In occasione dell’ultimo Giro d’Italia, il Ferretti Kuursal di Cattolica ha ospitato nelle sue stanze il UAE Team Emirates, la squadra numero uno al mondo del ciclismo professionistico. Si ha un bel dire che non c’era il campione del mondo Pogacar, ma la sua squadra è sempre un riferimento assoluto fra gli appassionati delle due ruote e la permanenza dei suoi corridori ha portato un fiume di tifosi ad assembrarsi intorno alla struttura romagnola.
Ospitare una squadra professionistica in un Grande Giro comporta un lavoro lunghissimo, che dura praticamente tutto l’anno, partendo molto prima che il tracciato della corsa venga ufficializzato. A bocce ferme (che poi non è mai così conoscendo l’iperattività di Kelly Gerla), la responsabile del Kursaal racconta che cosa ha significato dedicare parte della propria struttura al team emiratino.


Clienti fidelizzati da quattro anni
«Sono già quattro edizioni del Giro d’Italia che ospitiamo il team e l’impegno è notevole, perché stiamo parlando di Cattolica che ha una logistica particolare per quanto riguarda le strade, i parcheggi, le soste e nel nostro caso è un punto nodale. Il Kursaal è in pieno centro città, dove non ci sono spazi sul lungomare per parcheggiare. Le auto possono sostare davanti agli alberghi 5 minuti proprio per carico e scarico delle valigie dei clienti. Quindi ospitare un team significa accogliere mezzi grandi, ingombranti, che necessitano spazio e organizzare il tutto è complicato».
Come si agisce?
Una volta che la conferma del passaggio del Giro in città o zone limitrofe l’ho ottenuta, comincio a chiedere in Comune se ci danno gli spazi: bisogna fare una richiesta, inoltrarla al sindaco, ai vari assessorati, questa richiesta deve andare in Giunta, deve passare una delibera, quindi la trafila è piuttosto lunga. L’amministrazione è disponibile, ma davanti al Kursaal c’è una zona di sosta molto piccola, delimitata da pali di ferro. Quindi, una volta che il Comune dà il permesso, il giorno prima devono venire gli incaricati a smontarli per permettere al camion della UAE – enorme – di posizionarsi. In più andiamo ad occupare anche due vie vicino al Kursaal, perché i mezzi di un Giro d’Italia sono tanti, ammiraglie, furgoncini…


Di quanta gente parliamo nel computo di una squadra professionistica per un Grande Giro?
Togliendo i corridori, sono circa una trentina di persone, tra meccanici, massaggiatori, direttori sportivi, fotografo, nutrizionisti, addetto alla comunicazione. Poi ci sono i corridori, tutto ciò significa che occupano una parte importante della struttura, che però, non va dimenticato, resta aperta per tutta la normale clientela.
Un aspetto molto importante è anche quello legato alla privacy, a come accogliere i corridori e proteggerli…
Fino a che non viene ufficializzata anche dall’UCI la destinazione logistica del team, c’è il massimo riserbo. Appena arrivano i mezzi dove c’è scritto il nome del team, davanti al Kursaal c’è una folla di gente che non finisce più, foto a destra e a manca e tutti a chiedere. Mettiamo una persona all’ingresso che ferma tutti quelli che si vogliono infilare e chiedere gli autografi per mantenere all’interno della struttura l’accesso solo a chi è autorizzato.


Questa è una cosa che vi rende il compito più difficile, considerando anche la clientela normale in quei giorni…
Quest’anno è stata particolarmente impegnativa perché in concomitanza abbiamo avuto il 16 di maggio la squadra della UAE che aveva l’arrivo di tappa a Fermo e il giorno dopo la partenza da Cesena, ma avevamo anche l’arrivo di tutti i ciclisti che avevano prenotato per la Granfondo degli Squali la domenica mattina, quindi abbiamo avuto un vortice di persone enorme. Ma abbiamo gestito tutto molto bene perché i miei collaboratori mi seguono e sono diventati bravi a gestire queste situazioni.
Per il vitto come eravate strutturati?
Nella sala da pranzo c’era una zona tutta riservata a loro, la sala era divisa in due. All’interno della parte riservata al team c’era una zona specifica dove mangiavano i corridori, che avevano uno chef dedicato e un sous chef.


Quindi avevate parte della cucina dedicata a loro?
Non proprio. Lo chef Michele e il suo aiutante cucinavano essenzialmente quasi tutto nel loro van dove hanno un’attrezzatissima cucina: c’è il forno, la lavastoviglie, c’è tutto, è meravigliosa. Ma alcune cose venivano fornite da noi, tipo la verdura fresca, la frutta fresca, eccetera. C’è il contatto diretto tra lo chef del team, che prepara un menu specifico per loro sulla base delle indicazioni personalizzate del nutrizionista, e il nostro che gli ha fatto trovare tutto il necessario. Questo per i corridori, perché lo staff si affida invece alla nostra cucina. Quindi abbiamo una doppia cucina, anche tripla in quei giorni.
Nella gestione della squadra, vi chiedono qualcosa di particolare?
La gestione delle camere dei corridori è molto specifica. Il massaggiatore arriva da noi con una lista dove già sono stabilite le stanze del team e gli accoppiamenti fra i corridori. Noi dobbiamo far trovare le stanze pronte ma, cosa importante, rigorosamente senza lenzuola e cuscini. Questo perché i corridori si portano il loro materasso che viene sistemato sul nostro, dopodiché si procede a fare il letto. Poi vogliono tantissimo ghiaccio, perché quando arrivano dalla tappa molti fanno il bagno nel ghiaccio, hanno la loro piscinetta (io la chiamo così).


Tante cose quindi da tenere a mente…
Assolutamente, ma non è tutto, perché bisogna pensare anche alle sistemazioni dei mezzi non solo dal punto di vista del parcheggio. Serve l’attacco dell’acqua per i loro mezzi, l’attacco della corrente, a volte due e due, perché devono tenere la lavatrice accesa, lavare le divise sporche dei corridori, asciugarle, poi devono avere attaccati i frigoriferi, quindi hanno bisogno di tanta corrente e di tanta acqua, perché quando arrivano i corridori devono anche lavare le biciclette con la pompa ad aria compressa… Come si affronta tutto ciò? Con l’esperienza.
Quanto contano i contatti diretti?
Sono fondamentali. Essendo nel ciclismo da tanti anni, ho maturato rapporti di amicizia con molti di questi ragazzi, di questo personale. Magari passa da un team all’altro, ma rimane all’interno del circuito. Spesso cercano me, sanno che qui stanno tranquilli, che è è tutto pronto. L’ impegno è tanto ma viene ripagato dalla soddisfazione dei componenti del team che si affidano ciecamente alla nostra esperienza e professionalità tornando al Kursaal senza timore di essere delusi.







