MortiroloMortirolo (foto Markus Greber)

| 21 Luglio 2026

Scopriamo il Mortirolo, sogno ed incubo di ogni ciclista

Ci sono salite che si affrontano e salite che si rispettano. Il Mortirolo appartiene senza dubbio alla seconda categoria. E poi c’è l’estate che ci chiama alle grandi sfide in montagna. Per chi ama la bici (e il ciclismo) il Mortirolo rappresenta molto più di un valico alpino: è un luogo simbolo, una sorta di santuario di questo sport dove fatica, storia e leggenda si incontrano ad ogni tornante. Le immagini del Giro d’Italia, con i campioni piegati sul manubrio e i tifosi assiepati lungo i muri più ripidi, hanno contribuito a trasformarlo in uno dei passi più famosi del mondo (in apertura foto Markus Greber).

Ma il Mortirolo non è soltanto il versante di Mazzo che tutti conoscono. Attorno ai suoi 1.852 metri di quota si sviluppa una rete di strade e stradine molto fitta, ciascuna con caratteristiche differenti. Alcune sono durissime, altre più regolari, altre ancora sorprendono per il paesaggio e il silenzio. Un patrimonio cicloturistico che merita di essere scoperto ben oltre il mito. Il Mortirolo è dunque una sorta di parco ciclistico. I suoi versanti infatti, con tutte le varianti, alcune delle quali s’intersecano, superano la dozzina. Per questi lati meno noti vi rimandiamo al suo custode, Rudi Mariolini.

Il Mortirolo è il vertice non solo di un valico, ma di una vera e propria rete di versanti e stradine di montagna (foto Christian Riva)
Il Mortirolo è il vertice non solo di un valico, ma di una vera e propria rete di versanti e stradine di montagna (foto Christian Riva)
Il Mortirolo è il vertice non solo di un valico, ma di una vera e propria rete di versanti e stradine di montagna (foto Christian Riva)
Il Mortirolo è il vertice non solo di un valico, ma di una vera e propria rete di versanti e stradine di montagna (foto Christian Riva)

Mortirolo, geografia e sport

Prima di addentrarci allo studio dei cinque versanti più noti, cerchiamo di localizzare meglio questo valico e capire anche perché sia tanto duro.

Il Passo del Mortirolo si trova tra la Valtellina e la Valcamonica, al confine tra le province di Sondrio e Brescia, nel cuore delle Alpi Retiche. La sua posizione lo rende un naturale collegamento fra due vallate storicamente legate da commerci, allevamento e vita d’alpeggio. Molto prima che diventasse una meta per i ciclisti, infatti, queste strade erano percorse da boscaioli, malgari e dagli spalloni, i contrabbandieri che attraversavano i boschi trasportando sulle spalle merci di ogni genere in direzione della Svizzera. Erano percorsi spesso sterrati, utilizzati per raggiungere le malghe e i pascoli estivi, immersi in una natura ancora oggi sorprendentemente integra.

La fama internazionale arrivò nel 1990, quando il Giro d’Italia inserì per la prima volta il Mortirolo nel proprio percorso. Da allora il passo è diventato uno dei giudici più severi della corsa rosa, teatro di imprese memorabili e crisi epiche. E dire Mortirolo è come dire Marco Pantani. Nel 1994 il Pirata lasciò sul posto Miguel Indurain scrivendo una delle pagine più emozionanti della storia del ciclismo e di fatto si fece conoscere al mondo. Oggi una scultura dedicata a Pantani, lungo il versante di Mazzo, ricorda quell’impresa e rappresenta una tappa obbligata per migliaia di appassionati.

Eppure il Mortirolo non si esaurisce nei suoi ricordi sportivi: continua a essere una montagna autentica, dove i boschi, gli alpeggi e il silenzio regalano un’esperienza che va ben oltre la prestazione. Se ci passate durante un giorno feriale d’estate e o d’autunno (bellissimo con i larici gialli) capirete in che razza di posto vi trovate.

Da Mazzo, il versante simbolo

Quando si parla del Mortirolo, il pensiero corre inevitabilmente al versante di Mazzo di Valtellina. E’ la salita più famosa, quella che ha costruito la leggenda del passo e che ogni anno richiama migliaia di ciclisti da tutta Europa. I numeri spiegano bene la sua fama: circa 12,4 chilometri di sviluppo, un dislivello vicino ai 1.300 metri e una pendenza media superiore al 10 per cento, con lunghi tratti che oscillano tra il 12 e il 14 per cento e punte che tante volte toccano il 18 per cento. In particolare c’è un chilometro che è tutto, ma proprio tutto al 18 per cento!

Non esistono veri momenti di recupero. Fin dai primi chilometri (a proposito il suo imbocco da Mazzo coincide il cimitero del paese!), la strada entra nel bosco e comincia a salire con decisione, alternando stretti tornanti a lunghi rettilinei dove il ritmo diventa fondamentale. Il paesaggio cambia lentamente: il castagneto lascia spazio alle conifere, mentre il traffico diminuisce fino a scomparire. A circa metà salita si incontra il monumento dedicato a Marco Pantani, diventato uno dei luoghi simbolo del ciclismo italiano. Gli ultimi chilometri rimangono impegnativi ma regalano oltre a cambi di pendenza al 7-8 per cento, quindi più pedalabili, anche scorci sempre più aperti verso la Valtellina. Arrivare in cima significa entrare, almeno per un giorno, nella storia di questo sport.

Da Monno, il volto camuno

Sul versante opposto si sviluppa la salita di Monno, l’unica che affronta il Mortirolo dalla Valcamonica. E’ meno celebrata rispetto a Mazzo, ma non per questo meno affascinante. Anche se è uno dei versanti più battuti dal Giro d’Italia.

La scalata misura circa 14 chilometri con un dislivello di poco superiore ai 900 metri e una pendenza media vicina al 7 per cento. I numeri, però, raccontano solo una parte della storia, perché il percorso alterna tratti pedalabili ad altri decisamente più impegnativi.

Dopo aver lasciato il borgo di Monno, la strada entra rapidamente nei boschi di abeti e larici. L’ambiente è silenzioso, quasi appartato, e permette di assaporare un Mortirolo genuino. La carreggiata è stretta ma ben asfaltata e segue con naturalezza il profilo della montagna. Salendo di quota si aprono splendidi panorami sulla Valcamonica e sulle cime circostanti, in particolare sui bastioni occidentali dell’Adamello.

Qui la scalata è un po’ diversa. E’ duro il primo tratto, è relativamente più morbido quello centrale, ed è molto irregolare ma con le punte di pendenza maggiori quello finale. Un pregio di questo versante è che a circa 800 metri dallo scollinamento c’è l’Albergo Passo del Mortirolo. Oltre a scorci paesaggistici è ideale per dormire. Silenzioso, fresco, pulito. Qualora decideste di fare un raid da queste parti potrebbe essere la meta ideale per soggiornare. Ve lo diciamo per esperienza diretta.

Da Grosio, il più lungo e regolare

Chi cerca una salita meno brutale ma comunque ricca di fascino può scegliere il versante di Grosio. Si tratta del più lungo tra quelli valtellinesi, con circa 15 chilometri di sviluppo e una pendenza media che si mantiene intorno al 7-8 per cento. La strada sale in maniera progressiva, consentendo di trovare facilmente il proprio ritmo e di godersi il paesaggio. Occhio però a pensare ad un versante facile. Il Mortirolo non è mai facile. Ci sono spesso anche qui segmenti di 600-700 metri al 14-16 per cento.

Il percorso attraversa piccoli nuclei rurali, boschi di conifere e prati che durante l’estate si riempiono di fiori. E in effetti questo è forse il lato che più di altri dà un senso di alta montagna, almeno questa è sempre stata la nostra impressione.

L’assenza di traffico contribuisce a rendere l’esperienza particolarmente piacevole, mentre il panorama diventa via via più ampio sulla media Valtellina. Gli ultimi chilometri conducono sull’altopiano del Mortirolo, dove la vegetazione si dirada lasciando spazio ai pascoli. E’ qui che con piccole deviazioni, se ci si fa caso, si possono raggiungere un paio di malghe ancora attive dove si produce il formaggio. Quello che magari alla sera si può trovare su un bel piattone di polenta!

Tovo Sant’Agata, il Mortirolo nascosto

Tra le strade che conducono al Mortirolo, quella di Tovo Sant’Agata è probabilmente la meno conosciuta dal grande pubblico, ma rappresenta una piacevole sorpresa per chi ama esplorare percorsi alternativi. La salita misura poco più di 13 chilometri e propone una pendenza media attorno all’8 per cento, ma di nuovo non mancano passaggi al 23 per cento.

Di questo versante è bellissimo lo sfondo. Quasi all’improvviso ci si ritrova su un balcone naturale sulla Valtellina. Si pedala su fondo che almeno fino a pochi anni fa era cementato, tra baite piccole e in pieno stile montano fatte di roccia, legno e gerani ai balconcini.

Le rampe più dure si alternano a brevi tratti di respiro, creando un andamento piuttosto vario che rende la salita interessante anche dal punto di vista tecnico. Man mano che si sale compaiono radure e pascoli, mentre il panorama si apre verso le montagne della Valtellina.

La strada si inoltra rapidamente in un fitto bosco, regalando una sensazione di isolamento che accompagna quasi tutta l’ascesa. Come per il versante da Grosio, qui il traffico è praticamente assente. Al massimo potrete incontrare qualche Panda 4×4 o pickup dei pastori locali!

Da Aprica, pedalata selvaggia

Il versante che parte da Aprica e passa per Trivigno è forse il più particolare tra quelli principali del Mortirolo. Più che una salita continua, propone una successione di tratti pedalabili, rampe più impegnative e falsopiani che attraversano uno degli ambienti più suggestivi dell’intero comprensorio. Per questo motivo viene spesso considerata anche la via più accessibile per raggiungere l’altopiano del Mortirolo. E infatti è anche la più lunga: 28 chilometri e una pendenza media del 4 per cento.

Dopo aver lasciato Aprica, la strada conduce verso Trivigno, piccolo balcone naturale affacciato sulla Valtellina. Da qui il paesaggio cambia completamente: i boschi si alternano ad ampi prati, le baite diventano sempre più numerose e il traffico quasi scompare. La salita non presenta mai le pendenze estreme di Mazzo e permette di alzare lo sguardo con maggiore tranquillità, apprezzando le cime che circondano il gruppo del Mortirolo. E’ un itinerario perfetto per chi ama il cicloturismo e desidera vivere la montagna senza l’assillo del cronometro.

Da qui, come per il versante da Monno, per raggiungere il valico vero e proprio si deve svoltare a sinistra (a destra se si viene da Monno) per gli 40-50 metri di scalata.

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