L’utilizzo della bicicletta cresce, le amministrazioni investono in nuove infrastrutture e il cicloturismo continua a espandersi. Ma come si misura davvero il successo di una ciclovia o di una pista ciclabile? La risposta arriva dai dati. Da oltre venticinque anni Eco-Counter, azienda francese presente in una cinquantina di Paesi, sviluppa sistemi per il conteggio di biciclette e pedoni (foto in apertura dell’azienda). Sul proprio sito vengono dichiarati ben 20.000 dispositivi installati in tutto il mondo. Ne abbiamo parlato a Rimini durante Velo-city con Enrico Durbano, direttore generale di Eco-Counter Italia, che ci ha spiegato perché contare i ciclisti significa molto più che registrare un numero di passaggi.
Enrico, perché oggi è così importante contare i ciclisti?
La prima ragione è giustificare gli investimenti della pubblica amministrazione e dimostrare ai cittadini che quando si realizzano infrastrutture per la ciclabilità queste funzionano davvero. Spesso si sente dire che sulle piste ciclabili non passa nessuno, ma quando ci sono dati oggettivi si supera qualsiasi discussione. I numeri mettono d’accordo amministratori e cittadini e permettono di raccontare in modo concreto quello che sta succedendo.


Quando andrebbe installato un contatore?
Il prima possibile. Noi diciamo sempre che il momento migliore per iniziare a contare era… ieri. Più si raccolgono dati nel tempo, più si possono costruire serie storiche e comprendere le tendenze. Pensiamo alle ciclovie europee: poter dire che oggi c’è il 30 per cento di cicloturisti in più rispetto al periodo pre-Covid è un’informazione di enorme valore. Per questo il consiglio è semplice: iniziate a contare subito, poi saranno i dati stessi a raccontare la storia.
Come funzionano i sistemi di Eco-counter?
Dipende dagli obiettivi. Esistono contatori permanenti e mobili, sensori nascosti per le ciclovie e telecamere intelligenti per l’ambiente urbano. Queste ultime, sempre nel rispetto della privacy, riescono anche a distinguere il tipo di utente. Ad esempio, la percentuale di donne che utilizza una pista ciclabile è un indicatore molto interessante perché è strettamente legato alla percezione di sicurezza dell’infrastruttura. In questo modo non raccogliamo soltanto numeri, ma informazioni utili per migliorare la pianificazione.


Cosa cambia tra monitorare una pista ciclabile urbana e una ciclovia turistica?
L’obiettivo è diverso. In città si studiano soprattutto i flussi e il comportamento degli utenti. Sul cicloturismo, invece, i dati permettono di stimare le ricadute economiche. Se sappiamo quante persone transitano su un itinerario e, attraverso indagini sul campo, conosciamo quanto spendono e quale tipo di esperienza stanno vivendo, possiamo modellizzare l’impatto economico che quella ciclovia genera sul territorio.
Con chi lavorate principalmente?
Con province, regioni, comuni e altre amministrazioni locali. Sono loro che pianificano le infrastrutture e hanno bisogno di dati affidabili per orientare le proprie decisioni.
L’Italia, da questo punto di vista, a che punto è?
C’è ancora una forte differenza tra Nord e Sud. Nella Pianura Padana e nelle aree prealpine esiste ormai una cultura della pianificazione della ciclabilità molto sviluppata. Ci sono territori, dalla provincia di Cuneo alla Valtellina, che stanno investendo molto anche sul gravel e sulla mountain bike come prodotto turistico. Poi c’è la Puglia, che sta iniziando a muoversi con decisione anche sul fronte della raccolta dati. Al Sud c’è un patrimonio enorme che aspetta soltanto di essere valorizzato.


E le grandi città?
Milano, Bologna e Torino hanno programmi molto ambiziosi e vogliono misurare nel tempo gli effetti delle politiche che stanno mettendo in campo. Quando una città investe sulla mobilità ciclistica è fondamentale poter dimostrare con i numeri che la direzione è quella giusta.
I vostri display visibili incuriosiscono anche i cittadini?
Assolutamente. Già cinque o sei anni fa i ciclisti urbani erano i nostri migliori alleati. Molti organizzavano addirittura conteggi manuali per dimostrare ai comuni che le piste ciclabili venivano utilizzate e che servivano nuovi investimenti. Quando hanno visto arrivare sistemi automatici che contano tutto l’anno sono stati felicissimi. I display, poi, hanno anche un altro effetto: chi vede passare ogni giorno migliaia di biciclette pensa che forse può utilizzare la bici anche lui. E’ un piccolo incentivo al cambiamento.


Quanto costa dotarsi di questi strumenti?
I sistemi nascosti, utilizzati soprattutto per raccogliere dati statistici, partono da circa 2-3 mila euro. I display visibili, che oltre a contare comunicano i risultati ai cittadini, variano indicativamente tra i 4 e i 15 mila euro, a seconda delle caratteristiche.
L’intelligenza artificiale, oltre che per il riconoscimento della tipologia di utente, viene usata anche in altri modi?
Sì, perché permette di dare un contesto ai dati – risponde il responsabile di Eco-counter – Non basta dire che c’è stato un aumento del 10 per cento. L’intelligenza artificiale può confrontare i flussi con il meteo, con gli orari, con la stagionalità oppure mettere a confronto due piste ciclabili realmente comparabili. Il semplice software Excel i numeri li calcola già benissimo. L’AI serve a individuare relazioni che una persona difficilmente riuscirebbe a vedere e a trasformare i dati in informazioni davvero utili per chi deve prendere decisioni.







