così questi eventi e tanti come me.

Il record del Tour Divide è di Justinas Leveika (LTU) che ha impiegato nel 2024 13 giorni, 2 ore e 16 minuti (foto Clark)
Il record del Tour Divide è di Justinas Leveika (LTU) che ha impiegato nel 2024 13 giorni, 2 ore e 16 minuti (foto Clark)
Il record del Tour Divide è di Justinas Leveika (LTU) che ha impiegato nel 2024 13 giorni, 2 ore e 16 minuti (foto Clark)
Il record del Tour Divide è di Justinas Leveika (LTU) che ha impiegato nel 2024 13 giorni, 2 ore e 16 minuti (foto Clark)
Che rapporti si instaurano con gli altri?

Il primo anno mi ero incrociato con un ragazzo belga, uno di Chicago e uno del Colorado. Non pedalavamo insieme ma capitava che ci si beccava lungo il percorso, ci salutavamo sempre, alla fine si era instaurata un’amicizia. Questo non è avvenuto il secondo anno, probabilmente perché chi era intorno a me aveva come obiettivo il risultato finale, cosa che io non ho mai avuto.

Ha perso fascino secondo te?

E’ cambiato molto, prima che lo affrontassi io non c’erano i navigatori, le app. Io sono riuscito prima di partire a scaricare un file sul cellulare dove c’erano tutte le percorrenze da paese a paese. E’ chiaro che con la tecnologia un po’ di fascino lo si è perso, ma rimane il fatto che questa è la Parigi-Dakar della bicicletta…

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