(Seconda – e ultima – puntata del racconto della nostra esperienza anfibia ospiti di Girolibero. La prima puntata si può leggere qui)
MANTOVA – Il terzo giorno sbarchiamo a Chioggia, chiamata anche Piccola Venezia. Anche se grazie alle sempre precise dritte storiche di Silvia e Raffaele scopriamo che tanto amiche, Chioggia e Venezia, nei secoli scorsi non lo sono state. Un esempio è il cosiddetto “Gato de Ciosa” (Gatto di Chioggia). In cima ad una colonna in centro città c’è la classica statua del Leone di San Marco, ma talmente piccola, sottodimensionata, che è stata rinominata dai chioggiotti “gatto”. Quella statua rappresenta quindi la resistenza (e l’ironia) di Chioggia contro la dominazione veneziana.
Visitiamo il centro storico con il mercato del pesce e la torre dell’orologio, ma scopriamo anche, stavolta senza bisogno di suggerimenti esterni, che Chioggia è la capitale mondiale delle bici elettriche. Ad ogni angolo sbucano mezzi elettrici velocissimi che sfrecciano a velocità più consone ad un motorino che ad una bici. Laddove le


Viaggio di gruppo, ma anche in autonomia
Uscendo da Chioggia Silvia ci dice che, se vogliamo, possiamo anche fare il percorso in modalità “self guided”. Significa, scopriamo, fare l’itinerario per conto proprio, con tutta la libertà dei propri ritmi e dei propri tempi, seguendo la traccia fornita da Girolibero, e ritrovarsi poi alla fine del percorso.
Perché no, ci diciamo, d’altronde è giusto provare tutte le possibilità di questo tour Bici e Barca che ci ospita. Quindi molliamo il resto della truppa e poco alla volta ci inoltriamo del Delta del Po in direzione Adria. Pedaliamo in un ecosistema eccezionale, che infatti è una delle zone umide più importanti d’Europa e l’unico delta esistente in Italia. Un paradiso per chi ama il birdwatching. Noi non siamo per nulla ferrati sull’argomento, ma riconosciamo comunque tantissimi flamingos (fenicotteri). A differenza dei giorni precedenti ne vediamo anche qualcuno volare, e in quel momento si trasformano, sembrano quasi un altro animale.
Senza scomodare l’albatro di Baudelaire, perché a differenza sua il fenicottero è elegante anche quando sta appollaiato con le sue ginocchia rovesce e il collo ad esse e il becco ricurvo. E però quando i fenicotteri si alzano in volo diventano grandi almeno il doppio, una specie di deltaplano che mostra tutto il rosa accesissimo delle ali, che prima tenevano nascosto come un segreto.




L’importanza di una guida “qualità Girolibero”
Il quarto giorno ripartiamo da Adria e partiamo verso Ferrara. Lasciamo quindi il litorale adriatico che in vari modi avevamo seguito fino ad allora e iniziamo ad inoltrarci dentro il cuore della pianura risalendo il Po, il grande fiume. Ad un certo punto c’è da superare un ponte, uno dei pochissimi punti in cui la traccia deve passare giocoforza su una strada trafficata.
Prima di farlo Silvia ci raduna e ci spiega come fare. «Qual è l’unico modo per essere più grandi di un camion?» ci chiede. Poi si risponde: «Stare tutti uniti, occupando tutta la corsia, in modo che anche i camion debbano aspettare e noi superiamo il ponte in sicurezza. Facciamo massa critica, sarà un bel gioco, educativo per noi e per gli automobilisti». E così facciamo, con lei in testa e con Raffaele in coda, e in un attimo passiamo quel collo di bottiglia senza problemi.
A chi viaggia in bici capita sempre, prima o poi, il momento di pensare, tra sé e sé: “Potrei proprio fare la guida cicloturistica”. Ecco, una cosa che abbiamo imparato in questo tour è che fare la guida non è facile per niente. Almeno, farla come la fa Silvia.
Mixa attenzione ai dettagli tecnici (“Tutti hanno la propria bici, con la propria borsa e dentro il pranzo al sacco”?) con una conoscenza capillare della storia e degli ambienti che attraversiamo. Silvia è precisissima ad indicare ogni curva e ogni buca quanto, allo stesso tempo, sempre tranquilla e rilassata. E’ attenta alla sicurezza senza essere autoritaria, fa foto e video, coordina ogni momento del viaggio dalla colazione alla buonanotte senza essere mai impositiva. E dopo cena offre anche il gin tonic.




Il fattore umano, parte fondamentale del viaggiar lento
Diciamo questo come esempio di cosa significa fare un viaggio con Girolibero, del tipo di persone che per una settimana si occupano di ogni aspetto della vita degli ospiti. Come scritto nella prima puntata la ciurma è composta da sei persone, e si nota presto che tutti fanno tutto. I due cuochi non solo preparano ogni sera una cena di tre portate con i piatti del territorio che si attraversa (e ogni mattina la colazione). Ma sbarcano e imbarcano le bici, aiutano nelle pulizie, danno una mano nelle operazioni di attracco.
Jano, il capitano olandese dell’Ave Maria, ogni sera apparecchia, serve ai tavoli e sparecchia. Al punto che chi scrive vorrebbe prendergli i piatti dalle mani e portarli al posto suo, dicendogli che lui non dovrebbe fare queste cose ma stare fuori a prua, ritto sul cassero a fumare la pipa, mentre scruta l’orizzonte infinito. Un’altra cosa che si nota presto è che sono tutte persone che amano stare lì. Qualcuno è a bordo da quattro settimane consecutive, ma si vede che c’è altro oltre al semplice lavoro.
D’altronde non si fa un mestiere del genere, immaginiamo, lontano dagli affetti casalinghi, senza una genuina curiosità verso il mondo e le persone. E infatti grazie al clima creato dalla ciurma, dopo pochi giorni tutti noi, esseri umani di diversissime età e provenienze geografiche, ci sentiamo come dei ragazzini in campeggio. Mangiamo gomito a gomito ogni sera, e finiamo fin dalla prima sera a raccontarci delle nostre vite sulla terraferma.


Tra musei, città d’arte e saluti speciali
Ma gli ultimi giorni non abbiamo solo pedalato sugli argini del grande fiume Po. Lungo la strada abbiamo visitato un enorme caseificio in provincia di Rovigo dove si produce il Grana Padano, un casone di ex pescatori di vongole, ora pescatori di granchio blu, il sorprendente Museo della Giostra a Bergantino, nell’Alto Polesine. Abbiamo passeggiato nel centro di Ferrara, degustato l’infinità varietà di grappe e liquori prodotti dalla distilleria Mantovani a Pincara, e infine l’ultimo giorno ci siamo goduti tutto il fascino di Mantova, una delle città d’arte più belle d’Italia.
L’ultima sera, al momento dei saluti, Silvia ha proiettato un filmato che (non si capisce come) ha girato e montato durante quei pochi giorni. Più di uno si è commosso, ed era tutt’altro che un sentimento fuori luogo. L’ultimo regalo per farci sentire tutti – noi arrivati un po’ per caso a bordo dell’Ave Maria una settimana prima – un gruppo di passeggeri speciali.







