Le grandi corse ciclistiche dei professionisti hanno pressoché tutte la loro versione amatoriale, molte mantenendo vivo il valore agonistico, altre come nel Nord scegliendo una proposta non competitiva per centrare maggiormente l’attenzione sul territorio e la convivialità in luoghi storici per le due ruote, ma quel che sta avvenendo intorno alla Bordeaux-Parigi è completamente diverso da tutto. Qui si prende spunto dalla storia per puntare direttamente al cicloturismo.


Un evento storico, radicato nel ciclismo
Per capire di che cosa stiamo parlando non si può prescindere da quel che la Bordeaux-Parigi ha rappresentato per il mondo del ciclismo. Parliamo di una classica diversa da tutte le altre: nel secolo scorso, fino alla sua ultima edizione datata 47 anni fa, era l’alternativa al Giro d’Italia, ossia la destinazione principe per coloro che sceglievano di non prendere parte alla corsa rosa, ma andavano a correre questa classica unica nel suo genere.
Si tratta di una prova di oltre 600 chilometri e a partecipare potevano essere in pochi, perché lunghi tratti del suo percorso venivano disputati dietro derny, seguendo quindi un mezzo a motore per sviluppare maggiore velocità. Se nei tempi eroici anche i grandi del pedale sceglievano di prendervi parte e anzi ne facevano uno dei propri obiettivi, progressivamente, con l’evoluzione del mezzo tecnico e i continui cambiamenti del calendario (ma anche dello stesso ambiente ciclistico) il fascino di una prova così lunga era andato perdendosi. Così la gara è andata spegnendosi fino a scomparire.


Un rilancio in ambito diverso
Per anni si è parlato di una sua ripresa attraverso varie forme e se da una parte ci si era deciso a cambiare target rivolgendosi non più al ciclismo professionistico ma a quello amatoriale, tutte le idee andavano continuamente svanendo di fronte ai costi proibitivi e a una formula che non trovava corrispettivi. Fino a un cambio completo di prospettiva.
La Bordeaux-Parigi è rinata in tempi molto recenti e tornerà quest’anno, dal 22 al 24 maggio, come evento a metà fra l’agonismo e il cicloturismo, come d’altronde sta avvenendo sempre più frequentemente, dando sì spazio a chi ama la competizione ma pensando anche, anzi soprattutto, a chi vuole conoscere il territorio. Un po’ l’idea alla base della madre di tutti questi eventi, la quadriennale Parigi-Brest-Parigi.


Le tante formule di partecipazione
Il percorso misura 650 chilometri ricalcati per la loro gran parte sui vecchi percorsi della prova professionistica, con ben 10 check point lungo il suo tracciato, alcuni dei quali provvisti di ristoro, a Montbron, Chateauroux e Blois. Gli organizzatori hanno voluto proporre varie versioni di questo evento, che si può affrontare nella sua interezza singolarmente oppure a coppie con cambio a metà percorso o ancora per staffetta di 4 corridori o infine preferendone una versione “light” di 350 chilometri.
Partenza alle ore 14,00 dal Velodromo di Bordeaux al venerdì, poi starà a ogni singolo partecipante gestirsi, proprio come avviene alla PBP, scegliendo di macinare chilometri a tutta velocità oppure privilegiando il ritmo lento, godendosi il percorso, avendo la possibilità di riposare in uno dei check point previsti, con l’unico obiettivo di essere entro le ore 8,00 della domenica al traguardo posto a Magny-les-Hameaux, a una trentina di chilometri a sud-ovest del centro storico della capitale.


Uno spunto per tornare con più calma
Si può partecipare con bici da strada o recumbent, ma anche con bici a pedalata assistita che anzi, in base alle iscrizioni, sembra essere quella privilegiata proprio perché molti vogliono affrontare l’evento senza l’assillo del cronometro. Lungo il percorso ci sono alcune regole da seguire anche per uniformarsi al locale codice della strada, come il divieto di pedalare in gruppi di più di 10 ciclisti e soprattutto non è permesso affiancare oltre le due file parallele, considerando che si viaggia in presenza di traffico aperto.
Chi l’ha già affrontata dice che è un percorso che fa entrare a stretto contatto con la realtà del territorio d’Oltralpe, nelle sue campagne, nel suo progressivo avvicinamento alla grande metropoli, partendo da uno dei paradisi della realtà vitivinicola non solo francese per cambiare prospettiva chilometro dopo chilometro, assaporando anche la storia e la cultura del posto, sfiorando borghi dove si ha ancora la sensazione della storicità del territorio ma anche della sua cultura diversa dalla nostra.


Tre giorni per completare il percorso
Molti sono venuti a pedalare su queste strade con velleità agonistiche, ma sono talmente rimasti incantati dal territorio da volerci successivamente tornare per entrarci a più stretto contatto, programmando una vera e propria vacanza su due ruote, rimanendo incantati dai colori che la risalita del cuore della Francia sa offrire a fine maggio. Arrivando anche a comprendere perché tanti campioni si sottoponessero a quella prova così massacrante, affrontando tutto il percorso concentrandolo in una sola giornata. Ma farlo senza l’assillo del cronometro e della classifica è molto meglio…







