I progetti e le iniziative di GRAvel lAND non si fermano mai, in ogni piccolo o grande ritaglio di tempo che Andrea Noè e Graziana Antoci riescono a trovare nelle loro vite frenetiche si dedicano a questo progetto. Nato ai tempi del Covid, quando la bicicletta è diventato il mezzo per trovare nuovi scorci, paesaggi e per sfuggire dalla monotonia.
«Era nato quasi come un passatempo – ci raccontano i due fondatori durante uno dei loro ritagli di tempo – e ora invece è praticamente un lavoro. La volontà alla base di GRAvel lAND è quella di far scoprire il territorio del Parco del Ticino, noi due lo conosciamo molto bene visto che per tanti anni ci abbiamo pedalato. Siamo in una zona di grande tradizione ciclistica che però non era affatto legata al cicloturismo, noi abbiamo voluto portare il Ticino sulle mappe dei viaggiatori».




L’evoluzione
Sei anni, tanti ne sono passati dall’inizio del progetto GRAvel lAND, sembrano pochi, in realtà sono abbastanza per capire come il mondo del cicloturismo sia cambiato e in che modo abbia metabolizzato la nascita di iniziative come quella di Andrea e Graziana.
«Come nella maggior parte delle pedalate – racconta Andrea Noè – la traccia viene fornita tramite GPX da attivare sul proprio ciclocomputer o telefono. Nei parchi, come quello del Ticino che è anche riserva naturale, è impossibile tracciare e segnalare i percorsi. Un aspetto che si lega alla salvaguardia del territorio e che si sposa anche con il senso del gravel, e del cicloturismo in generale. Non importa il tempo, contano l’esperienza e il viaggio. Quindi ognuno si regola a seconda delle proprie esigenze e volontà».
«Con il passare degli anni – prosegue – siamo passati dall’abbracciare un solo evento ad averne in programma sei, divisi tra le province di Milano, Varese e Novara».




La risposta del pubblico
Chi ama il gravel è alla continua ricerca di nuove esperienze, pedalate diverse e territori da scoprire, esplorare e gustare (con gli occhi e con la bocca). Il pubblico del cicloturismo si affeziona agli eventi, ma non si fossilizza su di essi. Questo permette a tante realtà di nascere ma a poche di avere un cammino costante.
«Nel corso del tempo abbiamo visto aumentare notevolmente il nostro pubblico – raccontano ancora i due fondatori – con visite che portano gente da gran parte d’Italia e da luoghi ben più lontani, come Svizzera e Stati Uniti. D’altronde abbiamo un territorio bellissimo e davvero vario, che nulla ha da invidiare ad altri contesti in cui il gravel è ormai consolidato. Si passa dalle risaie del basso novarese, ai vigneti nella zona del Lago Maggiore. Senza dimenticare la storia, la cucina e tanto altro. Al secondo evento di questo 2026, svolto a inizio marzo, avevamo 647 iscritti (in apertura foto GRAvel lAND, ndr)».




Collaborare
Realizzare eventi gravel, o semplicemente cicloturistici vuol dire aprire il territorio per farlo scoprire, vero. Tuttavia serve anche creare una rete di servizi e di strutture che possano permettere a chi viene di vivere e apprezzare ogni dettaglio.
«In questi sei anni – ci spiega Graziana Antoci – abbiamo collaborato con diverse aziende agricole e altri attori del territorio. Tante strutture ricettive sono nate, o comunque si sono attrezzate per essere sempre più bike friendly. Alcune aree erano già predisposte a questo tipo di turismo, come quella del Lago Maggiore. Altre hanno saputo capire e valorizzare tale cambiamento».
«Poi c’è la parte legata agli enti territoriali – prosegue – visto che lavoriamo a cavallo tra due Regioni e ben sei Province. Il supporto è reciproco, noi siamo presenti in maniera costante sul territorio e abbiamo modo di segnalare ogni cosa. Nel tempo abbiamo visto anche questi enti interessarsi sempre più al cicloturismo e lavorare per migliorare l’esperienza di chi viene a pedalare. Sono nati sentieri, ciclabili. Il Parco del Ticino, diviso tra Lombardia e Piemonte, ha un sistema unico di 400 chilometri interamente percorribili in bici».
Nel tempo il format di GRAvel lAND è cresciuto, si è allargato e ha raggiunto territori limitrofi ma altrettanto diversi e unici. Varese, Milano e il Piemonte inoltrato. Si passa dagli eventi in giornata a un bikepacking di tre giorni. Di iniziative ce ne sono tante, e per tutti i gusti, spetta a voi trovare quello che più vi aggrada.







