Tutto sta alla velocità, all’andamento lento, che in certe occasioni può fare la differenza. In Spagna lo hanno capito da qualche anno, riconvertendo tanti percorsi ferroviari che avevano perso appeal a vantaggio di modalità più veloci per spostarsi, in favore di un ritmo più tranquillo, dandosi il tempo di vedere davvero quel che c’è intorno, imprimerselo nella memoria. Le rotaie non ci sono più, al loro posto sentieri che raccontano storie. Sono le Vias Verdes iberiche, una rete di oltre 3.600 chilometri che narrano una Spagna diversa, più genuina (foto di apertura Azumendi).
La riconversione di vecchi percorsi ferroviari non è una novità e anzi possiamo dire che anche l’Italia è da questo punto di vista all’avanguardia. Ma in Spagna è stato fatto un progetto complessivo che è andato di pari passo con la crescita del Paese: un’evoluzione prepotente, dall’uscita da Franchismo. La Spagna in pochi anni è diventata uno dei Paesi più emancipati, più “europei” nel vero senso della parola, dove la globalizzazione è andata di pari passo con una scatenata voglia di vivere, ma sempre seguendo le regole del viver civile.


Un progetto iniziato oltre 30 anni fa
Il progetto delle Vias Verdes ne ha fatto parte sin dal 1993, quando è iniziata la sua messa in opera sotto il coordinamento della Fundacion de los Ferrocarriles Espanoles, con l’obiettivo di non disperdere il patrimonio delle linee ferroviarie abbandonate ma farne una risorsa. Oggi quella rete è composta da oltre 130 itinerari.
I percorsi sono sparsi per tutta la Spagna, accessibili a tutti in base alle proprie capacità e anche al tempo a disposizione per scoprire angoli nascosti e affascinanti del Paese. Ci sono itinerari che si possono coprire nell’arco di una giornata e altri che necessitano di più giorni, tutti censiti su un sito di agevole consultazione con informazioni pratiche, mappe e servizi.


Percorsi alla portata di tutti
La principale caratteristica che accomuna le Vias Verdes è la loro accessibilità. Il fatto che siano state ricavate da percorsi ferroviari significa che parliamo di tracciati dolci, senza grandi pendenze né strette curve. Tracciati quindi ideali per le famiglie, oltretutto aperti anche all’uso di bici a pedalata assistita e quindi affrontabili a ogni età. Un segno distintivo è il fatto che tutti i percorsi sono vietati ai veicoli a motore: pedalare su ognuno di essi garantisce un senso di sicurezza impareggiabile non solo dai percorsi italiani ma anche nel resto d’Europa.
I tracciati sono estremamente vari, ma non hanno perso nulla del fascino passato e anzi è bello immaginarseli affrontati su treni d’epoca, attraverso gallerie lunghe svariate centinaia di metri oppure viadotti in ferro sospesi nel vuoto. Le vecchie stazioni ferroviarie sono il cuore pulsante del progetto: molte di esse infatti sono state restaurate e riconvertite in piccoli hotel che hanno un fascino tutto loro, oppure in musei, o ancora in centri turistici e punti di noleggio bici. Fermarsi per una tapa o una caña nel giardino di una stazione riconvertita, mentre il sole tramonta sulla campagna castigliana o andalusa, è parte integrante dell’esperienza.


Dalla montagna al mare, l’itinerario più lungo
Facendo una cernita tra le tantissime proposte, la palma di più lunga spetta alla Via Verde de Ojos Negros, che caratterizza i territori di Aragona e Valencia. Sono 160 chilometri che collegano le montagne dell’entroterra di Teruel alle spiagge mediterranee, scendendo per valli selvagge e frutteti che cambiano colori e profumi in base alla stagione.
Nelle Asturie spicca la Senda del Oso, ossia il sentiero dell’orso. Più abbordabile come distanza, parliamo di una cinquantina di chilometri, attraverso le valli di Proaza, Quiròs, Santo Adriano e Teverga, ma il passaggio più caratteristico sono 11 chilometri paralleli al fiume Trubia, da Tuñón a Caranga Baxu. Perché si parla di orsi? Perché presso l’area ricreativa di Buyeraci sono i Cercados Oseros dove vivono orsi bruni cantabrici incapaci di tornare alla cattività e posti sono la cura di un’associazione locale.


Dove pedalano i campioni
L’Andalusia è particolarmente ricca di percorsi, ad esempio la Via Verde del Aceite, 128 chilometri tra Jaén e Cordoba che gli appassionati di MTB conoscono bene per essere parte integrante dell’Andalucia Bike Race, una delle più importanti competizioni a tappe, un percorso caratterizzato dalla quasi costante presenza di ulivi come silenziosi testimoni del passaggio di bici. Oppure la Via Verde de la Sierra, un itinerario di 36 chilometri fra le province di Cadice e Siviglia che ha ricevuto svariati premi internazionali. Da non perdere il passaggio nella riserva naturale di Peñón de Zaframagón, che ospita una delle più grandi colonie di grifoni del continente.
Chi invece ama i sapori forti (nel vero senso della parola…) può affrontare la Via Verde del Carrilet che segue il percorso della ferrovia in funzione fino agli anni Sessanta. Sono 55 chilometri partendo da Olot per affrontare una zona di antichi vulcani spenti, fra crateri, coni vulcanici, colate laviche rapprese ma anche segnali della vittoria della natura sugli elementi, attraverso boschi di querce e faggi. Qui si può gustare la tipica cucina vulcanica della Garritxa, a base di fagioli di Santa Pau, le patate d’Olot, salumi e formaggi specifici. Il percorso si conclude a Girona, un vero scrigno d’arte attraverso i suoi vicoli acciottolati.


La ripopolazione del territorio
Le Vias Verdes si stanno affermando sempre di più dando anche un impulso economico al Paese, ma anche un impulso sociale. Creando nuove opportunità di lavoro, stanno infatti rappresentando un’inversione di tendenza rispetto allo spopolamento di borghi e valli, un fenomeno chiamato “España vaciada” che i governi centrali, di qualsiasi colore fossero, hanno sempre faticato a combattere. Agriturismi, botteghe artigiane, trattorie tipiche sono solo alcuni dei settori che hanno ripreso linfa, mantenendo in vita ecosistemi locali sui quali si fonda parte dell’economia iberica. E questo è un esempio del quale dovremmo tenere conto anche dalle nostre parti…







