Umbria Alta Valle del Tevere, fiumeUmbria Alta Valle del Tevere, fiume

| 30 Maggio 2026

Umbria? No, Repubblica di Cospaia… Una pedalata nell’Alto Tevere

CITTA’ DI CASTELLO (PG) – Un press tour organizzato dalla Regione Umbria ci ha portato prima a Perugia e poi lungo la Ciclovia del Tevere, alla scoperta di alcuni dei luoghi più significativi della Valtiberina umbra.

La prima giornata si è svolta nel capoluogo regionale, dove abbiamo seguito il forum “Il futuro del cicloturismo è lento”, occasione di confronto sul ruolo crescente della bicicletta nel turismo contemporaneo. Da lì il passo verso la scoperta della città è stato naturale: dai palazzi medievali di Corso Vannucci all’Arco Etrusco, dal Cassero di Porta Sant’Angelo all’adiacente Chiesa di San Michele Arcangelo.

Umbria Alta Valle del Tevere
A Città di Castello uno dei tanti ingressi della Ciclovia del Fiume Tevere, parte della rete Bicitalia
Umbria Alta Valle del Tevere
A Città di Castello uno dei tanti ingressi della Ciclovia del Fiume Tevere, parte della rete Bicitalia

L’atelier e il Trasimeno

Tra le visite più interessanti c’è stata quella al Museo Atelier “Giuditta Brozzetti”: all’interno di una chiesa sconsacrata ancora oggi vengono realizzati a mano i celebri tessuti perugini. Marta Cucchia, che gestisce l’attività insieme alle ragazze francesi Sophie e Aurélie, ci ha accompagnati tra antichi telai e disegni tramandati nei secoli.

«Non la ritengo arte – ci ha spiegato – ma è comunque un artigianato identitario. Per dargli continuità andrebbe fatta una campagna a monte per cambiare la tassazione e istruire i giovani, facendo passare l’artigianato sotto l’ombrello della cultura più che sotto quello della produzione».

Sophie lavora ancora al telaio tradizionale e racconta come per completare alcuni tessuti possano servire anche dodici giorni di lavoro. Aurélie ci mostra invece i motivi decorativi delle celebri tovaglie perugine, ricordando come fossero veri e propri simboli di prestigio nelle famiglie nobili del Medioevo: «Esse compaiono in molte rappresentazioni dell’Ultima Cena, compresa quella di Leonardo», dice.

La serata si conclude a Panicale, un borgo che è un balcone naturale affacciato sul Trasimeno. A vedere il tramonto sul lago seguiamo con lo sguardo tutto il perimetro che percorre la Ciclovia del Trasimeno di cui abbiamo già raccontato su queste pagine. Tra il Teatro Cesare Caporali (tra i più piccoli d’Italia), il Martirio di San Sebastiano, affrescato nel 1505 dal Perugino nell’omonima chiesa, ed il Museo del Tulle, gli occhi sono stati riempiti a sufficienza, in attesa di essere anche noi parte di questo affresco che è l’Umbria, protagonisti nella pedalata dell’indomani.

Una lembo di terra anarchica

Di buon mattino siamo infatti nella campagna nei pressi di San Giustino, dove ci attendono le e-bike messe a disposizione da Bosch. E’ proprio mentre il gruppo prova i caschi e prende confidenza con i mezzi che la nostra guida, Stefania Dindelli, ci racconta la curiosa storia della Repubblica di Cospaia…

«Tutto nacque intorno al 1441, quando, per mancanza di comunicazione tra i cartografi del Granducato di Toscana e quelli dello Stato Pontificio, furono individuati due diversi corsi d’acqua a ridisegnare i confini di questi due stati». 

In pratica un lembo di terra di appena 330 ettari tra i due fiumi rimase escluso, divenendo una terra di nessuno. Anzi, la Repubblica di Cospaia, appunto, esistita addirittura fino al 1826. «Era una repubblica anarchica – racconta la guida – non c’era un capo, non c’erano leggi scritte, non esistevano monete. Le decisioni venivano prese dai capifamiglia riuniti in assemblea. L’unica legge era “Perpetua et firma libertas”, la libertà per sempre». 

C’erano vantaggi più o meno leciti… «C’era da fare un omicidio? Si portava la vittima a Cospaia ed il gioco era fatto». Non è un caso che proprio qui, grazie all’assenza di divieti, venne realizzata una delle prime coltivazioni europee della pianta di tabacco arrivata dalle Americhe. 

Si pedala lungo il Tevere

Finalmente saliamo in sella e dopo aver superato i resti della villa di Plinio il Giovane, raggiungiamo il Castello Bufalini, elegante residenza rinascimentale posta al centro di San Giustino, circondata da uno dei giardini storici più affascinanti della regione. «Il giardino ospita un labirinto che viene aperto una volta al mese e conserva piante originarie del Seicento – racconta la guida Lucia Bertoglio –. Pensate che due dei cipressi presenti furono piantati il 4 novembre del 1694. Abbiamo dei documenti che lo testimoniano».

L’asfalto cede presto il posto agli sterrati della Ciclovia del Tevere. Il percorso segue il fiume tra prati, campi coltivati e boschetti ripariali, regalando una pedalata rilassante e accessibile, priva di dislivelli, come ci conferma Antonello Donati, una delle cicloguide del Team Bikeland di Città di Castello. «Questo della Ciclovia è uno degli itinerari più facili dell’Alta Valle del Tevere. Il tratto tra Città di Castello e San Giustino è lungo circa 15 chilometri, completamente pianeggiante e percorribile con qualsiasi tipo di bicicletta».

Ma, per chi desidera qualcosa di più impegnativo, le opportunità non mancano. «Qui intorno – continua Donati – ci sono tantissime possibilità sia su asfalto che su ghiaia. Penso a Monte Santa Maria Tiberina, al Passo di Bocca Serriola o a Bocca Trabaria, che collega l’Umbria alle Marche». 

Conclusione al Museo Burri

La nostra pedalata procede lungo le sponde del Tevere, ora sulla destra, ora sulla sinistra. In alcuni punti lo sterrato è un biliardo ed in altri (foto in apertura) degrada verso le sponde lambite dall’acqua che raggiungerà Roma.

Raggiungiamo Città di Castello giusto in tempo per un pranzo alla Trattoria Lea, accanto al Palazzo del Podestà, dove assaggiamo il tartufo “scorzone” (nero estivo) grattugiato davanti a noi su un piatto di fettuccine. La ripartenza ci conduce di nuovo lungo il Tevere ma per pochi chilometri. La nostra ciclopasseggiata si conclude infatti presso i grandi capannoni degli Ex Seccatoi del Tabacco che ospitano il Museo Burri. Alberto Burri, nato a Città di Castello nel 1915, è considerato uno dei maggiori artisti italiani del Novecento, dato che rivoluzionò il linguaggio artistico utilizzando materiali inconsueti come sacchi di juta, plastiche, ferri e legni combusti.

L’oro dell’Umbria

Lasciate le bici, l’ultima tappa del viaggio ci porta a Montone, un grazioso borgo arroccato in posizione dominante sulla Valtiberina. Qui, presso Tipico Osteria dei Sensi incontriamo il titolare Paolo Morbidoni (anche presidente della Strada dell’Olio DOP Umbria che organizza l’importante manifestazione Frantoi Aperti). Subito ci trasmette la sua passione per l’oro giallo con una degustazione di oli.

«La tecnologia ha fatto passi da gigante – spiega – e le vecchie macine non consentivano di raggiungere la qualità attuale. Le note aromatiche dell’olio sono delicatissime. Per fare un olio cattivo bisogna impegnarsi, per produrne uno eccellente bisogna impegnarsi ancora di più».

Tra assaggi e racconti emerge il ruolo fondamentale che i monaci ebbero nella diffusione delle varietà olivicole umbre. Ma c’è anche spazio per un’idea innovativa: la Carta degli Oli Interattiva «Si tratta di brevi video di un minuto che permettono di far conoscere i produttori di olio dell’Osteria direttamente al consumatore finale».

Un altro tramonto cala sulla piccola regione verde “cuore d’Italia”: ieri sulle azzurre acque del Trasimeno, oggi dietro le colline oltre il Tevere. Se il futuro del turismo è davvero lento, da queste parti la bicicletta riesce a farvelo vedere in anteprima con questi colori. Proprio davanti ai vostri occhi.

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