Una ciclovia di ben 450 chilometri tutti all’interno del Lazio (con una piccola appendice ), ma che regala emozioni a ogni pedalata perché è intrisa di storia, di storia antica. E’ la Ciclovia Etruria, un percorso che attraversa tutta la Tuscia attraverso piccoli borghi e grandi spazi, laghi vulcanici e necropoli, graziose trattorie e sentieri divertenti.
A differenza della quasi totalità dei tracciati disegnati per l’Italia, questa è una ciclovia che include tantisasimi tratti offroad, in proporzione siamo al 50 per cento, disegnata appositamente per sfuggire alle grinfie del traffico automobilistico. I tratti di asfalto sono in genere poco frequentati dai mezzi a motore e quindi abbastanza sicuri.


A raccontarla è Simona Pergola, che non solo l’ha inaugurata insieme a Veronica Rizzoli (peraltro autrice delle foto) attraverso un lungo viaggio su due ruote che ha poi spopolato sui social, ma ha anche una parte importante nella nascita stessa di questo percorso destinato a diventare un’attrazione per i cicloturisti.
«Sto ancora lavorando alla sua definizione insieme all’Associazione Sportiva Ciclisticamente – spiega – che di fatto ha ideato questo percorso. Il nostro viaggio è stato una sorta di festa inaugurale, anche se questo territorio lo conosciamo molto bene».
Come avete disegnato il tracciato?
La nostra associazione ha sede ad Anguillara Sabazia ed è lì che il percorso ad anello parte e arriva, c’è anche un infopoint specifico, disegnato sulla conoscenza del territorio dell’Etruria meridionale. Abbiamo cercato di toccare i punti più importanti, sia dal punto di vista naturalistico che da quello storico, per raccontare lungo il percorso la storia del popolo etrusco, presente e affermato già da molto prima dell’espansione dell’Antica Roma.
Quale criterio avete seguito?
Abbiamo voluto mettere in risalto luoghi poco conosciuti ma vere gemme in quest’ottica, come Barbarano, dove c’è la maggiore Necropoli Etrusca, oppure Blera. Si tratta di un percorso quasi tutto sterrato, quindi abbastanza inusuale, ma è stato il concetto seguito per la creazione, cercando di unire i punti salienti di quella parte del Lazio.


Un percorso quindi che non copre tutto il territorio etrusco…
No, abbiamo scelto di privilegiare questa parte del Lazio sforando però anche in Umbria per una trentina di chilometri all’altezza dell’oasi di Alviano. Abbiamo scelto di concentrarci su una porzione di territorio, evitando i grandi riferimenti etruschi come Tarquinia o Cerveteri. Abbiamo cercato di fare un percorso che fosse il più possibile servito, tra l’altro, dai mezzi pubblici, principalmente il treno. Infatti ci si può arrivare comodamente con diverse stazioni, inoltre volevamo fare un percorso che fosse il più possibile fuori dal traffico veicolare, perché una delle problematiche del Lazio è che le strade asfaltate sono tutte abbastanza frequentate da automobili.
Quali sono gli aspetti più caratteristici della Ciclovia Etruria?
Il percorso tocca ben 4 laghi: Vico, Bracciano, Bolsena e Mezzano che nella creazione sono stati quattro punti di riferimento, accrescendo il fascino paesaggistico. Io poi da romana che conosce molto bene il suo territorio, non avevo mai fatto una settimana intera all’interno della stessa area tematica. Questo mi ha fatto vedere le mie terre con un’ottica diversa. Tra i punti davvero speciali citerei il cavo degli Zucchi, che è una necropoli vicino Civita Castellana, aperta gratis al pubblico. E’ bellissima perché ci sono le nicchie, la parte del colombaio, tutto inglobato all’interno della vegetazione. Poi le stesse cave etrusche che si attraversano nei pressi di Viterbo.


Un percorso che coniuga storia e natura?
Assolutamente, creando un paesaggio davvero particolare. E poi c’è il tufo, qualcosa di caratteristico di quella zona come anche le colline, un altro aspetto che colpisce come la parte vulcanica. Mi viene in mente la zona del lago di Mezzano, un ex cratere vulcanico dove c’è un paesaggio molto bello, ci sono dei paesini arroccati e questo evidente cratere che poi tra l’altro è ancora attivo con diverse solfatare al suo interno.
Il percorso della Ciclovia Etruria è praticamente nuovissimo, dove bisogna lavorarci per poterlo rendere più appetibile per i cicloturisti, per quali servizi?
Dal punto di vista della logistica, in realtà il territorio già è pronto. Il percorso mette in rete le varie realtà che sono già diffuse. In realtà ciò di cui sarà necessario dal punto di vista della fruibilità dei cicloturisti sarà la cartellonistica che attualmente non è presente perché richiede una spesa economica, per cui stiamo cercando di trovare dei fondi tramite la Regione. A livello di servizi in realtà il territorio già offre molto, ci sono diversi negozi di bici e di noleggio anche di e-bike. Le strutture sono presenti sul territorio e sono anche già abbastanza abituate a ricevere i cicloturisti, perché si passa attraverso zone che fanno anche parte della Via Francigena e dell’Eurovelo.


E’ un percorso solo per mountain bike?
In realtà anche per gravel e trekking bike, non necessariamente mountain bike. Le strade sono tutte battute, c’è qualche salita, ma non sono salite impossibili. E’ un territorio collinare, con fondo stradale adatto a trekking bike e gravel. I sentieri sono già ben mantenuti, proprio perché fanno già parte di altre reti di sentieristica e quindi non c’è attualmente una grossa necessità di manutenzione. La riserva naturale del Marturanum è il punto un pochino più tecnico, infatti è stato proposto un percorso alternativo per chi non vuole affrontarlo.







