Un bagno di luce. Un pieno di profumi. Il cuore che batte a mille e non puoi fare a meno di fermarti, riflettere, ringraziare quel mezzo meccanico a pedali che ti ha portato fin lì. Quasi avesse un’anima che sei in grado di percepire. Il Delta del Po è tutto questo e l’Argine degli Angeli è quasi una bacchetta magica capace di proiettarti, quasi di teletrasportarti in quel paradiso che nelle primissime ore della giornata assume caratteristiche uniche, dove l’acqua e la terra si fondono.


Uno spazio sicuro nella porzione romagnola
L’Argine degli Angeli è molto più di una pista ciclabile. Un tracciato inaugurato ufficialmente nel 2022 che ha dato una nuova percezione delle Valli di Comacchio, storicamente legate a tutto quel che riguarda l’attività fisica outdoor, perché è solo affidandosi alle proprie forze, al proprio spirito che quel territorio, parte integrante della Pianura Padana diviso fra due regioni, Romagna e Veneto, si può apprezzare appieno. Questa è la porzione romagnola del Parco del Delta del Po, simile all’altra, eppure allo stesso tempo profondamente diversa.
La collocazione geografica del territorio ha una profonda importanza. Un territorio che nel corso dei secoli ha avuto necessità di numerosi interventi di bonifica. Storicamente è sempre stato un luogo famoso per la fiorente industria del sale e della pesca dell’anguilla, facendone luogo di commercio, terra di gustose ricette, ma poi è diventato molto di più. Siamo nel Ferrarese, in un luogo di confine tra la Valle Fossa di Port e la Valle Paviero e qui la bici ha sempre avuto un ruolo privilegiato, entrando nello stesso DNA della gente locale che l’ha vista come il mezzo giusto per spostarsi, ben prima dell’industrializzazione spinta alla massima potenza.


L’aspetto sicurezza, diverso fra le due regioni
Il percorso è diventato ben presto il pezzo forte di tutta la parte romagnola del Delta del Po come spiega il presidente del Parco Massimiliano Costa: «Sono sei chilometri sospesi tra cielo e acqua, tra la stazione da pesca Bellocchio e l’ansa fluviale di Volta Scirocco. Ma non è l’unica parte che attrae così tanti cicloturisti: lo scorso anno sono stati oltre 350 mila, il 25 per cento dei quali stranieri e tanti hanno affrontato questo percorso così singolare».
Alcuni hanno sottolineato come, rispetto alla parte veneta, la porzione romagnola, anche in avvicinamento all’Argine sia più pericolosa ma Gasparini sottolinea: «La Ciclovia delle Valli è per oltre 3/4 in sede protetta. Per il resto si sviluppa lungo la strada provinciale a Argine Agosta, dove è necessaria grande attenzione da parte dei ciclisti. Stiamo lavorando con la Regione Emilia-Romagna per trovare una soluzione che metta in sicurezza anche quei 12 chilometri».


Il paradiso dei fenicotteri rosa
Non è un caso che a questo percorso sia stato dato un nome così evocativo, Argine degli Angeli. Per moltissimi anni quello stesso argine è stato interdetto al pubblico, accessibile solo agli addetti ai lavori e ai guardiani delle valli. Poi è stato dato il via a un ambizioso progetto di riqualificazione territoriale per dare una diversa impronta turistica al territorio. E il nome doveva essere un richiamo, evocando un’atmosfera lontana dal ritmato rumore della quotidianità. Qui la natura resta padrona, protagonista e i fenicotteri rosa sono alla fin fine i suoi veri guardiani, i padroni di quello che è uno dei loro principali habitat di nidificazione in Europa.
La lunghezza del percorso ferrarese è di 5,4 chilometri, collegando Volta Scirocco alla zona di Bellocchi, nel comune di Comacchio. E’ un lembo di terra circondato dall’acqua dai due lati e già questo lo rende qualcosa di unico, è come rimanere sospesi su di essa. Si è scelto appositamente di non asfaltarlo, realizzando il fondo in stabilizzato naturale per renderlo più confacente all’ecosistema, visivamente e non solo. E’ un percorso del tutto pianeggiante, quindi adatto a tutti e prevalentemente alle famiglie. E’ però importante saper scegliere bene quando affrontarlo: non ci sono zone d’ombra, non c’è un riparo e quando il vento la fa da padrone, da nord come da sud, quella pedalata così semplice può diventare impervia.


Un concerto per bici e natura…
Partendo da Volta Scirocco, a destra come a sinistra la laguna si estende a perdita d’occhio e nelle giornate migliori acqua e cielo si fondono in un tutt’uno che quasi stordisce, proiettando il cicloturista in un’altra dimensione, un’immersione nel blu, intervallato dal bianco delle saline oppure dal rosa delle colonie di fenicotteri. Qui comandano i rumori, con il procedere della bici che si unisce allo stridere dei gabbiani, al fruscio delle canne quasi diventassero strumenti di un’orchestra. E’ un percorso che reclama lentezza, ingrediente indispensabile per apprezzarlo appieno, per cogliere tutti i dettagli del suo fragile ma affascinante ecosistema.
Sembra un percorso breve, eppure al suo interno ci sono tanti punti d’interesse, che quasi costringono a fermarsi per una foto o anche solo per lasciarsi prendere dall’estasi: le colonie di fenicotteri rosa che stazionano a pochi metri dal sentiero, mentre si nutrono di piccoli crostacei. Oppure i Casoni di Valle, resti e ricostruzioni degli antichi casoni da pesca dove un tempo la gente locale viveva e sorvegliava le lavoriere, ossia trappole per le anguille.


I periodi più adatti
Da vedere assolutamente è la Salina di Comacchio, un vero santuario della biodiversità, dove l’acqua è ancora più bassa e limpida creando grazie ai riflessi del sale un paesaggio unico. Altro punto che è quasi un colpo al cuore è l’affaccio su Valle Fossa di Porto, la parte più selvaggia delle valli, con la vegetazione che crea macchie rosso intenso soprattutto in autunno.
Il percorso è affrontabile in qualsiasi periodo dell’anno in base alle condizioni atmosferiche del periodo specifico. In base alle sue colorazioni, le prime ore del mattino oppure il tramonto sono i momenti consigliati della giornata. Attenzione nell’affrontarlo in estate, quando le calde temperature e il riverbero del sole sull’acqua rendono fondamentali occhiali da sole, protezione solare e anche una buona scorta d’acqua.


Una “experience” da non farsi sfuggire
La bellezza del suo tracciato è un premio alla dedizione di chi l’ha pensato, come testimonianza dell’impegno di chi ha reso quelle terre prima inospitali diventare un paradiso per chi ama la natura, soprattutto vissuta in sella a una bici. Pochi chilometri, ma che rappresentano una vera “experience” da vivere con tutta l’anima.







