Maurizio Fondriest ha vinto una Milano-Sanremo, è stato campione del mondo su strada e in generale uno dei corridori più amati della sua generazione. E’ nato e vive a Cles, nel cuore della Val di Non, e sulle strade trentine ha costruito una parte importante della sua storia di corridore.
Oggi continua a vivere e pedalare (anche) in questo territorio, ma con una prospettiva diversa. Non più soltanto sull’asfalto, ma anche tra gli sterrati e i sentieri che permettono di guardare le sue Dolomiti di Brenta da un’altra angolazione.
E’ proprio attorno al Brenta che Fondriest, in un’assolata giornata di agosto, ha scelto di affrontare un anello che aveva già percorso qualche anno fa. Lui in sella ad una gravel (la Ardenne del brand che porta il suo nome), la moglie e il cognato in e-bike.


Un anello che non fa sconti
Il menù del giorno prevedeva centoquaranta chilometri e circa 3600 metri di dislivello, un bel concentrato per una sola giornata. «Siamo partiti da Cles, il mio paese» ci ha detto l’ex iridato, quando l’abbiamo contattato per farci raccontare l’esperienza. «All’inizio abbiamo seguito la ciclabile verso Dimaro, un avvicinamento tranquillo, prima di cominciare a guadagnare quota. Volendo c’è anche una variante che permette di salire subito, aggiungendo circa mille metri di dislivello e portando il percorso a scollinare rapidamente dall’altra parte della valle».
Da Dimaro la strada ha poi accompagnato in salita il gruppo verso Madonna di Campiglio, ancora attraverso una lunga forestale immersa nel bosco. Il paesaggio è cambiato progressivamente, fino ad arrivare alle cascate di Vallesinella, uno dei luoghi più conosciuti del gruppo e punto di partenza di molte delle vie che conducono ai rifugi delle Dolomiti di Brenta.


Gravel sì, ma con i rapporti giusti
Da lì la comitiva Fondriest ha perso un po’ di quota prima di tornare a salire verso il lago Valagola. E’ uno dei tratti in cui l’anello mostra il suo lato più selvaggio, il sentiero si fa più impegnativo e in alcuni punti bisogna scendere dalla bici e spingere. Ma per poco ci assicura Maurizio. Fatica che però è ripagata perché si arriva al Bregn de l’Ors, un valico sul crinale che separa la Val Rendena dalle Giudicarie, con una vista che spazia sulle Dolomiti di Brenta e sul gruppo dell’Adamello.
Nonostante sia un percorso da MTB, come abbiamo detto Fondriest ha affrontato il giro con una gravel, e quando gli chiediamo lumi a riguardo non nasconde che alcuni passaggi richiedono una certa tecnica. «Con la gravel è fattibile, ma bisogna avere una buona capacità di guida. Con la mtb naturalmente in discesa vai meglio, ma la maggior parte del tragitto è su forestali, quindi è fattibile anche con la gravel».
Anche lui che ha gamba, comunque, per questo giro ha modificato i rapporti usuali, montando un 50 dietro. «Anche il 46 che ho normalmente come rapporto più leggero sarebbe stato troppo duro in certi tratti, se si vuole pedalare con un po’ di agilità».


Tra forestali e ciclabili, anche con e-mtb
Sua moglie e suo cognato hanno pedalato invece con un’assistita, cosa che ci ha dato modo di approfondire questo aspetto. 140 chilometri con un’e-bike sono molti, e infatti il gruppo si è fermato due volte per ricaricare le batterie. Fondriest ci ha poi fatto presente i vantaggi dell’assistenza, ma anche i rischi quando la si porta su sentieri stretti e tecnici.
«Io ho visto tanti che si sono fatti male. Magari partono col turbo e poi alla partenza vengono scaraventati via». Il consiglio che dà è semplice, ma utilissimo per i neofiti: «Quando ci si ferma, bisogna ricordarsi di togliere la potenza del motore».
Dal Bregn de l’Ors il percorso è sceso verso il passo Daone, affrontando anche un breve tratto asfaltato, prima di riprendere la strada fino a poco prima di Stenico. Poi il viaggio è proseguito verso Molveno. Per un tratto il gruppo ha dovuto seguire la strada principale, che però è poco trafficata, fino a quando è comparso il lago di Molveno. Sulla sua sponda sinistra hanno potuto lasciare nuovamente l’asfalto e seguire lo sterrato fino al paese.
Sempre seguendo la ciclabile hanno raggiunto Andalo prima di infilarsi in un altro sentiero che li ha riportati verso la Val di Non. Il percorso si è fatto più dolce, accompagnandoli fino a Terres e poi nuovamente verso Cles, dove l’anello si è chiuso.


Alla riscoperta di casa
Centquaranta chilometri e circa 3.600 metri di dislivello raccontano comunque un giro impegnativo, facciamo presente. «E’ tosta», ammette Fondriest. Per questo, se si decide di distribuirlo su due giorni, Madonna di Campiglio può essere una buona sosta, dopo circa 60 chilometri e 2.000 metri di dislivello.
Un’altra possibilità è Pinzolo, oppure si può trasformare il viaggio in tre tappe, fermandosi a dormire a Madonna di Campiglio e poi a Molveno. Scopriamo che esistono anche diverse varianti, compresa quella che da Tione porta verso il lago di Garda, tutte indicate nel sito Dolomiti di Brenta Bike.
Per Fondriest la bellezza di questo anello sta anche nel modo diverso di attraversare un territorio che conosce da sempre. Le strade di quelle valli sono state per anni il suo terreno di allenamento quando il ciclismo era il suo lavoro. Oggi ci sono gli sterrati, la lentezza dei sentieri, le soste e il tempo per guardarsi intorno. In fin dei conti è quello che fa il gravel, regalare un modo diverso di vivere anche il territorio di casa nostra.







