MANFREDONIA (FG) – «E’ un po’ tardi per le orchidee, forse ce ne sono ancora nella Foresta Umbra, ma qui dove siamo noi è un po’ troppo caldo per trovarle ormai». Chi parla è la nostra guida, Nicola, che ci sta accompagnando sulla salita di San Salvatore, alle pendici meridionali del promontorio del Gargano.
Abbiamo avuto modo di scoprire in sella questo territorio partecipando a “Manfredonia Experience”, press tour promosso dalla Fondazione Re Manfredi insieme ai ragazzi di Mooveng, realtà locale specializzata in esperienze outdoor e cicloturistiche, di cui Nicola fa parte.




Base al Regiohotel
Se Manfredonia è nota per essere la porta del Gargano, il Regiohotel Manfredi che ci ospita è la chiave per aprirla. Dalla prossima stagione diventerà un bike hotel a tutti gli effetti e con le sue quattro stelle, cento camere e un centro benessere garantirà ai ciclisti servizi di prim’ordine. Partire da qui dà la sensazione di entrare in un altro mondo. Lasciata la costa alle spalle, la strada inizia subito a salire verso Monte Sant’Angelo. Nicola sceglie volutamente il versante meno trafficato. I primi chilometri scorrono tra ulivi e piccoli poderi, mentre il mare Adriatico rimane sempre visibile alle nostre spalle.
Nel giro di pochi chilometri si passa dal livello del mare agli 800 metri di quota del borgo garganico. Una salita lunga ma mai impossibile, resa ancora più suggestiva dall’atmosfera che si respira lungo la strada. «Qui si salutano tutti» ci ammonisce Nicola, mentre incrociamo i contadini già al lavoro al mattino che alzano la mano al nostro passaggio. Qualche cane sonnecchia all’ombra senza preoccuparsi troppo dei ciclisti e la sensazione generale è quella di un territorio ancora profondamente genuino.




L’ascesa a Monte Sant’Angelo
Prima di arrivare a Monte Sant’Angelo, in zona Ruggiano arriva anche il primo tratto gravel del percorso. Una deviazione sterrata sul crinale della montagna ci permette di pedalare sospesi tra mare e Foresta Umbra, visibile in lontananza. In un punto troviamo i cartelli della Via Francigena del Sud e della cosiddetta Linea Micaelica, la direttrice spirituale che collega i principali santuari dedicati a San Michele Arcangelo in Europa, dall’Irlanda a Gerusalemme.
Dopo una sosta gastronomica al pastificio Casa Principe entriamo finalmente a Monte Sant’Angelo che, oltre ad essere il paese della nostra guida, è uno dei borghi più alti del Gargano e patrimonio UNESCO grazie, appunto, al suo santuario micaelico. Qui il tempo sembra rallentare davvero. Le stradine strette, le case bianche, il forno dove ci mangiamo un pezzettino di pizza e il continuo intreccio tra storia religiosa e vita quotidiana trasformano il passaggio in bici in qualcosa di più di una semplice escursione sportiva. «Avete voluto la bicicletta…» scherzano alcuni locali appena riconoscono Nicola.






Colpo d’occhio da Monte Saraceno
Da Monte Sant’Angelo inizia poi una delle discese più belle dell’intero itinerario. Nicola passa il testimone di guida a Michele Simone, fondatore di Mooveng, il quale ci accompagna lungo una strada secondaria panoramica che taglia la montagna con l’Adriatico continuamente sullo sfondo. «Ragazzi, io non so come dirvelo – asserisce Michele – ma il meglio deve ancora venire!». Tornante dopo tornante il panorama sembra proprio dargli ragione. E dove arriveremo con questo crescendo di bellezza?
Presto detto. Prima di raggiungere Mattinata facciamo un’ulteriore deviazione sterrata verso Monte Saraceno, luogo straordinario sia dal punto di vista paesaggistico che storico. Qui sorge infatti un’antica necropoli scavata nella roccia, affacciata direttamente sul mare. Le tombe, piccole e raccolte, raccontano un’antichissima tradizione funeraria: i corpi venivano sepolti in posizione fetale, così come si nasceva.
Il colpo d’occhio da Monte Saraceno è probabilmente uno dei più belli dell’intero Gargano e la discesa verso Mattinata è veloce e continua, tanto che viene quasi spontaneo pensare a quanto sarebbe impegnativa e allenante affrontarla nel senso opposto. E infatti non mancano gli incontri con qualche stradista intento a risalire verso Monte Sant’Angelo.
Dopo un pranzo al Frantoio Giorgio, con tanto di degustazione di olio, riprendiamo a scendere verso la spiaggia sassosa di Mattinata dove concludiamo la pedalata odierna. Il transfer a Manfredonia ci porta a scoprire in sella le perle nascoste della cittadina voluta da Re Manfredi che leggerete domani.






Vista su Baia delle Zagare
Il giorno successivo riprendiamo da dove eravamo rimasti, ovvero da Mattinata Da qui si risale sul versante opposto del promontorio percorrendo una serie di saliscendi panoramici fino al celebre Sentiero Natura Mergoli-Vignanotica.
Oggi esso è uno dei tratti ciclopedonali più “instagrammabili” della zona, ma la sua origine è curiosa: doveva infatti diventare una vera e propria strada negli anni Sessanta, quando Enrico Mattei immaginò per primo un grande sviluppo turistico del Gargano. La strada deviò e non passò in quel punto, ma il sentiero rimase e negli ultimi anni è stato recuperato come percorso ciclopedonale sospeso sul mare.
Da qui si domina la Baia delle Zagare, tra le immagini più iconiche del Gargano. Scogli bianchi, acqua turchese e pareti verticali che precipitano nel mare. «Qui siamo anche sul percorso del GAG – Giro ad Anello del Gargano – ricorda Michele -, l’itinerario di circa 250 chilometri che abbiamo tracciato e che stiamo promuovendo con molto impegno. Lo si può fare dai 4 ai 7 giorni, secondo le proprie necessità».






Le basiliche di Siponto
Il rientro verso Manfredonia passa infine da Siponto, l’antica città romana oggi famosa soprattutto per la particolare installazione di Edoardo Tresoldi. Accanto ai resti della basilica romanica di Santa Maria Maggiore si innalza, infatti, la ricostruzione in rete metallica, elettrosaldata e zincata, dell’antica basilica paleocristiana. Un’opera leggera e monumentale allo stesso tempo, ancora più suggestiva nelle ore serali quando viene illuminata.
Chiudiamo l’anello di questa due giorni in una cena conclusiva presso la tipica Osteria Boccolicchio, dopo aver accumulando circa 120 chilometri ed oltre 2.000 metri di dislivello i quali condensano una quantità impressionante di paesaggi, cultura, storia e tradizioni. Un Gargano lontano dai soliti cliché balneari e sempre più adatto anche a chi vuole scoprirlo lentamente, in bicicletta, seguendo strade secondarie e sentieri panoramici che sembrano costruiti apposta per il cicloturismo.







