Bologna non è solamente la città dei 30 all’ora. Il suo impegno verso una città più sostenibile a misura d’uomo passa anche per altre iniziative legate alla mobilità alternativa e alle due ruote. Perché la bici è vista come uno strumento che può diventare quotidiano per il cittadino, ma deve farlo sin dalla più tenera età e in tempi come questi, dove far uscire i figli in bici significa vivere ore con il cuore in gola, servono iniziative sicure. Ecco quindi che Bologna lancia il progetto Bike Park della Bicipolitana Bolognese.
Nel corso degli ultimissimi anni la città e il suo hinterland si sono popolati di centri all’aperto capaci di attirare l’attenzione delle famiglie perché è a loro che il progetto si rivolge. 9 spazi dedicati alle due ruote, 3 in città e gli altri nelle zone limitrofe, per promuovere l’uso della bici attraverso il suo insegnamento. Un progetto che ha visto il Comune subito in primo piano per portarlo alla sua attuazione, come spiega l’Assessore allo Sport Roberta Li Calzi.


Un progetto al terzo anno di vita
«E’ un progetto unico in Italia. Per il terzo anno consecutivo la città metropolitana e il Comune di Bologna finanziano questo progetto di avviamento nei bike park che coinvolge 8 associazioni partecipanti al nostro bando. L’obiettivo è promuovere un uso più consapevole della bicicletta, far passare proprio un’educazione alla mobilità sostenibile, ma anche alle regole di sicurezza.
«Il proliferare dell’uso delle due ruote nelle città comporta anche che il mancato rispetto delle regole comporti un pericolo. E’ quindi importante, fin da bambini, iniziare a far passare l’educazione stradale vera e propria, l’attenzione e il rispetto di tutte le regole della circolazione stradale, perché consente di far crescere una comunità che si muove in modalità più consapevole, più corretta».


Una concentrazione di bike park fra comune e fuori
Il progetto ha subito avuto una risposta molto positiva e convinta da parte della cittadinanza: «Ha coinvolto nel 2024 circa 350 tra bambine e bambini. Nel 2025 il numero di utenti è aumentato a circa 500, considerando un target tra i 4 e gli 11 anni. Lo scorso anno, quasi la metà dei partecipanti ha imparato ad andare in bicicletta in occasione dei bike park e gli altri invece hanno migliorato l’uso della bicicletta. Le famiglie hanno valutato molto positivamente questo progetto che abbiamo quindi ripreso per il terzo anno consecutivo con le lezioni ripartite lo scorso 11 aprile».
I bike park sono sparsi lungo il territorio: «I luoghi sono legati anche alle associazioni che hanno partecipato al bando, abbiamo quindi 3 bike park in città e poi quelli di Casalecchio, Castel Maggiore, Imola, Vado, Marzabotto, Sasso Marconi. Il progetto partito ad aprile andrà avanti per tutto maggio ogni sabato dalle 10 alle 12: la prima ora è dedicata ai principianti, la seconda a chi ha già competenze e vuole migliorare la propria tecnica di guida. Senza naturalmente dimenticare l’approccio all’uso corretto della bici in città».


L’importanza del rispetto delle regole
Ecco quindi che i bike park diventano anche un’occasione di promozione dell’uso della bici per i più piccoli, vincendo le normali paure dei genitori in un ambiente del tutto sicuro, uscendo dal “mainstream” che associa la bicicletta a un pericolo sulle strade: «La consapevolezza dell’uso corretto della bicicletta serve chiaramente sia per chi la utilizza, imparando ad andarci con maggiore maneggevolezza, ma anche per le altre persone, attraverso un uso più corretto, più rispettoso delle regole. Che quindi non crea pericoli né per sé né per gli altri».
Parallelamente a questo, che cosa si sta facendo per avere un corrispettivo di consapevolezza fra gli automobilisti? «Di educazione stradale c’è bisogno per tutti gli utenti in uno spazio urbano dove sempre più convivono varie modalità di spostamento e tutte hanno pari dignità. E’ chiaro che se ognuno fa la sua parte in termini di rispetto delle regole, c’è anche un maggiore rispetto dello spazio urbano e in generale dell’altra persona, anche perché ognuno di noi si ritrova a muoversi anche molto spesso nella stessa giornata con modalità diverse. Magari si prende lo scooter, si utilizza la bici, si va a piedi, si va in macchina nella stessa giornata.


Un aiuto per la comunità
«Quindi se il rispetto delle regole è reciproco, c’è maggiore sicurezza per le strade, c’è anche maggiore serenità nell’utilizzo dello spazio pubblico e questo aiuta a far star bene la comunità, a renderla meno nervosa. Questo passa attraverso il rispetto delle regole che deve essere chiaramente reciproco e deve valere per tutti».
Come noto, dopo un periodo di stop legato alla sentenza del TAR, a Bologna è stato ripristinato il limite dei 30 all’ora in 258 chilometri cittadini. Al di là del pensiero, favorevole o meno, è indubbio che questa scelta abbia avuto un effetto sulla popolazione, acquisendo quasi inconsciamente il fatto di viaggiare più tranquillamente in città.


Bologna insiste sulla mobilità sostenibile
«Chiaramente è stata un’azione capillare su tutta Bologna – riprende l’Assessore Li Calzi – ma ovviamente l’effetto non sempre si produce su tutti gli utenti della strada. C’è ancora chi purtroppo non rispetta le regole, ma questo vale per tutte le regole del codice della strada. I dati però ci dicono che l’effetto positivo c’è stato nel rallentamento generale della velocità e anche sugli incidenti stradali, che sono meno mortali e con effetti in termini di feriti meno gravi e questo chiaramente porta a un benessere più diffuso. Se una decisione politica è utile anche solo per eliminare un morto dalla strada, sicuramente vuol dire che va nella direzione giusta…».
I bike park sono teatro delle lezioni nel weekend, ma che cosa avviene negli altri giorni: «Si può sempre andare in bici laddove ci siano appunto i sentieri e le strade interne, con presidi di sicurezza. E’ chiaro che nei sabati coinvolti dai bike park ci sono le associazioni sportive con personale competente che insegnano le regole che fanno fare determinati tipi di esercizi, di prove, di giochi. E quindi chiaramente i bambini e le bambine sono maggiormente coinvolti e socializzano. Poi magari potranno mettere in pratica e migliorare la loro guida negli altri giorni, sempre lontano dal traffico».







