Conferenza stampa Arianna Fontana, Sondrio, Tour de Suisse 2026Conferenza stampa Arianna Fontana, Sondrio, Tour de Suisse 2026

| 20 Giugno 2026

Arianna Fontana, la Valtellina, le medaglie, la fatica e la bici

SONDRIO – Alla vigilia della partenza del Tour de Suisse dei professionisti da Sondrio, nel cortile di un’azienda agricola pazzesca a Mantello dal nome La Fiorida, Arianna Fontana parlottava con Tadej Pogacar. Per chi non conoscesse lo sport e fosse più avvezzo al mondo dell’animazione, si potrebbe dire che Wonderwoman era accanto a Superman e si scambiavano pareri.

Arianna Fontana infatti è una ragazza di 36 anni che ha vinto 14 medaglie olimpiche di pattinaggio su ghiaccio (3 d’oro, 6 d’argento, 5 di bronzo), Tadej Pogacar ha una sola medaglia olimpica (bronzo a Tokyo 2020), ma ci ha messo accanto due mondiali, 4 Tour de France, 5 Lombardia, un Giro d’Italia e tutto il resto che per ora lo ha portato a quota 110 vittorie.

Quel che cambia è il valore della bicicletta. Se per Pogacar è il fulcro di ogni risveglio, per Arianna Fontana si tratta di un utile e necessario strumento di lavoro che in certi giorni si trasforma in piacere.

Il bilancio olimpico di Arianna Fontana parla di 14 medaglie. Qui Milano Cortina 2026 
(foto FISG - Federazione Italiana Sport del Ghiaccio
Il bilancio olimpico di Arianna Fontana parla di 14 medaglie. Qui Milano Cortina 2026 (foto FISG – Federazione Italiana Sport del Ghiaccio)
Il bilancio olimpico di Arianna Fontana parla di 14 medaglie. Qui Milano Cortina 2026 
(foto FISG - Federazione Italiana Sport del Ghiaccio
Il bilancio olimpico di Arianna Fontana parla di 14 medaglie. Qui Milano Cortina 2026 (foto FISG – Federazione Italiana Sport del Ghiaccio)

Fra pattinaggio e ciclismo

Quando il giorno dopo abbiamo incontrato Arianna Fontana nel suo ruolo di testimonial per la Valtellina, le abbiamo chiesto proprio del suo rapporto con le due ruote. Avevamo affrontato il tema con Giulia Murada, atleta azzurra dello scialpinismo, capire il legame fra pattinaggio di velocità e ciclismo è stato un viaggio altrettanto interessante.

«Sicuramente sono rimasta molto contenta nel vedere il Tour de Suisse partire dalla Valtellina – inizia Fontana – una tappa dedicata alla nostra valle è un’ottima occasione per far vedere il nostro territorio e le sue bellezze. Ci sono tanti campioni, alcuni in preparazione al Tour de France e mi è piaciuto interagire con qualcuno di loro. Ieri, appunto, siamo andati a trovare la squadra di Pogacar.

«E’ stato bello parlare con loro e con i meccanici, entrare un po’ nel mondo del ciclismo – approfondisce Fontana – che magari sembra molto lontano da quello che facciamo noi, però alla fine la bici è uno strumento che utilizziamo spesso per i nostri allenamenti. Soprattutto per i test, per capire la nostra preparazione, se sta andando tutto bene, se siamo in tabella di marcia o meno».

Arianna Fontana è ambassador della Valtellina e testimonial delle biciclette De Rosa (foto Valtellina Notizie)
Arianna Fontana è ambassador della Valtellina e testimonial delle biciclette De Rosa (foto Valtellina Notizie)
Arianna Fontana è ambassador della Valtellina e testimonial delle biciclette De Rosa (foto Valtellina Notizie)
Arianna Fontana è ambassador della Valtellina e testimonial delle biciclette De Rosa (foto Valtellina Notizie)
La sensazione è che i punti di contatto non siano legati soltanto al mezzo tecnico.

Infatti è stato bello vedere proprio come, anche se arriviamo da mondi diversi, l’approccio che mettiamo, il tipo di mentalità, l’impegno e la fame siano gli stessi. In griglia di partenza, ho riconosciuto sui volti la tensione e l’adrenalina da gara, la stessa che vivo io quando sono in pista. Quindi alla fine, sono mondi diversi, ma le emozioni sono le stesse.

Che cosa apprezza maggiormente Arianna Fontana del ciclismo?

E’ bello vedere i più grandi sfidarsi, vedere le strategie. Il ciclismo sembra uno sport individuale, ma c’è tanto gioco di squadra. Ti rendi conto che tutti i componenti delle squadre fanno la loro parte e aiutano il leader: per me è proprio quella la parte più bella e interessante.

Quanti chilometri all’anno fai in bicicletta?

Fra dieci e dodicimila, dipende dagli anni. Ne facciamo parecchi, la bici è uno strumento che usiamo parecchio perché è molto funzionale, dato che sfruttiamo quasi le stesse fasce muscolari. Usiamo anche gli stessi strumenti di misurazione che usano i ciclisti. Anthony, il mio allenatore (Anthony Lobello, che è anche suo marito, ndr), guarda tutti i numeri per vedere come sto andando, se dobbiamo aggiustare alcune preparazioni, alcuni allenamenti specifici. In base a quello, in base a quanto spingo e ai watt che spingo, lui sa dire se sono pronta oppure c’è ancora da lavorare.

C’è rispondenza tra i watt espressi in bici e quelli sul ghiaccio?

Non troppo, perché cambiano l’intensità e anche il movimento. Sulla bici la gamba spinge in verticale, nel movimento del pattinaggio la spinta è laterale. E’ difficile avere punti di contatto. Abbiamo provato a misurare la potenza che viene espressa sul pattino, ma è complicato perché c’è di mezzo la lama ed è lei che ha il contatto diretto col ghiaccio, per cui c’è un po’ di dispersione. Magari un giorno si riuscirà…

Il Tour de Suisse 2026 è partito da Sondrio con una vittoria di Pogacar
Il Tour de Suisse 2026 è partito da Sondrio con una vittoria di Pogacar nella prima tappa: Arianna Fontana lo ha incontrato il giorno prima del via della gara
Il Tour de Suisse 2026 è partito da Sondrio con una vittoria di Pogacar
Il Tour de Suisse 2026 è partito da Sondrio con una vittoria di Pogacar nella prima tappa: Arianna Fontana lo ha incontrato il giorno prima del via della gara
Sarebbe utile arrivarci, in effetti…

E’ difficile, ma spero che un giorno si potrà. Magari sparo dei numeri, perché veramente non lo so. Se spingo 120 watt sulla bici, so che sul ghiaccio vado a 10″-10″200 a giro. Quindi in base a quello riesci a capire se sono pronta per i 1.000 metri, a spingere 9 giri a tutta, oppure se mi mancano due giri per cui c’è da lavorare ancora.

Siamo in Valtellina, terra di bicicletta, c’è una salita che preferisci sopra alle altre?

Le salite sono complicate, una questione di amore e odio. Ci siamo allenati parecchio in Alta Valtellina, fra Bormio e Livigno, quindi i vari passi li ho fatti parecchie volte. E’ difficile dire quale preferisca, perché sono tutti faticosi, non ce n’è uno che sia più semplice dell’altro. Però mi piace molto stare in bici, perché arrivo da uno sport che si svolge sempre al chiuso, mentre con la bici hai i panorami e l’aria libera. E se il panorama è davvero bello, magari qualche volta senti meno anche la fatica. 

Di certo è diverso rispetto a quando si pattina in ovale, no?

Sicuramente, è un altro tipo di ambiente. E appunto, stando all’aperto e anche in compagnia di altri ciclisti, ti dai man forte. Il bello del ciclismo anche quello.

C’è un particolare di quando sei in bici che ti fa capire che sta arrivando la condizione?

Più che altro, quando sto facendo una salita che conosco, un pezzo di strada che conosco bene e arrivo nel tratto più duro e riesco a mantenere un certo tipo di wattaggio, con il cuore che non sale troppo, allora mi dico che sto bene e siamo sulla strada giusta.

Fontana si è spesa più di una volta come guida ciclotristica per i suoi tifosi nelle zone di casa (foto Valtellina Notizie)
Fontana si è spesa più di una volta come guida cicloturistica per i suoi tifosi nelle zone di casa (foto Valtellina Notizie)
Fontana si è spesa più di una volta come guida ciclotristica per i suoi tifosi nelle zone di casa (foto Valtellina Notizie)
Fontana si è spesa più di una volta come guida cicloturistica per i suoi tifosi nelle zone di casa (foto Valtellina Notizie)
Abbiamo capito che la pianura è il tuo regno: cosa deve avere una salita per piacerti?

Devo conoscerla. Se una salita non la conosco, la patisco molto perché non so dove sono le pendenze maggiori, non so dove posso tirare il fiato e non so esattamente dove posso spingere. Se invece conosco la salita, allora so gestirla e a volte riesco anche a godermela. Come avete ben capito, in pianura non ho problemi…

Dopo 14 podi, ci si abitua a vincere medaglie olimpiche oppure ogni volta c’è un brivido diverso?

Ogni medaglia olimpica è un’emozione, perché ogni quadriennio ha una storia diversa, un percorso diverso, fatiche diverse. Perciò quando poi arrivi a quel momento tutto ha senso: le fatiche che hai fatto, che tutti chiamano sacrifici e che invece sono è una scelta che ho fatto io. Sul podio tutto trova un senso, perché ci sono stati sicuramente stati momenti difficili in cui volevi mollare. Ad esempio mi sono infortunata a ottobre, mancavano pochi mesi a Milano Cortina e rischiavo di aver buttato tutto. Invece quando sali sul podio olimpico, vedi il film per intero e capisci che è stato speciale.

Hai mai pensato di gareggiare su pista?

La pista ancora mi manca, non l’ho mai provata, quindi è qualcosa che sarebbe interessante e bello da provare.

La lasciamo con questa suggestione, mentre le domande si spostano sul pattinaggio e la preparazione che ha svolto negli anni. Ha la gentilezza della gente di qui, il sorriso di chi si è tolto così tante soddisfazioni da averne guadagnato in sicurezza. I grandi campioni si somigliano un po’ tutti. E al netto delle differenze di specialità e stile, hanno il carisma che ne fa delle creature speciali.

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