Tra il 27 maggio e il primo giugno prossimi, Milano ospiterà la 32esima edizione dei Cycle Messenger World Championships, i campionati mondiali dei bike messenger. Il mestiere di bike messenger è nato nelle grandi città statunitensi verso la fine degli anni ‘70, quando si è capito che per portare un pacco o una busta nel traffico, la bici era il mezzo più veloce ed efficiente.
All’inizio si trattava per lo più di consegnare nel minor tempo possibile documenti urgenti, magari a Manhattan o a San Francisco, poi il lavoro si è evoluto con l’avvento delle cargo bike che vediamo ora anche nelle città italiane. Non si tratta però solo di un lavoro come un altro, ma di persone che si riconoscono in una comunità internazionale (e forse internazionalista) che condivide una serie di valori, prima fra tutte la sostenibilità.
Per saperne di più abbiamo raggiunto al telefono Matteo Castronuovo, parte del collettivo MUM (Messenger United Milan) che sta organizzando l’evento di Milano.


Matteo, partiamo dall’inizio. Quando sono nati i Mondiali dei messenger?
I Mondiali nascono più di tre decenni fa a San Francisco, negli Stati Uniti, dall’idea di Marcus Cook. Aveva visto che dietro quel lavoro c’era tutta una comunità internazionale che condivideva principi e idee. Tant’è che dopo la morte è stato istituito un premio in suo onore, per chi si spende per migliorare la condizione della comunità messenger mondiale. Il primo Mondiale si è tenuto a Berlino e da quell’esperienza poi sono nati anche gli Europei e i Nazionali. A Milano abbiamo già ospitato gli Europei nel 2014, per i Mondiali invece è la prima volta. Negli anni anche il modo di intendere questi eventi è cambiato.
In che senso?
All’inizio ci si concentrava quasi esclusivamente sulla parte agonistica e di divertimento. Ora invece, negli ultimi 7-8 anni direi, quei giorni sono anche un’occasione per approfondire diverse tematiche sociali del nostro mondo. Quindi vengono organizzati incontri e workshop sui temi sentiti dalla comunità, come la mobilità sostenibile, le critical mass, o la creazione di cooperative. Tutto quello che può essere utile a chi fa questo lavoro. Il tema che abbiamo scelto per i Mondiali di Milano è la parola “inclusività”.


Come la declinerete?
E’ una spinta per noi italiani, per prendere spunto da altri Paesi europei che sono molto più avanti a questo riguardo. Riguarderà, per fare un esempio, la modalità delle iscrizioni. Non ci sarà una quota fissa per tutti, ma varierà a seconda del reddito medio del Paese di provenienza, in modo da essere più equi possibili con tutti. Stiamo organizzando tutto l’evento cercando di mantenere questo equilibrio. Un’altra scelta a riguardo è di non avere un main sponsor, ma sponsor che siano tutti allo stesso livello, per dare a tutti lo stesso spazio. E soprattutto abbiamo escluso a priori qualunque brand che fosse in qualche modo collegato al commercio di armi.
Quante persone vi aspettate?
Circa 800 partecipanti. L’anno scorso i Mondiali sono stati a Sydney a novembre, motivo per cui la partecipazione è stata più esigua, circa 200 persone. Nel 2024 invece, a Zurigo, eravamo in 800, quindi contiamo di arrivare a quei numeri, magari anche qualcosa di più. A breve uscirà il sito con tutte le informazioni e le iscrizioni, nel frattempo stiamo collaborando con il Comune con il quale c’è una bella sinergia. Per presentare la candidatura occorreva anche portare una lettera del sindaco, e l’abbiamo ottenuta.


800 persone sono un bel numero anche per Milano. Come gestirete gli alloggi?
Stiamo cercando delle sistemazioni gratuite per il maggior numero di persone possibile, vorremmo arrivare a 600 posti. Questo dialogando con Milanosport, l’ente che gestisce tutti i centri sportivi comunali. Abbiamo cercato di concentrare tutto nella zona sud di Milano, gare, alloggi, feste, per la sicurezza, evitando cioè di dover attraversare tutta la città specie la sera.
Veniamo alla parte più agonistica. Che gare ci saranno?
La principale sarà la Main Race, sabato 30 maggio ci saranno le qualifiche e domenica a 31 le finali. Si svolge in un percorso chiuso, sconosciuto anche ai local, che mima il lavoro del bike messenger. All’interno ci saranno zone pedonali da rispettare, e i vari check point che rappresentano i punti di presa e di consegna, dove i partecipanti devono farsi timbrare il manifest, il foglio con la mappa e gli indirizzi. Non c’è un ordine prestabilito, vince chi fa più prese e consegne nel tempo stabilito.


In cargo o in bici normale?
Di solito le gare sono divise in due categorie, per bici normali e per cargo. Noi invece stiamo pensando ad una gara unica, dal momento che ormai quasi tutte le consegne le facciamo in cargo. Quindi stiamo pensando ad un percorso che sia un buon compromesso, in modo da non avvantaggiare un tipo di bici rispetto all’altra.
E dove si terrà?
La Main Race in zona Navigli, tra Parco Baden Powell e Parco Segantini. Il 28 maggio invece, giovedì, al Vigorelli faremo il Track Day dedicato alla pista, che sarà anche l’evento di chiusura del mese rosa a Milano dedicato al Giro d’Italia. Il giorno dopo, venerdì, faremo un altro evento di Parco di Porto di Mare, dedicato al ciclocross a scatto fisso.


Sapete già chi arriverà più da lontano?
Arriveranno messenger sicuramente dal Sud America, dal Giappone, dall’Indonesia e dall’Australia, oltre che da Stati Uniti e Canada. Poi ci sarà tanta Europa come sempre, specie Svizzera e Germania. Non sappiamo se verranno dei cinesi, c’è questa possibilità ma ancora non è certo. Comunque sia possiamo dire che a fine maggio gran parte del mondo verrà a Milano per i Cycle Messenger World Championships.







