Quando Girolibero nacque nel 1998, in Italia il cicloturismo era ancora una nicchia quasi sconosciuta. Oggi invece è un modo di viaggiare sempre più diffuso e amato. Dietro questa trasformazione c’è anche l’intuizione di Pierpaolo Romio, fondatore del tour operator vicentino, che da oltre venticinque anni osserva le tendenze europee e le reinterpreta in chiave italiana.
Dai primi viaggi urbani in bicicletta fino ai tour “bike & boat”, diventati il marchio di fabbrica dell’azienda, Romio ci ha raccontato la storia di Girolibero, fatta di intuizioni e continua innovazione. L’ultima sfida si chiama Ave Maria Portegrandi, una nuova imbarcazione completamente elettrica progettata su misura per navigare lungo la litoranea veneta. Perfetto simbolo di un (ciclo)turismo sempre più sostenibile.


Pierpaolo, com’è nato Girolibero?
E’ nato nel 1998,e dico sempre che ho copiato modelli che già esistevano all’estero: in Italia spesso basta osservare cosa funziona fuori e adattarlo. All’epoca lavoravo in Germania come agente di commercio e lì, già negli anni Novanta, esistevano agenzie di viaggio specializzate nella bici. Mi aveva colpito anche un’altra cosa che non c’era da noi, i negozi di kebab. A un certo punto ho dovuto scegliere quale delle due idee importare… e alla fine ho scelto i viaggi in bicicletta.
Per fortuna, viene da dire. Eri già un appassionato di bici?
In realtà no, non sono mai stato un fanatico della bicicletta. Mi affascinava soprattutto il viaggio fatto in maniera diversa, negli anni Novanta viaggiare in bici era qualcosa di molto particolare, quasi pionieristico. Anche visitare le città pedalando era insolito, e i nostri primi tour erano proprio così, cinque o sei giorni in bicicletta nelle capitali europee. Oggi invece è diventato normale, quasi banale. Le persone si organizzano anche da sole. Il nostro compito però è anticipare le tendenze, ed è proprio per questo che il format bici e barca continua a funzionare così bene.
Come è nato questo particolare format “bike & boat”?
Anche lì abbiamo preso ispirazione dall’estero. I primi tour li abbiamo organizzati nel 2003, noleggiando in Olanda una barca che si chiamava Piccolo. Aveva otto cabine, ma solo due bagni e due docce per sedici persone, quindi per andare in bagno e lavarsi si doveva uscire dalla camera. Oggi un’impostazione del genere non avrebbe più mercato.


E infatti le cose sono cambiate in fretta…
Nel 2008 abbiamo comprato la nostra prima imbarcazione, la Vita Pugna, e l’abbiamo portata dall’Olanda in Italia navigando attraverso Reno, Danubio, Mar Nero, Istanbul e le isole greche. A Lesbo è rimasta ferma un mese per il Meltemi (un vento secco e tiepido che soffia nell’area del mar Egeo, particolarmente in estate, ndr), aspettando le condizioni giuste perché una barca fluviale potesse affrontare il mare. Poi siamo risaliti lungo l’Albania fino a Lussino, in Croazia, abbiamo attraversato l’Adriatico, siamo entrati nel Po e infine arrivati a Mantova. Non era una traversata oceanica, ma è stato comunque un viaggio molto impegnativo, anche dal punto di vista burocratico.
C’eri anche tu a bordo?
No, proprio perché era un viaggio delicato il capitano volle con sé soltanto membri esperti. Però ho raggiunto la barca per qualche giorno a Ruse, in Bulgaria, insieme a un ingegnere dei cantieri navali di Mantova. Lì c’è uno dei più importanti cantieri sul Danubio e abbiamo fatto lavori importanti per preparare l’imbarcazione. Sono stati quattro giorni molto formativi per me, perchè sul Danubio la cultura della navigazione fluviale è davvero avanzatissima.
Oggi quante barche avete in Girolibero?
Quattro, due in Italia e due in Francia. E ne stiamo costruendo una nuova, completamente su misura, che si chiamerà Ave Maria Portegrandi. E’ stata progettata con dimensioni specifiche per raggiungere Grado attraverso la litoranea veneta. Il nuovo itinerario partirà nel 2028, mentre la barca inizierà a navigare già dal marzo 2027. A fine anno dovrebbe essere pronta.


Questa nuova barca sarà speciale anche per altri motivi…
Sarà interamente a propulsione elettrica. L’energia arriverà da batterie da 340 kWh e da 75 pannelli fotovoltaici, per una potenza di picco di 37 kWp. Questo ci garantirà circa quattro o cinque ore di navigazione, cioè quanto facciamo normalmente durante i nostri tour. Ci saranno comunque anche due generatori diesel, ma l’idea è usarli il meno possibile. Il vero problema energetico infatti non è tanto la propulsione quanto tutto ciò che c’è attorno, aria condizionata, cucina, servizi di bordo. Sembra strano, ma se comincio a cucinare consumo più energia di quella necessaria per muovere la barca.
Ci sono anche altre innovazioni?
Il calore prodotto dall’impianto di climatizzazione verrà recuperato per scaldare l’acqua delle docce, un sistema che si chiama cogenerazione. Lo stesso principio vale per i generatori diesel, in questo modo riusciamo ad alzare l’efficienza energetica del gasolio passa dal 30% all’80%. Quindi, anche quando saremo costretti ad accenderli, lo faremo con un po’ meno dispiacere. Inoltre ci colleghiamo sempre alla corrente di terra quando attracchiamo, così possiamo spegnere il generatore e contemporaneamente ricaricare le batterie tramite colonnine industriali.
Quindi non è vero che copiate sempre…
Copiamo, sì, ma poi ci mettiamo del nostro. Il progetto dell’Ave Maria Porte Grandi è unico in Europa perché tutto il sistema è completamente integrato. E’ stato possibile grazie alla collaborazione con il Distretto della Meccatronica di Vicenza, che ha sviluppato una soluzione davvero su misura. Abbiamo lavorato con un ingegnere elettronico straordinario, alla fine di tutto gli dovrò fare un monumento perché ci ha aiutato a risolvere problemi mai affrontati prima a livello industriale. Le innovazioni spesso non si vedono a occhio nudo, ma posso assicurare che dal punto di vista tecnico questa barca è qualcosa di davvero unico.


E la Vita Pugna, dopo tutti questi anni di onorato servizio per Girolibero, che fine farà?
Stiamo cercando un acquirente. Potrebbe diventare un bed & breakfast galleggiante a Ferrara, nella zona della Darsena. Ci sono delle trattative in corso e vedremo come andrà.
Torniamo al format “bike & boat”. Perché funziona così bene?
Devo dire che chi li prova una volta poi difficilmente li abbandona. C’è un’ottimizzazione perfetta del tempo, ma anche una grande libertà nonostante sia un viaggio organizzato. Chi vuole può seguire il gruppo, chi invece preferisce essere indipendente riceve la traccia del percorso e si fa trovare direttamente alla fine della tappa. Poi nel pomeriggio si arriva, si fa merenda, magari una passeggiata, e la sera si cena a bordo sempre con prodotti del territorio. E’ difficile trovare un format così completo.
Quali sono le destinazioni più richieste?
Il Danubio continua ad avere molto successo, ma anche l’Olanda e la Francia sono sempre molto richieste e i tour sono spesso esauriti. Il nostro target non è il ciclista puro che vuole arrangiarsi completamente da solo, ed è giusto così. Le persone apprezzano il fatto di trovare uno staff italiano e di vivere esperienze autentiche.


Ad esempio?
A Venezia, per esempio, una delle città più famose del mondo, facciamo vivere luoghi lontani dal turismo di massa. A San Marco ci sono code di due o tre ore per salire sul campanile, mentre poco distante c’è quello di San Giorgio, dove non c’è quasi mai nessuno e da cui si gode una vista spettacolare, forse persino migliore perché si vede tutta piazza San Marco. I nostri tour sono pieni di piccole chicche come questa, che gli accompagnatori suggeriscono a seconda del momento e delle persone che hanno davanti.
Pierpaolo, ultima domanda. Quando si svolge la stagione dei tour in barca di Girolibero?
Inizia a fine marzo e va avanti fino alla fine di ottobre, con alcune programmazioni speciali per Halloween e Capodanno. E dal prossimo marzo inizierà anche la nuova avventura dell’Ave Maria Portegrandi.







