L'Artica 2026L'Artica 2026

| 29 Gennaio 2026

L’Artica, ovvero il bello di pedalare d’inverno

E’ una bella idea pedalare a gennaio, sotto la pioggia, su e giù per i colli vicentini, in sella a delle bici d’epoca? A guardare i numeri de L’Artica 2026, andata in scena domenica scorsa a Lonigo (Vicenza), verrebbe proprio da rispondere di sì.

Nonostante le previsioni non fossero benevole, dei 1.000 iscritti quasi 900 si sono presentati al via. Hanno pedalato lungo le due tracce, da 55 e da 25 chilometri, si sono fermati a mangiare (vedremo cosa) nei tre ristori, e in generale sembra si siano divertiti tutti da matti.

L'Artica 2026 Pozzato
Pippo Pozzato, gloria del ciclismo vicentino, al via dell’evento domenica scorsa (foto Supernoia)
L'Artica 2026 Pozzato
Pippo Pozzato, gloria del ciclismo vicentino, al via dell’evento domenica scorsa (foto Supernoia)

Pippo Pozzato, il primo fan

Lo è, una bella idea, anche a sentire Pippo Pozzato, che de L’Artica è un grande fan. «Mi invitavano ancora quando correvo, ma tra ritiri e gare non riuscivo mai. Poi appena ho potuto sono andato ed è stata una scoperta», ci racconta l’ex professionista vicentino. 

«Non sono un super appassionato delle ciclostoriche, ma L’Artica è diversa dalle altre. Ci sono tanti giovani, a partire dagli organizzatori, c’è una bella atmosfera, vedi la gente ballare ai ristori. Si differenzia dalle altre manifestazioni simili perché c’è un bel mix tra passato e moderno, si va lì davvero per divertirsi, anche gente che non va mai in bici. Il fatto che sia organizzata apposta durante i giorni della merla fa sì che più fa freddo e più c’è pioggia, più è figo, perché l’idea alla base è proprio quella. Lo sai e ci vai con quello spirito».

Anche per lui che, col maltempo, non ha proprio un bel rapporto: «Io per esempio non voglio mai pedalare con la pioggia, ma farlo lì ha tutto un altro fascino, anche l’anno scorso che ha davvero diluviato me la sono proprio goduta. Non a caso l’ho già fatta 3-4 volte, e adesso ci andiamo in gruppo con nostro club. Non è una gara, non c’è competizione, è davvero solo una grande festa. Non a caso ci piacerebbe entrare a far parte dell’organizzazione, rilevare delle quote, perché quello de L’Artica secondo me è un format vincente».

Un’idea nata per gioco, cresciuta in fretta

Com’è nato questo format che tanto successo sta avendo ce lo spiega direttamente Francesco Brojanigo, uno dei fondatori. «L’Artica è nata 14 anni fa per gioco. Siamo un gruppo giovane rispetto alle altre ciclostoriche, il più vecchio di noi ha 44 anni. Con degli amici siamo andati a fare l’Eroica e siamo tornati gasatissimi con l’idea di organizzare qualcosa da noi, attorno a Vicenza. A quel punto però ci siamo detti di fare qualcosa di particolare e da lì l’idea di una pedalata con le bici d’epoca nei giorni più freddi dell’anno. La prima edizione eravamo in 14, la seconda in 40, la terza già in 150. C’è stata un’escalation molto veloce».

Una crescita che deve molto, oltre che alla sfida di pedalare in inverno, anche alla qualità dei ristori, su cui a L’Artica hanno puntano tantissimo sin dall’inizio. 

Nel percorso lungo, quello da 55 chilometri, erano tre, ognuno dedicato ad una specialità locale (e stagionale). Nel primo c’era polenta fumante con salame e formaggi. Nel secondo trippe e pan biscotto. Nel terzo i partecipanti hanno trovato il gran finale con baccalà alla vicentina e croste di formaggio alla griglia. Il tutto accompagnato da vini della zona che da quelle parti non mancano, come per esempio il Soave DOC e il Colli Berici DOC. Questo ha fatto in modo che un’iniziativa nata quasi per scherzo tra pochi amici sia ora uno degli appuntamenti più amati del panorama italiano

L'Artica 2026
I percorsi sono fissi e anche in quest’edizione erano due, da 55 e da 25 chilometri, su e giù per i colli vicentini (foto Supernoia)
L'Artica 2026
I percorsi sono fissi e anche in quest’edizione erano due, da 55 e da 25 chilometri, su e giù per i colli vicentini (foto Supernoia)

La carica dei 1.000, da Lonigo al resto del mondo

Un evento di cui in breve si sono accorte anche aziende importanti, come ci racconta ancora Francesco Brojanigo. «Col tempo poi sono arrivati anche degli sponsor di alto livello come Brooklyn e Select. La cosa bella è che prima sono venuti a pedalare con noi, e da lì in maniera naturale è nata la collaborazione, importante per noi perché ci ha dato ancora più credibilità. Dal 2018 abbiamo messo il numero chiuso a 1.000 partecipanti, proprio per garantire un’alta qualità ai ristori, che sono il nostro punto di forza. Anche perché L’Artica è basata sul lavoro dei volontari e noi dobbiamo tutelarli, cioè non metterli troppo stress con una mole eccessiva di persone da gestire. Perché se qualcuno ti serve la trippa con il sorriso, invece che con la faccia scura, fa tutta la differenza del mondo».

Abbiamo scritto che L’Artica è uno degli appuntamenti più amati del panorama italiano, ma non è del tutto esatto. Nel senso che ormai la sua fama ha scavalcato i confini nazionali e non solo. In questa edizione si sono registrati iscritti provenienti da Slovenia, Regno Unito, Germania, Austria, Francia, ma anche dall’Argentina e dagli Stati Uniti. In particolare è tornato un gruppo di ragazzi Boston, originari di quelle zone, che ormai da diversi anni colgono l’occasione dell’evento per fare qualche settimana di vacanza nel vicentino.

Perché alla fine L’Artica è una festa a pedali, in cui si inaugura la stagione ciclistica e si scoprono tante cose. Per esempio che si può pedalare tutto l’anno, anche a gennaio, anche su bici d’epoca e anche se piove. E che farlo, almeno una volta, non è solo possibile, ma è un’esperienza memorabile.

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