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| 18 Gennaio 2026

Fuga dall’inverno: saline, tonnare, panorami. Il trapanese, un trionfo di Sicilia

E’ vero, non fa freddissimo come qualche giorno fa, ma è pur vero che in bici un po’ di tepore in più non guasta mai. E allora per la collana Fuga dall’inverno questa domenica torniamo in Sicilia, stavolta però andiamo nel vertice opposto a quello del Barocco. Andiamo nel trapanese.

Dalla punta sud-orientale della Sicilia, dunque, ci spostiamo a quella nord-occidentale. Di nuovo parliamo di una terra dalla bellezza sconcertante. Antica, autentica, a tratti selvaggia, ma sempre e comunque affascinante. Il trapanese è quinta provincia più popolata della Sicilia, ma penultima per densità (in apertura le saline di Marsala, foto Marsala Vacanze – Salvatore Sinatra Photography) .

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La Tonnara Florio a Favignana: un must se si va nel trapanese (foto Antica Tonnara Favignana)
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La Tonnara Florio a Favignana: un must se si va nel trapanese (foto Antica Tonnara Favignana)

Greci, Romani, Normanni

Era questa la terra dei cartaginesi prima e dei greci poi. E ancora dei romani e dei normanni. E’ qui che Roma puntava forte per avere un punto di appoggio prima di raggiungere le coste nord-africane o salpare in direzione della Sardegna e della Spagna. Qui infatti pescatori e navigatori erano abilissimi. La terra era fertile e la pesca abbondante. E lo avevano capito ancora prima i greci. Non è un caso se proprio qui, nell’entroterra, a Segesta per la precisione, avevano innalzato un tempio imponente, una sorta di Partenone ancora oggi splendidamente conservato e dominante sulla regione dalle sue alture.

In particolare Trapani, per la conformazione della penisola a forma di falce su cui sorge, fu battezzata “Drepanon” dai greci, termine che significa appunto “falce”.

Il territorio trapanese è decisamente collinare nella sua zona più interna, ma molto basso verso il mare, tanto è vero che ci sono le saline. Tuttavia, questo lembo occidentale della Sicilia alterna tratti di costa bassa ad altri di costa scogliosa, offrendo così una grande varietà di paesaggi. All’interno, invece come dicevamo, dominano le colline. Erice e Segesta, dove appunto sorge il tempio, sono le più rinomate e affascinanti. In particolare Erice toglie il fiato… e non solo per le sue rampe, ma per ciò che offre alla vista.

Tagliando l’angolo…

Stavolta più che un itinerario vi proponiamo una sorta di micro-viaggio, tutto all’interno della provincia di Trapani. Si parte dal capoluogo, Trapani, e si arriva a Mazara del Vallo. Nel mezzo si alternano costa ed entroterra.

La cosa bella è che questo percorso si può completare in giornata e, tutto sommato, la fuga dall’inverno in bici può facilmente trasformarsi in un weekend rilassante. I 20 gradi potrebbero non essere affatto una chimera, anche in condizioni di normalità, soprattutto in alcuni punti dell’entroterra.

L’itinerario che abbiamo scelto per voi misura poco più di 100 chilometri, con meno di 1.000 metri di dislivello, una sorta di “secante”, per dirla in termini trigonometrici dell’angolo occidentale della Sicilia. Si può affrontare tranquillamente con una bici da strada o addirittura da trekking. E’ tutto su asfalto. La cosa importante da sapere è che vi porterà a scoprire, e ci mancherebbe altro, la storia e la vita sociale di questo spicchio di Sicilia, baciato dal sole di gennaio, che resta comunque un sole piuttosto caldo.

Si parte dal cuore di Trapani, una città elegante che vive in equilibrio tra mare e storia. Il suo centro storico, aperto sul porto e sulle mura di Tramontana, offre chiese barocche, palazzi nobiliari e un lungomare che nelle giornate limpide regala scorci intensi sulle isole Egadi. Assolutamente da vedere, è il quartiere di San Pietro e il mercato del pesce, ancora oggi luogo autentico e vibrante.

Da Trapani a Mazara

Si esce da Trapani e si prende quota. Si va infatti ad Erice, borgo medievale arroccato a oltre 700 metri. La scalata è seria: 7,2 chilometri di ascesa all’8,2 per cento di pendenza media, ma è anche l’unica asperità dell’itinerario e arriva quasi subito, quando le gambe sono più che fresche. Il versante da noi scalato parte proprio da Trapani e si chiama Via Antica Erice. Lassù ci sono stradine in pietra, il Castello di Venere e i panorami che spaziano fino a San Vito Lo Capo creano un’atmosfera sospesa nel tempo.

Scendendo verso sud si incontra l’area delle saline di Trapani, un paesaggio di vasche d’acqua, mulini a vento e riflessi rosati. Qui, consigliamo fortemente di visitare il suggestivo Museo del Sale per comprendere la storia di una tradizione antichissima. A questo punto si riparte e ci sono due opzioni: o si continua lungo la costa, oppure si va nell’entroterra, seguendo la SP8 in direzione di Borgo Zaffarana.

Noi votiamo per questa seconda opzione, perché se è vero che non ci sono punti specifici da vedere, è anche vero che è un tratto che aiuta a comprendere davvero il trapanese. Il paesaggio si fa brullo, arso, quasi disabitato. Se fossimo in maggio vedreste già i campi gialli del grano. Però merita. Il bello è del trapanese è anche questo “vuoto”.

Fatta questa deviazione, si ripunta verso la costa. La SP4 ci riporta verso Marsala, città nota per i suoi vini e per lo Stagnone, una laguna magica che cambia colore durante il giorno. Il suo centro storico è elegante, ricco di piazze, musei e cantine storiche.

Più a sud si raggiunge infine Mazara del Vallo, uno spaccato di cultura mediterranea. Un vero mosaico di etnie dove la casbah araba convive con la cattedrale normanna. Persino lo scrittore Andrea Camilleri in un libro del Commissario Montalbano vi ambienta parte di episodio e descrive proprio questo mix culturale. Le sue vie strette, ornate dai tipici pannelli di ceramica, raccontano tanto della Sicilia.

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Le busiate col pesto alla trapanese (foto Siciliani Creativi in Cucina)
Le busiate col pesto alla trapanese (foto Siciliani Creativi in Cucina)

Dalle tonnare… a Favignana

E’ qui, lungo la costa trapanese, che il viaggio può trasformarsi in un soggiorno rilassante. La provincia offre diverse strutture bike friendly a partire dagli agriturismi, ma in particolare segnaliamo il B6B Angelo Apartments, spesso usato come base di partenza da chi intraprende la Sicily Divide.

Tra le cosiddette “cose da fare”, proponiamo una gita a Favignana, regina delle Egadi. Strade tranquille, mare cristallino e l’Antica Tonnara Florio, oggi trasformata nel complesso museale Ex Stabilimento Florio, che conserva la memoria della pesca al tonno e della vita di mare. L’isola, raggiungibile con aliscafi e traghetti da Trapani, a seconda di quale si prenda la traversata dura 30′ o 60′ e il costo (andata e ritorno) oscilla tra i 21 e i 25 euro.

Oltre a Favignana si possono visitare anche Levanzo e Marettimo, ideali per escursioni giornaliere in barca o trekking costieri. Una gita alle Egadi è consigliatissima: i fondali turchesi, le cale rocciose e il ritmo lento delle isole regalano un’esperienza autentica, anche in pieno inverno.

Altra peculiarità di quando si va in Sicilia è la cucina e Trapani e il trapanese non sono da meno. La tradizione gastronomica è ricchissima. Da provare almeno due piatti simbolo: il cous cous di pesce alla trapanese, profumato e speziato, e la pasta con il pesto alla trapanese, preparato con mandorle, pomodori e basilico. Ottimo anche il tonno rosso, servito in molte varianti, memoria delle antiche tonnare della zona.

Dal punto di vista logistico, raggiungere il territorio è molto semplice. Oltre all’Aeroporto di Trapani-Birgi, collegato con diverse città italiane, si può atterrare anche all’aeroporto di Palermo, servito da bus diretti e navette private verso Trapani in circa un’ora e mezza.

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