Tour of the Alps

| 20 Aprile 2026

Al seguito del Tour of the Alps scalando le salite simbolo

E’ scattato oggi da Innsbruck il Tour of the Alps, gara per professionisti, che si svolte nell’Euregio: fra Italia e Austria. Tappe brevi, ma belle e intense fra Tirolo, Sud Tirolo e Trentino. Una grossa fetta di questa corsa a tappe, che durerà fino a venerdì 24, si svolgerà dunque in Italia (in apertura foto Tour of the Alps).

E allora perché non cogliere l’occasione per scoprire le salite simbolo delle tappe che si svolgeranno nel territorio italiano? Magari chi può potrà anche seguire la corsa. Ma per le prossime settimane o mesi ecco una traccia, una proposta di quel che potrebbe essere il vostro Tour of the Alps.

Val Martello, all’ombra del Cevedale

Come dicevamo, tolta la prima tappa, la Innsbruck-Innsbruck, il Tour of the Alps approda in Italia e lo fa subito col botto. La Telfs-Val Martello, di 147 chilometri, potrebbe quasi essere la frazione decisiva. Ma quel che più conta ai nostri occhi è proprio la scalata finale.

La Val Martello è una valle laterale della più grande Val Venosta. E’ una di quelle valli meno note. Non c’è lo sci alpino e, in qualche modo, resta meno battuta dai grandi flussi turistici, anche per questo mantiene un aspetto (anche paesaggistico) più genuino. Non c’è lo sci alpino, ma c’è quello nordico, tra il classico sci di fondo e il biathlon. E la frazione termina proprio nella zona del poligono. Siamo circa a metà di questa valle.

Ci si arrampica tra i meleti in basso e poi nel bosco di abeti più in alto. La salita inizia a Coldrano ed è lunga 7 chilometri con una pendenza media dell’8 per cento. Volendo però si può risalire fino alla testa della Val Martello, fin dove termina la strada a quota 2.070 metri. In quel caso la scalata misura 22,6 chilometri per una pendenza media del 6,5 per cento. L’arrivo è sotto una delle vette più iconiche dell’intero arco alpino: il Monte Cevedale (3.769 metri), vero baluardo delle Alpi Retiche assieme al vicino Ortles. Volendo, non lontano da qui c’è lo Stelvio, per chi volesse osare una doppietta da antologia.

Sul Castrin… casa di Paris

La terza frazione conduce il gruppo da Laces ad Arco dopo una cavalcata di oltre 174 chilometri. E’ la tappa con cui si lascia l’Alto Adige o Sud Tirolo e si entra in Trentino. E proprio per questo, se forse la salita più nota è quella di Andalo, noi puntiamo i fari sul Passo Castrin.

Un versante altoatesino, l’altro trentino. Tra l’altro è anche la Cima Coppi di questa edizione del Tour of the Alps. Chiaramente, seguendo la direzione della corsa, scaliamo il Castrin dal versante bolzanino. Di fatto il Castrin ricalca la Val d’Ultimo. Di nuovo ecco che ci addentriamo in una valle selvaggia, quasi remota. La strada è super tortuosa, uno stillicidio da fare in auto, una goduria da fare in bici. Ogni svolta uno scenario diverso: boschi, radure, malghe… e pendenze molto irregolari.

I dati del Castrin? Si attacca a Lana e conduce ai 1.586 metri di quota dopo 22,2 chilometri al 5,7 per cento di pendenza media. Di fatto si sale nei primi e negli ultimi sei chilometri, mentre i 10 centrali sono praticamente un falsopiano. Curiosità: lungo questa strada s’incontra Santa Valburga, paese di Dominik Paris, il nostro asso della discesa libera!

Una possibile congiunzione con un altro valico è quella con il Tonale, una volta scesi sul versante trentino della Val di Non.

Passo Redebus, fra nani e miniere

E’ ancora il Trentino-Alto Adige più genuino e selvaggio a dominare i percorsi del Tour of the Alps 2026. I percorsi, si badi bene, perché le località sede di tappa sono tutte rinomate. La quarta frazione infatti va da Arco a Trento dopo quasi 168 chilometri.

E’ una tappa durissima con due salite davvero cattive: il Passo Bordala in avvio e il Passo Redebus a circa metà tappa. E la corsa si potrebbe seguire proprio sul Redebus. Si tratta di una salita di 12,9 chilometri al 6,8 per cento con punte dell’11 per cento. Si va dunque dalla Valsugana alla Valle dei Mocheni. Di nuovo ecco una salita che si arrampica solitaria e silenziosa fra boschi di abeti, che però in basso sono alberi cedui. Quella parte della Valsugana infatti è mitigata dal Lago di Caldonazzo.

Il Redebus, poi, non è solo ciclismo. Bisogna sapere che qui è forte la tradizione dell’estrazione mineraria. Pensate che c’è anche un’area archeologica da poter visitare: è quella dell’Acqua Fredda, situata a 1.440 metri di altitudine, una delle più importanti fonderie preistoriche della tarda età del Bronzo. Anche per questo i Mocheni sono tra le civiltà più antiche delle Alpi. In virtù di queste miniere qui sono tante le leggende legate ai nani e ai folletti del bosco.

San Genesio, la salita dei bolzanini

L’ultima tappa del Tour of the Alps è la Trento-Bolzano. Si torna dunque in Alto Adige dopo 128 chilometri. La frazione sulla carta sembra facile, in realtà il finale è tremendo, grazie alla doppia scalata di San Genesio. Ed è proprio qui che consigliamo di appostarvi per vedere i campioni, qualora lo vogliate… se non altro perché li vedrete passare due volte!

Si tratta della palestra naturale dei cicloamatori bolzanini. Una salita tostissima: circa 8 chilometri al 13,2 per cento di pendenza media, con punte che sfiorano il 20 per cento. Occhio dunque, perché se fino ad ora il Tour of the Alps aveva proposto salite ben pedalabili, a parte qualche breve passaggio della Val Martello, ora propone muri in stile Mortirolo o Zoncolan.

San Genesio è un’ex mulattiera: in basso la città, in alto le malghe e le fattorie dei contadini. Pensate che oggi c’è anche una cabinovia che vi conduce direttamente da Bolzano. Lo scenario però è di quelli mozzafiato: si pedala sul fianco nord delle montagne che circondano Bolzano stessa, fra vigneti terrazzati, fattorie e tipici campanili altoatesini.

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